Niente feste. Niente balli. Nessuno svago in Romagna in questi giorni. E non solo per le norme anti-Covid.

È morto colui che incarnava l’allegria, la voglia di cantare e ballare, la spensieratezza del popolo romagnolo: “il re del liscio” Raoul Casadei.

Lo chiamavano così perché aveva conquistato il suo successo suonando nelle balere della Romagna fin da ragazzo, con la chitarra che gli aveva regalato lo zio Secondo a 16 anni. Lo stesso zio decise di rinominare l’orchestra da lui fondata anche con il nome del promettente nipote, che in seguito la ereditò.

Negli anni ’60 diffuse la musica da ballo romagnola in tutta l’Italia eseguendo più di 365 concerti all’anno (oltre alla sera, si suonava anche il pomeriggio). Nel 1971, dopo la morte di Secondo, Raoul, che aveva in mano la conduzione dell’orchestra, portò il ballo liscio in tutto il mondo.

Fu la colonna sonora dell’Italia della Ricostruzione, di quella del boom economico, e trionfò anche nel Belpaese inquieto e ribelle degli anni Settanta.

Quando Guccini annunciava che “Dio era morto”, Vecchioni andava fino a Samarcanda per incontrare la morte, quando Venditti “bomba o non bomba” arrivava a Roma e Dalla cantava “siamo gatti neri, siamo pessimisti, siamo i cattivi pensieri, e non abbiamo da mangiare”, fra il Generale De Gregori e “Il gatto e la volpe” di Bennato, Casadei andava col liscio, tra spiagge romagnole, casolari, vendemmie, sole, sangiovese e amori.

Nato prima della guerra, cresciuto nell’era pre-televisiva, Casadei fece ballare l’Italia del miracolo industriale al ritmo delle musiche dell’Italia contadina.

Dalle balere romagnole, dalla piadina e il sangiovese, all’Italia e al mondo. La musica popolare gli deve molto.

Intere generazioni hanno ballato e continuano a divertirsi con la sua musica. Pensando a lui, vengono in mente i versi di questa canzone che tutti conoscono:

‘Sento la nostalgia d’un passato
Dove la mamma mia ho lasciato
Non ti potrò scordar casetta mia
In questa notte stellata
La mia serenata io canto per te.

Romagna mia, Romagna in fiore
Tu sei la stella, tu sei l’amore,
quando ti penso, vorrei tornare
dalla mia bella al casolare…”

Ballare fino all’alba, con i corpi ravvicinati a suon di musica, divertirsi, fra un bicchiere di vino e qualche sguardo malandrino…ma il coronavirus non vuole.

Il Covid ha portato via l’allegria di Raoul Casadei a 83 anni…e forse anche la nostra.

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