La sua data di nascita è diventata una delle canzoni più belle della musica italiana. Sono passati 50 anni da quando presentò quel brano a Sanremo.
Sanremo nel 1971 non fu vinto da lui, ma dalla coppia Nada e Nicola Di Bari con ‘Il cuore è uno zingaro”.

Il titolo originale della canzone di Lucio Dalla sarebbe stato in realtà “Gesù Bambino”, ma la censura della RAI e dell’organizzazione del Festival di Sanremo glielo fece cambiare, insieme a qualche passaggio del testo. Come sostennero in molti, fu lui il vincitore morale di quell’edizione.

“Dice che era un bell’uomo
E veniva, veniva dal mare
Parlava un’altra lingua però sapeva amare
E quel giorno lui prese mia madre sopra un bel prato
L’ ora più dolce prima d’essere ammazzato”.

Una storia che colpì gli ascoltatori, una musica orecchiabile, un brano intenso cantato da un uomo bassino di statura, che sarebbe di lì a poco diventato un “gigante” della musica italiana e internazionale.

A cinquant’anni dalla pubblicazione di “4/3/1943”, il 9 marzo uscirà in libreria e negli store digitali “Dice che era un bell’uomo… – Il genio di Dalla e Pallottino”,  il nuovo libro del giornalista Massimo Iodino dedicato alla coppia artistica formata da Lucio Dalla e Paola Pallottino. Grazie anche alle testimonianze esclusive di Gino Paoli, Renzo Arbore, Ron, Maurizio Vandelli, Maurizio De Angelis, Vince Tempera, Angelo Branduardi, Armando Franceschini e padre Bernardo Boschi, Iondini racconta la carriera di Dalla nei primi anni Settanta, caratterizzati dal sodalizio con la storica dell’arte, illustratrice e paroliera Paola Pallottino: un’ intensa collaborazione grazie alla quale nacquero canzoni come “4 marzo 1943”, “Un uomo come me”, “Il gigante e la bambina” e “Anna Bellanna”.

Il Festival del 1971 fu una vera e propria rivoluzione per la musica.  Lucio Dalla conquistò Sanremo pur non arrivando primo. Per la sua “4/3/1943” si parlò infatti a gran voce di “vittoria morale”. Un successo a più livelli per Dalla e la quasi esordiente paroliera Paola Pallottino. Anzitutto perché la loro canzone, ripescata in extremis, era passata sotto la censura della Rai e dell’organizzazione del Festival. Poi perché quell’innovativo testo portava per la prima volta in una rassegna canora di musica leggera il dramma di una ragazza madre e di un figlio della guerra. Infine, perché rappresentava il personale riscatto dello stesso Dalla, fino a quel momento lodato dalla critica ma inviso al grande pubblico per come cantava, per lo stile compositivo e per il suo aspetto trasandato da antidivo.

Bolognese di nascita, Lucio Dalla manca molto alla sua città e a tutti noi.  Sono ormai consuete le celebrazioni per ricordarlo, che cadono ogni anno a ridosso di questa data speciale, il 4 marzo.

Quest’anno, con l’ingresso di Bologna nella zona rossa (proprio oggi cambiano regole e restrizioni a seguito dell’ordinanza firmata dal presidente Stefano Bonaccini) alcune delle iniziative pensate per questa giornata sono state annullate, ma alcuni eventi restano in calendario, come “Back to Futura”, stasera in diretta dalla casa di via D’Azeglio e “Futura”, sul canale Youtube del Teatro Navile.
Il 4 marzo non fu solo la sua data di nascita, ma anche del funerale di Lucio.

Data la lunga carriera e la costanza nello sperimentare, la musica di Lucio Dalla è sempre sfuggita a qualsiasi tipo di etichettatura o classificazione. Per facilitarne meglio la comprensione, tutta la sua produzione può essere racchiusa in quattro periodi: “le origini jazz e le varie partecipazioni sanremesi” (tra il 1962 e il 1972), la “collaborazione con Roversi” (tra il 1973 e il 1976), la “maturità artistica” (tra il 1977 e il 1996) e la “fase pop” degli ultimi anni, comprensiva di varie incursioni nella musica colta e accademica.

Grazie a Lucio Dalla per i meravigliosi brani che ci ha lasciato e che hanno cambiato la nostra vita e la storia della musica.

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