Più pubblico giovane, quello anziano è spiazzato: quelli che in passato uscivano o guardavano altro non hanno scelto il Festival.

Il Festival più complicato di sempre è, in prima serata, il meno visto da dieci anni a questa parte.

Grandi numeri in partenza di serata, oltre gli undici milioni, ma alla fine un conteggio che si ferma a 8.300.000 per la media e il 46,6 per cento. Sono anche 6 punti in meno rispetto allo scorso anno, il primo di Ama-Fiore. Significa che la curiosità ha retto fino a un certo punto e poi basta. C’è tempo e modo per riprendersi, ma quella tendenza indicava soprattutto un brusco cambio di direzione nel pensare collettivo: tutti convinti che via coprifuoco e con l’Italia intera chiusa in casa, Sanremo sarebbe stato il rifugio di tutti. Non è stato così e alla fine la controdeduzione è facile: quelli che l’anno scorso, e gli anni precedenti, erano usciti o avevano guardato altro pur di non guardare Sanremo, non avevano alcun motivo per guardarlo quest’anno. O qualcosa del genere, in un quadro che resta oltre il temerario nell’allestimento, nel pensarlo, questo Sanremo, nel mandarlo in porto in qualche modo.

Il Festival normale
In fondo, al momento è un Sanremo normale: ci sono canzoni che sembrano belle e altre brutte, alcuni numeri in scena funzionano e altri no, sui social ci si divide al solito modo degli altri anni. Al netto delle ovvie differenze – il pubblico che non c’è, il protocollo, i carrelli per i fiori, i guanti, i palloncini etc – tutto scorre via lasciando nel telespettatore una sorta di mancata sorpresa. In realtà, a ben pensarci, è un grande risultato e probabilmente quello che si voleva ottenere. Ma questo Sanremo doveva passare alla storia e forse non sarà così. Per la gioia di chi non ci tiene.

La difesa
Di fronte agli ascolti della prima serata, il mantra ufficiale di Amadeus e del gruppo in azione è diventato quello del Festival che piace ai giovani, con percentuali superiori rispetto al passato, e che viene assai commentato sui social. La questione giovani legittima peraltro la scelta di un cast che vuole innovare, che vorrebbe tanto far dimenticare i tempi di Orietta Berti (no, è l’esempio sbagliato) e dare il segno che tra indie, un po’ di trap e gruppi comunque giovani (ma che poi magari portano in gara cose che potrebbe aver scritto Cocciante quarant’anni fa) Sanremo prima o poi deve voltare pagina davvero. Il guaio è che il grosso del pubblico è invece quello in età superiore e vorrebbe tanto molti pezzi del Sanremo della memoria collettiva, come è stato in quasi tutte le edizioni precedenti: e vale anche per quelli di memoria più recente, non proprio anziani, ma che ormai sono già entrati quota “migliori anni”.

Ospiti e gag
Matilda De Angelis il vero colpo, Elodie una conferma, il lato femminile tiene su molto Festival. Rimane un dubbio pesante su Ibrahimovic fisso, il tentativo di farlo diventare universale e simpatico a tutti in quanto grande campione forse non vale per un personaggio così e ancora in piena attività. Ovvero, Ibra divide e sta antipatico per motivi calcistici a parecchi. La gag del duro del quartiere con passo alla Celentano d’epoca, beh. Però forse era anche l’unica chiave possibile.

Ama&Fiore
Hanno chiesto a lungo il pubblico, hanno accettato di provarci in qualche modo, ne usciranno assolti in ogni caso perché nel Sanremo più assurdo di sempre hanno comunque proceduto provando a metterci tutto l’entusiasmo possibile. E forse il meglio deve ancora venire. Ma di fronte a molti intermezzi un po’ così, a metà uditorio resterà il dubbio che si poteva fare assai meglio mentre l’altra metà li adorerà in ogni caso perché la missione era impossibile e l’impossibile è sempre una storia un po’ complicata.

Fonte: La Repubblica.it

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