Un anno dopo sembra di essere tornati alla casella di partenza con lo spettro di un nuovo lockdown generalizzato. Ma ci sono delle differenze

Marzo 2020-marzo 2021: come in un gioco dell’oca, nella partita con il Covid sembra di essere tornati alla casella di partenza. Il 9 marzo 2020, nel giro di una notte, l’Italia intera, sorpresa e impaurita da quel che stava accadendo in Lombardia e Veneto, precipitò in un lockdown generalizzato e stringente. Dodici mesi, due ondate epidemiche e 100mila decessi dopo, con un indice Rt risalito oltre 1 dopo sette settimane, la Lombardia ha deciso di passare all’arancione rafforzato, mentre da lunedì 8 Veneto e Friuli-Venezia Giulia sono scivolate dal giallo all’arancione, Campania e Romagna sono diventate rosse, e si profilano nuove misure più stringenti che scatterebbero automaticamente al superamento dei 250 casi ogni 100mila abitanti.

Secondo l’Iss, l’epidemia accelera, e peggiorerà, con un’incidenza nazionale che sfiora i 200 casi ogni 100mila abitanti. E poi ci sono le varianti (all’inizio dell’infezione nessuno le aveva preconizzate, perché gli scienziati dicevano che il virus mutava poco), soprattutto quella inglese che contagiando, anche se in modo perlopiù asintomatico e lieve, soprattutto gli adolescenti, con il rischio che trasferiscano poi l’infezione nelle famiglie, ha portato alla chiusura delle scuole in alcune regioni. A differenza del marzo 2020, però, oggi sono disponibili i vaccini, anche se la campagna procede a rilento.

Ma in questi giorni governo, Regioni e commissario straordinario all’emergenza Covid sono impegnati nella stesura di un nuovo piano vaccinale, basato sulla volontà di accelerare con le somministrazioni, specie da aprile, quando dovrebbero arrivare ingenti dosi di vaccino. Nell’attesa, che scenario ci attende? Torneremo a un lockdown generalizzato? Giusto adottare misure più drastiche come lockdown nel weekend con nuove restrizioni come a Natale, zona gialla rafforzata e zona rossa locale con misure, divieti e regole più severe? Ne abbiamo parlato con Paolo Bonanni, docente di Igiene generale e applicata all’Università di Firenze e fra i massimi ricercatori nel campo dell’epidemiologia, della prevenzione delle malattie infettive e delle malattie invasive batteriche.

Siamo tornati alla casella di partenza, un lockdown esattamente come un anno fa? Avremo presto un’Italia tutta rossa?

Penso di no, non mi sembra ci sia l’intenzione di fare un lockdown generalizzato.

Chiudere le scuole, chiudere i negozi, anticipare il coprifuoco, evitare il più possibile gli spostamenti: arriveremo a questo?

Con i numeri che vediamo, può essere che si arrivi a questo. Siamo di nuovo in una fase di crescita abbastanza esponenziale. Con l’affermarsi di queste varianti più contagiose – soprattutto quella inglese, che è diventata prevalente – abbiamo bisogno di nuove restrizioni pesanti, come è già capitato a ottobre-novembre. L’andamento epidemiologico non è favorevole.

Ci sono differenze rispetto a marzo 2020?

L’anno scorso ci fu una disposizione nazionale che chiudeva tutto e tutti, oggi si procede a macchia di leopardo in base a parametri che non sono più quelli del marzo 2020. È una situazione diversa.

L’indice Rt è salito oltre 1 dopo sette settimane e secondo l’Iss l’epidemia sta accelerando e peggiorerà. È la terza ondata? Avremo un picco a fine marzo e poi, come l’anno scorso, una discesa dei contagi?

Dipende dalle misure che saranno adottate: anche se differenziate, credo che avremo questo scenario. Ma faccio fatica a dire se la seconda ondata sia mai veramente finita, perché abbiamo avuto un certo numero di settimane in cui i contagi sono stati abbastanza alti, non siamo mai scesi ai livelli dello scorso giugno-luglio. Chiudendo tutto e dappertutto, l’effetto di quel lockdown generalizzato si era visto molto bene, con la certezza di un picco e poi di una discesa.

Oggi?

È più difficile fare previsioni in merito all’impatto delle misure sull’andamento della curva epidemica, perché le chiusure sono differenziate e tra zone rosse, arancioni scuro e arancioni la situazione è più composita. Poi, che ci possa essere un picco con successiva discesa sta nella natura di tutte le epidemie. Quando avremo il picco e quando la discesa, e di che tipo, cioè se rapida o lenta, dipenderà da come ci comporteremo noi e dalle restrizioni che metteremo in campo.

A ottobre l’arma vincente per contenere la diffusione del coronavirus è stata la mascherina: oggi le varianti del Covid costringono a scelte più drastiche? Le misure tradizionali non bastano più?

Non saprei immaginarmi delle misure più drastiche, perché non ne abbiamo altre. Non ci si schioda da distanziamento, mascherina e igiene delle mani. L’unica misura drastica che potrebbe risolvere la questione è vaccinare tutti, ma il problema è quante persone vacciniamo e quanto velocemente. Se il 50% della popolazione fosse vaccinato, la terza ondata non ci sarebbe di certo.

Il governo Draghi segue la stessa linea del governo Conte o vede degli elementi di discontinuità?

Difficile rispondere. È in carica da un lasso di tempo modesto ed è impossibile dire se ha un approccio diverso o simile. Una discontinuità però c’è: ha cambiato il commissario straordinario per l’emergenza Covid.

Il metodo di calcolo dei contagi si basa su dati vecchi di 10-14 giorni e in due settimane può cambiare lo scenario. Non sarebbe il caso che il governo cambiasse la normativa pensata un anno fa, passando ad algoritmi magari un po’ meno precisi ma più tempestivi?

Ogni metodo è criticabile e perfezionabile.

La Spagnola dopo tre ondate sparì in modo naturale. Potrebbe succedere anche con il Covid-19?

Credo di no.

Perché?

La Spagnola scomparve perché si era diffusa talmente tanto che aveva consumato tutti i suscettibili. Noi abbiamo comunque una fetta importante di suscettibili, anche se l’infezione si è propagata in tre ondate diverse. L’unico modo per uscire da questa pandemia è la vaccinazione sistematica e universale. Altrimenti potremmo continuare ad avere altre ondate.

Una vaccinazione lenta potrebbe paradossalmente favorire il virus e le sue varianti?

Favorirlo mi sembra esagerato, probabilmente non ci consente di liberarci in tempo breve del Covid. Più si vaccina, meno rischi si corrono che possano insorgere varianti. Bisogna vaccinare, tanto, bene e in fretta, così si riducono i ricoveri e i decessi, possiamo permetterci qualche libertà in più, si creano meno varianti e piano piano chiudiamo la morsa intorno al virus.

(Marco Biscella)

 

Fonte: Il Sussidiario

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