La Cassazione ha decretato che il Pibe de Oro ha diritto al condono. Ferlaino: “È stata una cattiveria non so di chi, o forse invidia”

Il lungo braccio di ferro tra Diego Armando Maradona e il fisco italiano è finalmente terminato. La Suprema Corte, con un verdetto pubblicato oggi e discusso in udienza a porte chiuse lo scorso 20 ottobre, ha infatti decretato la vittoria post mortem in Cassazione per l’argentino, scomparso lo scorso 25 novembre. Secondo la sentenza, il Pibe de Oro ha diritto al condono concesso al Napoli Calcio e convalidato dalla Commissione tributaria centrale di Napoli nel 2013. Grazie a questa decisione degli ‘ermellini’ si potrà dunque chiudere la gran parte del contenzioso fiscale di Maradona, valore stimato di circa 40mln di euro, e adesso la Commissione regionale della Campania dovrà valutare, nell’interesse degli eredi, se ci sono pendenze non condonabili.

Maradona, i motivi della lite con il fisco italiano

Per quanto riguarda i motivi della diatriba legale tra le parti, il fisco ha sostenuto che il Napoli Calcio aveva pagato per diversi anni compensi al nero a Maradona, Careca e Alemao, per svariati miliardi di lire, e gli importi sottratti all’erario erano stati contestati con sei avvisi di accertamento emessi a carico del Pibe de Oro, e altri sei per gli altri due calciatori brasiliani: quattro per Careca e due per Alemao. Secondo l’Agenzia delle Entrate, “il Napoli Calcio aveva pagato ‘in nero’ parte dei compensi dei tre giocatori, utilizzando fittiziamente alcune società estere, che si occupavano della gestione dei diritti pubblicitari degli atleti; poichè la società di calcio aveva acquistato una cospicua percentuale di tali diritti, ma nel corso degli anni non aveva mai ricevuto alcuna somma dalle società che si occupavano di diritti pubbilcitari, l’Agenzia aveva ritenuto che l’acquisto dei diritti, in realtà, celasse, dei pagamenti in nero di parte dei compensi per le prestazioni dei calciatori”. Tutti quanti provvedevano a impugnare le cartelle fiscali, eccetto Maradona al quale rocambolescamente il fisco italiano riuscì a recapitare tre avvisi di mora nel 1993 tramite il Consolato di Siviglia, nel 1998 presso l’aeroporto di Milano Malpensa e l’ultimo nel 2001. Questo fu l’unico avviso contestato dai legali del Diez. Dopo alterne vicende, alla fine, nel 2004 il Napoli Calcio fallisce e la curatela della società – nonostante i giudici tributari nel 1994 avessero fatto marcia indietro ritenendo non provato l’accordo trilaterale tra calciatori, società straniere e il Napoli – decide di chiudere tutta la partita e voltare pagina e aderisce al condono fiscale pagando il 10% delle somme contestate. Anche Maradona chiede in seguito di aderire al condono concesso al Napoli, ma nel 2014 la sua richiesta viene respinta data la lunga ‘latitanza’ davanti al fisco, si estinguono invece le pendenze di Alemao e Careca che avevano presentato dichiarazioni dei redditi integrative. Adesso invece gli ‘ermellini’ hanno stabilito che “la definizione agevolata cui ha aderito la società Calcio Napoli può allora estendersi al calciatore Maradona” per effetto della “solidarietà passiva”. “Se si negasse a Maradona la possibilità di intervenire nel giudizio dinanzi alla Commissione tributaria centrale, per poter beneficiare del condono cui ha aderito la società, vi sarebbe una palese assenza di tutela ‘effettiva’ del contribuente, che non avrebbe altra possibilità di far valere le proprie ragioni in altra sede, con il verificarsi di una vera e propria ‘denegata ingiustizia’”. Ora tutto il fascicolo torna nelle mani della Commissione regionale della Campania che dovrà verificare “una volta esteso il condono” anche a Maradona “la sua posizione tributaria per il debito residuo nei confronti dell’Agenzia delle Entrate”. Calcolando che il primo avviso risale al 1985, sono quasi 40 anni che Maradona continua a dribblare tasse e cartelle.

La gioia del presidente Ferlaino

“È stata una cattiveria non so di chi, o forse invidia continuare negli anni con questa storia del fisco contro Maradona, visto che sia Careca che Alemao sono stati assolti tempo fa”. Queste le parole dell’ex presidente del Napoli Corrado Ferlaino, che continua: “Maradona non ha potuto firmare quelle carte perché non era in buone condizioni di salute ed era lontano dall’Italia. È una notizia che può apparire inutile, vista la scomparsa recente di Diego, ma che mi rende felice. Si fa giustizia e si ristabilisce così una situazione che ha fatto molto soffrire Maradona”.

Renica: “Chi ha parlato male di Maradona ora si dovrebbe tappare la bocca”

Sulla vicenda è intervenuto anche l’ex compagno Alessandro Renica che, salvo il primo anno, ha giocato con Maradona per tutta la sua avventura partenopea: dal 1985 al 1991. “Stare ancora dietro dopo 30 anni a queste domande di Maradona legate al fisco non se ne poteva più. Onestamente visto il disinteresse di Diego per il denaro, per tutti noi era innocente a prescindere. Non lo abbiamo mai considerato colpevole. Al massimo avrebbe potuto essere ingenuo, ma chi lo ha conosciuto sa bene che persona onesta era Diego, mai attaccato al denaro. Almeno adesso si tapperanno la bocca le persone cattive che approfittano e hanno approfittato negli anni per parlare male di persone per bene come Maradona”.

 

Fonte: Corriere dello sport

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