Il presidente dell’Agenzia italiana del farmaco commenta anche il caso Piemonte e la scelta di sospendere i lotti: «Non c’è correlazione con i decessi, cautela con le decisioni»

Nessun nesso causale. Il presidente di Aifa, il professor Giorgio Palù, parla del caso AstraZeneca ribadendo quanto non ci sia al momento alcuna evidenza scientifica che faccia pensare a una responsabilità del vaccino di Oxford sui problemi di salute e decessi registrati negli ultimi giorni. «C’è molta emotività sui vaccini» ha detto il virologo, ospite del programma di Lucia Annunziata, Mezz’ora in più, su Rai3. «Successe anche con quello antinfluenzale. La correlazione di tempo esiste senza dubbio ma non quella causale. Bisogna attendere l’esito degli esami autoptici» ha continuato Palù, ricordando il carattere esclusivamente preventivo delle decisione di alcuni Stati di bloccare i lotti del farmaco anti-Covid.

«Embolie? Numeri bel al di sotto dell’incidenza pericolosa»

«La somministrazione di un vaccino del genere può comportare una risposta infiammatoria, ma la sorveglianza è tale che si può escludere una correlazione», ha aggiunto Palù, ricordando l’attesa del comunicato di Ema che tra 7 giorni si pronuncerà sulle reazioni avverse. «Possiamo già dire che nessuna è grave su decine di migliaia di vaccinazioni effettuate», ha detto il presidente di Aifa commentando anche il caso del Piemonte, dove è stata sospesa la somministrazione del farmaco dopo la morte di un insegnante.

«Non c’è nessun rischio con Astrazeneca – ha insistito – né alcuna correlazione sinora dimostrata tra la somministrazione del vaccino e le morti che si sono verificate. Per questo, prima di prendere certe decisioni, bisogna essere molto cauti». Il presidente si è poi riferito al caso di Napoli – «Si trattava di un infarto intestinale» – e a quello della Sicilia – «è ancora in atto l’autopsia» – ribadendo come la cautela nelle conclusioni sia in questo momento il servizio più onesto che esperti e stampa possano fare alla popolazione.

Sulla questione delle embolie lo scienziato sembra avere pochi dubbi. «Sia dagli studi validativi e sia dalle milioni di dosi che sono state somministrate nel Regno Unito, un laboratorio aperto, non si sono verificati incidenti tromboembolici o mortali correlati», dice. Secondo quanto riportato da Palù i casi di tromboembolia sono stati 250 su 11 milioni: «Siamo ben al di sotto dell’incidenza di questi fenomeni nella popolazione normale, soprattutto negli anziani, 1 su 1.000».

Cure in casa «arma fondamentale insieme ai vaccini»

«Il lockdown è dovuto ai cambiamenti che sono dettati dalla curva epidemica, quando i casi aumentano e si rischia di saturare il sistema sanitario con i ricoveri ospedalieri, si impone sistematicamente la necessità». Così Giorgio Palù commenta anche le ultime decisioni restrittive prese dal governo per arginare la terza ondata di contagi Covid, ritenendole a questo punto inevitabili. Uno dei nodi principali da risolvere e far funzionare per il presidente Aifa è quello delle cure in casa. «Svolgere quei pochi esami per utilizzare il cortisone e l’eparina a basso peso molecolare, questo ci aiuterebbe a evitare saturazione degli ospedali» ha spiegato Palù, definendo centrale il ruolo del medico di base e dei controlli domiciliari.

«Sono intervenute delle varianti ma è un normale adattamento del virus, i vaccini sono in grado di coprirle, anche il Johnson&Johnson», ha continuato, riprendendo però l’importante questione degli anticorpi monoclonali. «Dobbiamo puntare sulle cure domiciliari anche con uso di anticorpi monoclonali nelle prime 72 ore dall’esordio dei sintomi. Il punto è che ancora non li abbiamo a disposizione. Per questo il vaccino resta l’arma di prevenzione».

«Fornire presto ai medici di base linee guida precise e sicure»

Mentre il nuovo piano vaccinale del governo Draghi sta per essere attuato con l’obiettivo di un’immunizzazione di gregge entro settembre, il ruolo della medicina territoriale rimane per Aifa uno degli snodi fondamentali per la buona riuscita. «Bisogna concentrarsi su ciò che è andato storto, provvedere a precise linee guida da fornire ai medici di famiglia su farmaci ed esami, al fine di intervenire sull’infiammazione in tempi rapidi e in ambiente domestico». Lo stop alla diffusione del virus nell’organismo sarebbe uno dei risultati più immediati di un’efficace cura in casa, insieme all’alleggerimento della pressione ospedaliera. «Le cure domiciliari impedirebbero la saturazione dei posti letto in ospedale per cui, ahimè, al momento ci troviamo costretti a imporre zone rosse», ha concluso Palù.

 

Fonte: OpenOnline

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