La storia è davvero stracolma di episodi singolari, e da questa affermazione non si può chiamar fuori certo la storia della letteratura: parliamo oggi, in questa bizzarra puntata della rubrica “Pillole Letterarie”, dello strano caso del Nobel del 1958 rifiutato da Boris Pasternak per le pressioni del regime sovietico.

L’assegnazione del premio, in quell’anno, scatenò infatti una vicenda singolare che vide il coinvolgimento  perfino dei servizi segreti occidentali. Ma andiamo per gradi.

Boris Pasternak era candidato a vincitore con il suo immortale romanzo “Il Dottor Zivago“, di cui poi diventerà famosissima anche la realizzazione cinematografica. Tra gli altri candidati c’era anche un italiano che non ha bisogno di presentazioni: Alberto Moravia. In quegli anni, dopo la morte di Stalin avvenuta nel ’53, era ancora forte l’impostazione dittatoriale che il russo aveva dato al Paese; il futuro vincitore del Nobel, consapevole di tutto questo oltre che del fatto che il proprio romanzo avrebbe potuto dare non poco fastidio ai piani alti della politica sovietica, ma volenteroso di pubblicare a tutti i costi “l’opera della sua vita“, decise dunque di procedere alla diffusione della sua opera attraverso altre strade.

Queste altre strade videro protagonista proprio la nostra Italia: grazie anche alla mediazione del giornalista Sergio D’Angelo, l’autore riuscirà a contattare Giacomo Feltrinelli per essere poi pubblicato proprio dall’omonimo editore. La notizia ovviamente balzò in poco tempo in tutta l’Europa, anche perché il testo vendette circa 6mila copie solo il primo giorno. Nel 1957 il presidente del Partito Comunista sovietico espresse infatti la propria perplessità in merito all’attenzione riservata a Pasternak.

Lo strano caso, dopo l’intervento di vari servizi segreti e di attori del quale ancora oggi non possiamo sapere nulla con precisione, nasce soprattutto da due telegrammi inviati dallo scrittore a poco tempo di distanza l’uno dall’altro: uno ufficiale per dire di non pubblicare l’opera, l’altro non ufficiale in cui viene smentito il primo. Questo probabilmente per allentare la pressione mossa su di lui dalla formazione politica russa.

Già infuriati, i governanti russi videro aumentare ulteriormente la loro rabbia quando Pasternak fu nominato tra i 4 candidati; figurarsi quando si seppe che vinse!

Dopo aver inizialmente accettato il premio, infatti, le pressioni si fecero tanto forti sullo scrittore (anche i poliziotti circondarono casa sua) da costringerlo a rifiutarlo per evitare il peggio. Ovviamente tutto giustificato dal passibile reato di “propaganda anti-russa“.

Tutta la questione verrà fuori solo molti anni dopo, e rimane ancora oggi un episodio davvero unico nell’intera storia della letteratura mondiale; un episodio in grado di raccontare da sé quanto saprebbe farlo un opera d’arte, di un regime e delle implicazioni che esso impone sulla libertà e l’arte.

By Simone Chiani

Nato nel 1997. Viterbo. Diplomato al Liceo Psicopedagogico e laureato in Lettere Moderne. Autore dei libri Evasione (Settecittà, 2018) e Impronte (Ensemble, 2020).

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