Pier Paolo Pasolini, eretico e corsaro, nato il 5 marzo 1922 ma adottato in seguito proprio dalla nostra amata Tuscia; con la Torre di Chia e la sua presenza costante in zona, soprattutto nell’ultima parte della sua vita, il genio friulano/bolognese si è reso una figura fondamentale per Viterbo e per la sua conoscenza nel mondo.

Viterbo con la sua Provincia appaiono infatti in varie pellicole dell’artista, tra le altre, le più note, Uccellacci e Uccellini con Totò e Il Vangelo Secondo Matteo. Nella prima molte scene furono girate a Tuscania, sopra la Valle del Marta nel fascio di terra in cui sorgono le Chiese di San Pietro e di Santa Maria Maggiore con i rispettivi complessi di edifici; il secondo film, invece, si vede sviluppare in una delle sue scene fondamentali, ossia il battesimo di Gesù, nelle Cascate di Chia, le quali prendono dunque le veci del sacro Fiume Giordano.

Sarà proprio nella fase di scelta di questa ultima location che il nostro Pasolini si innamorerà della Torre di Chia e dell’intero complesso dell’antico Castello di Colle Casale. E’ a partire da questo momento che farà di tutto per acquistare e rinnovare l’edificio: riuscirà in pochi anni nel suo intento e trascorrerà la maggior parte dei suoi ultimi anni di vita proprio qui.

Nella stanzetta solitaria della Torre, nel suo “studio” ristrutturato per creare una perfetta sintonia tra antico e moderno, il genio spese gran parte delle sue fatiche per buttare giù opere che ancora oggi sono rimaste nella storia della letteratura e del giornalismo: Petrolio (o “vas”, il monumentale romanzo incompiuto), Scritti Corsari, Lettere Luterane, La Nuova Gioventù…

Ma cosa più importante, si batté per la salvaguardia della nostra terra, minacciata dall’incombente progresso che in quell’epoca combaciava con l’arrivo della società di consumo, o, come avrebbe detto lui stesso, “l’universo orrendo del consumo”.

Si batté con il documentario per Orte (La Forma della Città), con Le Mura di Sana’a, ma più di tutti con la formazione della LUT: la Libera Università della Tuscia. Questa era la “versione” precedente dell’Università degli Studi della Tuscia che oggi conosciamo, ma che fu passaggio fondamentale e indispensabile per arrivare proprio all’odierna statalizzazione.
Pier Paolo Pasolini prese in mano la situazione, sfruttò la sua notorietà per smuovere la situazione dell’ateneo statale in Viterbo e, seppur non possa averne goduto appieno perché assassinato qualche anno prima, riuscì nel suo intento.

Il bolognese ci teneva all’Università perché credeva che la presenza di questa sarebbe servita salvaguardare con molta più facilità i beni, materiali e immateriali (come la cultura contadina e agraria), presenti nell’intero Alto Lazio, e quindi nella Tuscia.

Oggi a Pier Paolo Pasolini la nostra terra dedica ben poco: non una via, non un parco, non una stanza della Sua università; e questo, possiamo dirlo, è del tutto incomprensibile. La speranza è che, con eventuali lavori di approfondimento, il rapporto tra PPP e la Tuscia venga approfondito ed esaltato come merita, magari proprio nell’occasione del centenario dalla sua nascita, il quale diverrà effettivo subito il prossimo anno, nel 2022.

By Simone Chiani

Nato nel 1997. Viterbo. Diplomato al Liceo Psicopedagogico e laureato in Lettere Moderne. Autore dei libri Evasione (Settecittà, 2018) e Impronte (Ensemble, 2020).

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