Laurea in Veterinaria a Messina, poi una serie di lavori sottopagati in Sicilia, infine la scelta di trasferirsi in Francia. Chiara Calandra, 34 anni, palermitana, ha lasciato l’Italia nel 2013 per trasferirsi prima a Nantes, poi nel nord della Francia.

Oggi lavora nella regione di Parigi, dove vive insieme al suo compagno (francese), con cui ha da poco avuto un bambino: “In Italia la realizzazione economica e lavorativa era troppo precaria per costruire una famiglia”

“Dopo la laurea trovavo soltanto lavori brevi e gratuiti in ambulatori privati, a cui dovevo perfino il tacito ringraziamento per la possibilità di fare esperienza. Per questo, sette anni fa, ho deciso di partire”. Chiara Calandra, nata nel 1986, ha sempre avuto nel cuore Palermo e la fisiologia del mondo animale, così ha studiato Veterinaria in Sicilia e lì ha cercato di rimanere. Ma stanca di opportunità precarie e quasi gratuite, nel 2013 si è trasferita in Francia, dove ha da poco avuto un figlio e lavora in diverse cliniche veterinarie nel dipartimento della Val-d’Oise, nell’Île-de-France.

“Nei primi mesi di Covid-19 ho vissuto con ansia la lontananza da casa e il rischio di non potere vedere i miei familiari in caso di ricovero o di non potere presentare loro mio figlio, nato nel pieno della pandemia. Poi mia madre è riuscita a raggiungerci e questo ci ha rasserenati”. Il suo parto è avvenuto nel mezzo dell’emergenza: “La mia esperienza con la sanità francese, anche durante il Covid, è stata molto positiva. Alcune misure forse sono state leggere ma nel complesso secondo me il sistema funziona”.

Ma Chiara, che non si reputa un cervello in fuga, ci tiene a precisare: “Mi indigna sentire parlare di fuga di cervelli: sembra quasi che la responsabilità sia di chi va via, come se rubasse all’Italia una preparazione che poi spende altrove”. La sua opinione è netta: “A nessuno piace abbandonare la famiglia, la propria terra e affrontare i disagi di una vita inizialmente aspra e disagiata: andare via è sempre traumatico ma non si dice mai che chi va via è costretto a farlo”. Certo, c’è chi emigra per scelta, per cercare migliori opportunità all’estero, “ma nel mio caso – dice lei – il disinvestimento culturale inizia dalle università siciliane: sistemi di potere intoccabili dove sembra quasi che si faccia carriera per diritto familiare”.

Per la sua esperienza, all’estero questo non c’è o almeno non è così evidente. E se è arrivata lontano non è stato merito della formazione fatta in Italia. “Quando sono arrivata in Francia ero precaria, titubante e con una preparazione faraonica ma totalmente teorica”. La differenza con l’Italia è che in Francia tutto è più regolare: “Il lavoro è ben pianificato e tutelato e mi sento inserita in una logica professionale idonea: qui la retribuzione è congrua alle mie responsabilità, l’avanzamento dello stipendio progredisce con l’esperienza e mi è stata data la possibilità di dimostrare le mie capacità lavorative”. Forse anche grazie alla stabilità raggiunta in questi anni in Francia e alle prospettive di una carriera di lungo termine, oggi Chiara e il suo compagno, francese, hanno messo su famiglia. “In Italia – dice – la realizzazione economica e lavorativa era troppo instabile per costruire un progetto di vita. Al mio bambino insegnerò l’amore per le mie origini, la mia terra, la Sicilia, in cui, purtroppo, ritornerò solo per trovare la mia famiglia e far conoscere ai miei figli le sue bellezze naturali”.

 

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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