Lo studente ha appreso ieri in aula del ricovero del padre. Alla difesa non è bastato per ottenere la scarcerazione

Continua il calvario di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna arrestato il 7 febbraio del 2020 al suo ritorno in Egitto con l’accusa di «aver tentato di rovesciare il regime al potere». La decisione era attesa per domani, 2 marzo, ma l’Ong per cui lavorava Zaki – Egyptian Initiative for Personal Rights – ha annunciato la proroga della custodia cautelare in un post su Facebook in cui vengono citati direttamente gli avvocati del giovane ricercatore. Come era avvenuto già altre volte in passato, all’udienza di ieri avevano partecipato, oltre ai legali di Zaki, anche i rappresentanti diplomatici delle ambasciate di alcuni Paesi, tra cui l’Italia e il Canada. Alla difesa non è servito citare il ricovero in ospedale del padre di Zaki e quindi la necessità per il ragazzo di stargli accanto in queste circostanze. Durante l’udienza Zaki – che aveva appreso in quel momento del ricovero del padre – ha preferito non parlare.

Noury (Amnesty International): «Evidente accanimento giudiziario»

«A questo punto, la sensazione è proprio evidente di un voler accanirsi sul piano giudiziario nei confronti di Patrick e mi sembra evidente che i giudici vogliono far passare a Patrick un altro anno di carcere come quello appena concluso – dichiara Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia -. Dobbiamo fare tutto il possibile e in questo la Farnesina deve avere un ruolo così come le istituzioni italiane tutte. Dobbiamo fare quanto è possibile per evitare che questo scenario di un prolungamento di mesi e mesi della detenzione si verifichi».

 

Fonte: OpenOnline

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