Decine di mufloni che vivono sull’Isola del Giglio, nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, verranno abbattuti perché accusati di minacciare altre specie. Ma le associazioni animaliste non ci stanno e chiedono di fermare questa mattanza, appellandosi anche al ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani.

“Dopo L’Elba, ora tocca anche a quelli del Giglio, accusati di nutrirsi di lecci e impedire così la rinaturalizzazione dell’area.” – dichiarano le associazioni ENPA e LAV – “Gran parte degli abbattimenti sono già avvenuti, e rimarrebbero attualmente solo 40 individui.”

Il muflone non è una specie autoctona, ma è stata introdotta sull’Isola del Giglio intorno agli anni ’50. Si tratta infatti di una specie considerata specie aliena e invasiva, che mette a rischio la sopravvivenza di altri animali e provoca danni alla biodiversità dell’isola. Dal 2007 ad oggi sono già stati abbattuti quasi cento esemplari e al momento ne sono rimasti circa 40. Il contenimento di questi animali rientra nell’ambito di un più basto progetto LIFE “Let’s go Giglio”, finanziato dalla Unione Europea ed attuato dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

L’appello delle associazioni animaliste

“I mufloni sono insediati al Giglio oramai da tempo immemore, tanto che sono diventati parte dell’ambiente dell’isola, riconosciuti anche dagli stessi cittadini come componente oramai irrinunciabile, non è quindi accettabile che vengano definiti “alloctoni” e che con questo pretesto siano sterminati.” – evidenziano ENPA e LAV – “Oltretutto con costi enormi che ricadono sulle spalle di tutti i cittadini. Il progetto LIFE Let’s go Giglio, è infatti finanziato con circa un milione e seicentomila euro di fondi europei e nazionali, una cifra enorme che potrebbe essere spesa per ben altri fini invece che per uccidere quaranta mufloni che oramai vivono in simbiosi con l’ambiente del Giglio che li ospita.”

Come spiegano le associazioni animaliste, “l’Ente Parco ha affermato di essere disponibile a cedere gli animali alle associazioni che li vogliono salvare, ma questa apertura, seppur apprezzabile, getta sulle associazioni stesse tutti gli oneri e i costi che ovviamente sono insostenibili poiché le ONLUS, a differenza degli Enti pubblici, non godono di finanziamenti statali e vivono di donazioni. Quindi, inevitabilmente, molti mufloni sono condannati a morire ad opera di guardiani del parco o di ‘personale adeguatamente formato’, spesso composto proprio da cacciatori.

Per questo motivo, animalisti e ambientalisti chiedono all’Ente Parco di optare per soluzioni alternative e meno cruente di contenimento dei mufloni, da mettere a punto insieme ad altri enti e università. Le associazioni ENPA e LAV hanno annunciato di volere agire per vie legali, appellandosi anche all’Unione europea.

Abbattimento mufloni, le precisazioni del Presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano

Sulla vicenda dei mufloni, che ha scatenato non poche polemiche tra gli animalisti, è intervenuto Giampiero Sammuri, Presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

“Sul fatto che il muflone vada rimosso dall’isola del Giglio ci sono pochi dubbi, trattasi di specie aliena ed il motivo per cui l’Unione europea ha finanziato il progetto è proprio quello.” – ribadisce Sammuri – “L’ISPRA (Istituto superiore per la ricerca ambientale) ha ovviamente evidenziato nel suo parere che i Mufloni che dovessero essere catturati, non possono essere rilasciati in nessuna zona non recintata d’Italia. Il motivo è semplice: in tutta la penisola il Muflone è una specie aliena, che appunto, dove possibile va eradicata, figuriamoci se si può immettere. In Sardegna invece la specie non è considerata aliena, ma para-autoctona, in quel caso non possono essere immessi animali di provenienza continentale per salvaguardare il patrimonio genetico sardo. Ovviamente le aree recintate dove possono essere immessi devono fornire sufficienti garanzie per impedire la fuga degli animali.”

Il Presidente dell’Ente Parco si è poi soffermato sul tema controverso dell’abbattimento dei mufloni:

“Infine per gli eventuali abbattimenti va specificato che il muflone è una specie cacciabile e che nella sola Toscana ogni anno vengono abbattuti in attività venatoria oltre 200 capi, abbattimenti che non sono di alcuna o modesta utilità per altre specie, a differenza di quelli del Giglio, una volta eradicati. Basti pensare alle conseguenze, su ambiente, specie autoctone (e oltretutto abbiamo letto in questi giorni anche sull’agricoltura) che avremmo oggi se non fossero stati abbattuti i circa 100 esemplari negli scorsi anni; esemplari a cui andrebbero sommati quelli attualmente presenti e quelli scaturiti dalle riproduzioni. Resta inteso, così come già attuato per azioni analoghe svolte nella vicina isola d’Elba che se qualcuno, a proprie spese e con tutte le autorizzazioni e le prescrizioni da parte di ISPRA e altri soggetti competenti, richiede formalmente che gli siano consegnati un certo numero di capi da ubicare al di fuori dell’isola del Giglio, in zona recintata ed autorizzata, saremo ben lieti di effettuare la consegna compatibilmente con le tempistiche di stato di avanzamento del progetto.”

Una situazione molto simile è quella dei mufloni dell’Isola del Giglio è quella che vede protagonisti i daini del Parco Nazionale del Circeo. Anche in questo caso si tratta di una specie, non autoctona, introdotta nel Lazio negli anni ’50. Negli ultimi anni si sono moltiplicati a ritmi veloci e al momento si contano oltre 1000 esemplari. Ma adesso, a causa del piano di contenimento della specie, sono in pericolo di vita, come denunciano diverse associazioni animaliste.

 

Fonte: GreenMe

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