I sanitari della pagina Facebook “Terapia domiciliare covid 19”: “Trattare presto il malato anche per non far collassare gli ospedali”.

“Da qualche giorno sto seguendo due anziani che sono a casa soli perché la figlia vive in un’altra regione: li sto monitorando continuamente e stanno migliorando.

La moglie di 78 anni assiste il marito di 86. A entrambi ho dato una terapia di antinfiammatori, antibiotico, poi cortisone ed eparina. Il loro medico di base è d’accordo e le prescrizioni le ha fatte lui” racconta il dottor Nino Pignataro, dallo scorso anno tra gli animatori, nel Lazio, della pagina Facebook Terapia domiciliare Covid 19, fondata dall’avvocato Erich Grimaldi di Napoli, per “combattere il Covid-19 a domicilio, tempestivamente, e per tutelare il diritto alle cure senza alcuna limitazione in ogni regione”, come si legge nella pagina.

“Il nodo cruciale nel contrasto alle pandemia è il trattamento domiciliare precoce”, spiega l’avvocato, fondatore e presidente del Comitato Cura Domiciliare Covid “questo ha il duplice scopo di evitare la progressione della malattia e il collasso degli ospedali, con la conseguente impossibilità di curare altre patologie, oggi sotto gli occhi di tutti”.

Il problema è che, almeno fino alla sentenza del Tar del Lazio di quattro giorni fa che sospende gli effetti della delibera Aifa che indicava ai medici di base di trattare i pazienti Covid a domicilio con “tachipirina e vigile attesa”, quando una persona si trovava in isolamento domiciliare con pochi sintomi o magari con febbre anche alta persistente non si poteva fare nulla. Se non attendere, appunto. L’impugnazione davanti al Tar della delibera Aifa è stata promossa proprio dai medici del Comitato e dall’avvocato Grimaldi.

“A volte quando il Covid si impenna e colpisce è davvero troppo tardi” spiega il dottor Pignataro. “Ci sono persone che ci contattano – e non è importante dove ti trovi anche se io ho fatto moltissime visite a domicilio e ho curato in tutto oltre 300 persone – e ci dicono di avere la febbre elevata da una settimana.

Per i più vari motivi non riescono a parlare con qualcuno, non sanno dove sbattere la testa. Noi gli prescriviamo l’antinfiammatorio (se ancora nelle prime 72 ore), poi l’antibiotico, il cortisone, farmaci che di solito si hanno in casa e se necessario l’eparina.

Alcuni non respirano, ma non vogliono assolutamente andare in ospedale: allora li aiutiamo con l’ossigeno. A volte invece il medico dice loro ‘più della Tachipirina e dei fans non ti posso prescrivere’, ma stanno male, non migliorano, anzi, va sempre peggio. Poi ci trovano su internet e noi li aiutiamo: cerchiamo di prevenire la cascata citochinica che attiva un movimento infiammatorio importante che in pochissimo tempo può portare a degenerazione polmonare” spiega ancora il medico.

“Che è anche la complicanza più frequente ed importante del covid, i cui sintomi passano da una fase viremica a una infiammatoria. Noi cerchiamo di bloccare quest’ultima: utilizziamo antinfiammatori e, poi, dopo qualche giorno, in caso di aggravamento dei sintomi, il cortisone. Ovviamente una cosa è spegnere un fuocherello, un’altra un incendio: se chiamano con 80 di saturazione di ossigeno devono andare in ospedale”.

C’è anche un altro aspetto da affrontare con il covid: quello psicologico. “Ci sono pazienti che per covid hanno perso mamma, fratello, zio, padre, sorella, spesso anche più di una persona,  e quindi non vogliono portare un altro familiare in ospedale perché hanno paura di non vederlo più”.  E infatti tra i tanti specialisti che prestano il loro servizio attraverso la pagina Facebook Terapia domiciliare Covid 19, di cui decine a Roma e nel Lazio, ci sono anche gli psicologi, “che assistono e aiutano: molte persone sono letteralmente fuori di testa, per i lutti o per la malattia”.

Aiutare e supportare. “Infatti il nostro gruppo è un supporto importante per le persone in difficoltà: se chi deve, aprisse gli occhi sui farmaci che si possono utilizzare, in scienza e coscienza, saremmo già un bel pezzo avanti” conclude Pignataro. “Ci sarà un motivo che causa tutte le morti che ci sono in Italia: siamo il paese europeo che, da questo punto di vista, ha pagato il prezzo più alto”.

Fonte: La Repubblica.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *