«Mio figlio non sopporta la mascherina e ha bisogno di abbracciare: perché non vaccinarli subito?»

Da quando è scoppiata la pandemia, un anno fa, per evitare il rischio di ammalarsi «è uscito di casa solo due volte, una delle quali per fare le analisi». Andrea, 16enne autistico della provincia di Brindisi, «non sopporta la mascherina e per avere contatti col mondo deve toccare tutti gli oggetti e abbracciare le persone, anche sconosciute». Per questo suo padre Giovanni non si spiega come mai «nel piano del ministero della Salute tra le ‘persone estremamente vulnerabili’ da vaccinare prioritariamente non rientrino nell’immediato le diverse forme di disabilità fra le quali il disturbo dello spettro autistico, né tantomeno ci sono coloro che li assistono». Un interrogativo che Giovanni ha posto in una lettera al ministro Speranza, al governatore della Puglia, Michele Emiliano, e all’assessore regionale alla Salute, Pierluigi Lopalco.

«Da domani – dice Giovanni – mi risulta che nel Lazio comincino a vaccinare le persone autistiche e i loro caregiver, perché non possiamo farlo anche qui?». Il papà di Andrea si chiede come si possa «gestire il ricovero di un ragazzo autistico che non parla e mal sopporta le costrizioni, se dovesse anche tenere la testa dentro un casco per l’ossigeno. E se dovessi ammalarmi io chi si prenderebbe cura di mio figlio?». Mentre racconta quanto possa essere «brutto» questo periodo per una persona autistica, che «stando troppo tempo chiusa in casa diventa anche aggressiva», Giovanni mette in carica la macchinetta per tagliare i capelli. «Perché Andrea – spiega – non va più neanche dal barbiere».

Un ragazzo autistico, fa notare Giovanni, «con i suoi comportamenti si espone maggiormente al rischio di contagio, ma è considerato un disabile di serie B». E nella sua lettera ricorda che «attorno ai ragazzi autistici che vivono in casa ruotano logopedisti, fisioterapisti, psicologi, assistenti domiciliari». «In questo anno di pandemia – conclude – abbiamo gestito i nostri figli e parenti disabili senza l’aiuto di nessuno, uno sforzo che conosciamo e abbiamo sopportato anche perché allenati. Oggi che esiste un vaccino sarebbe opportuno che il nostro impegno fosse premiato» indicando «nei protocolli ministeriali che vanno vaccinate prioritariamente tutte le persone disabili maggiormente vulnerabili, a cominciare da quelle gravi e gravissime, assieme ai loro familiari e caregiver».

 

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

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