Attimi di preoccupazione fuori dal teatro Ariston per la protesta dei commercianti e dei ristoratori di Sanremo che con fumogeni e maschere chiedono la riapertura delle attività

Hanno scelto la serata finale del Festival i commercianti e i ristoratori di Sanremo per gridare tutta la loro rabbia contro le chiusure delle attività commerciali imposte per contenere la diffusione della pandemia.

Una protesta pacifica, ma che ha destato preoccupazione a pochi minuti dall’inizio della diretta della finalissima per i fumogeni e i cori di protesta davanti alle porte del teatro Ariston. “Dobbiamo vivere. Dobbiamo lavorare!“, hanno gridato fuori dall’edificio simbolo di Sanremo, chiamando in causa Amadeus e Fiorello per far sentire la loro voce.

La serata conclusiva del festival di Sanremo stava iniziando e in televisione Amadeus apriva la puntata con la banda della Marina Militare sul palco. Fuori dalle porte dell’Ariston, in contemporanea, alcune decine di manifestanti si sono radunati per chiedere con forza la riapertura dei loro locali. Ristoratori, gestori e commercianti di Sanremo e dei comuni limitrofi che per tutta la settimana hanno protestato in un “festival alternativo”, che si è attivato in piazza Colombo. Per l’ultima serata, però, i manifestanti hanno scelto di portare la loro voce davanti al teatro e attirare l’attenzione per rivendicare il diritto al lavoro e alle libertà.

I manifestanti hanno raggiunto il tratto di via Matteotti antistante il teatro Ariston, ma sono stati immediatamente bloccati da un cordone delle forze dell’ordine che di fatto ha blindato l’area davanti allo storico edificio. Si sono presentati in tanti con striscioni e bandiere tricolore per protestare, ma ci sono stati anche attimi di preoccupazione per la presenza di fumogeni e la protesta vivace di alcuni manifestanti con indosso le maschere della “Casa di Carta“.

Intervistato dall’Adnkronos alcuni giorni fa Maurizio Pinto, presidente del Movimento Imprese Italiane che ha guidato la protesta aveva spiegato l’azione: “Siamo qui per rivendicare il nostro diritto al lavoro e alle libertà. Questo è il monito che ha unito il movimento imprese italiane, l’associazione fieristi italiani, Coem e ‘Io apro’.

Il Covid esiste, curatelo ma lasciateci vivere e lavorare, dobbiamo tornare alla normalità“.

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