“I colori tipicamente aranciati e caldi dei tramonti terrestri” e “quelli cartadazuccherognoli e freddi su Marte” – così, poeticamente, alcuni scienziati hanno voluto definire il confronto tra le due fasi finali di giornata. E non ci crederebbe nessuno, se gli si dicesse che lì il tramonto è davvero blu. Per non parlare del sole poi, il 70% più piccolo. Insomma, stesso Sistema Solare, ma, come si suol dire, “due mondi diversi”!

Se cercate spiegazioni sul web o le chiedete a qualche vostro espertissimo amico tuttologo, la prima risposta, che poi apparirebbe a primo impatto la più ovvia, sarebbe: “Succede per via dell’atmosfera”. Eppure, e qui vi dobbiamo deludere, non è così! O almeno, non proprio. La causa è da ricercarsi in ciò che è all’interno dell’atmosfera, ma di cui, per composizione fisica, non ne fa parte; non si tratta infatti di gas differenti tra Terra e Pianeta Rosso, ma è questione di polveri.

Ma per spiegare bene ed evitare di cadere in banali errori da inesperti, vogliamo ripescare dal web la spiegazione dei due scienziati nominati in precedenza:

Ci sono due processi fisici di diffusione (in gergo “scattering”) possibili in un’atmosfera: lo scattering di Rayleigh e lo scattering di Mie. Il primo avviene quando un fotone incontra una particella molto più piccola della sua lunghezza d’onda, come una molecola di gas, e più è corta la lunghezza d’onda del fotone (cioè più è “blu”), più questo viene deviato. È ciò che rende il cielo diurno azzurro qui sulla Terra, che ha molto più gas di Marte! Quando il sole è basso sull’orizzonte la luce attraversa uno spessore d’aria molto più grande, e quindi i fotoni “blu” si perdono e rimangono solo quelli “rossi” abbastanza indisturbati: ecco perché vediamo i tramonti rossi. Lo scattering di Mie, invece, avviene quando le particelle che diffondono la luce hanno dimensioni comparabili o superiori alla lunghezza d’onda dei fotoni, come le polveri. Per questo domina su Marte, che ha un’atmosfera poco densa ma molto polverosa. Lo scattering di Mie diffonde la luce rossa ad angoli mediamente maggiori rispetto alla luce blu: durante il tramonto, quando la luce incontra più particelle di polvere e dunque c’è più scattering, il blu dunque rimane più vicino al disco solare mentre il rosso si proietta maggiormente in altre regioni del cielo. Questo provoca l’alone azzurrognolo attorno al sole marziano.

E prima, per sottolineare ulteriori differenze tra i due tramonti, abbiamo sottolineato anche la differenza di grandezza-percepita del sole; tenteremo di essere più precisi, sempre citando gli esperti: i marziani vedono il Sole grande tra il 60% e il 72% rispetto a come lo vediamo noi. Ma, ricollegandoci al discorso delle polveri: proprio a causa di esse la luce viene diffusa di più che sulla Terra, e ciò genera un lungo periodo di crepuscolo.

Credits to: https://www.facebook.com/NextSolarStorm/?ref=page_internal

 

By Simone Chiani

Nato nel 1997. Viterbo. Diplomato al Liceo Psicopedagogico e laureato in Lettere Moderne. Autore dei libri Evasione (Settecittà, 2018) e Impronte (Ensemble, 2020).

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