L’avvocato Erich Grimaldi, intervenuto ai nostri microfoni, ha raccontato la storia del gruppo che ha fondato per curare a distanza i positivi al Covid-19.

È un via vai di urgenze e segnalazioni. Non si odono sirene, né tanto meno si scorgono barelle. Lo spazio condiviso sa di astanteria, il dramma invece è sempre lo stesso: il maledetto Covid 19#TerapiadomiciliareCovid-19 è un gruppo privato a cui sono iscritti più di 100 mila persone. Chi lo ha fondato è l’avvocato Erich Grimaldi, chi invece ne tiene accesi i motori è uno stuolo di medici, psicologi, specialisti e farmacisti, che informano e assistono costantemente i malati di tutta Italia via social. “Siamo riusciti a curare tante persone. Come due nonni di 94 anni di Taranto, che non volevano andare in ospedale, impauriti dalla possibilità di non uscirne vivi. Ce l’abbiamo fatta, l’abbiamo negativizzati”. L’orgoglio si sente forte e chiaro nelle parole del legale Grimaldi, colui che ha creato questa splendida realtà. Intervenuto ai nostri microfoni, ci ha raccontato la storia del gruppo, a partire dagli inizi: “Ho cominciato a riflettere sulla differenza relativa al numero delle vittime da regione a regione e, addirittura, da una provincia all’altra. Questo mi portava a pensare a un diverso approccio alle cure. Tramite verifiche e dirette live con medici provenienti da tutta Italia, ho ricevuto delle conferme”. 

#TERAPIA DOMICILIARECOVID19 – “Dopo aver raggiunto un certo numero di medici, ho lanciato lo slogan #TERAPIADOMICILIARECOVID19 per poi aprire un nuovo gruppo dopo il primo ‘Esercito bianco’, intorno a metà aprile. Nel giro di quattro-cinque ore, siamo arrivati a diecimila membri. Praticamente si trattava di un unico contenitore di informazioni, all’interno del quale i medici potevano scambiarsi i differenti approcci terapeutici. In un momento di pandemia, così come le misure economiche sono valide a livello nazionale, lo stesso dovrebbe accadere per quanto riguarda i protocolli di cure precoci. Ne dovremmo avere uno univoco. Non è giusto che qualcuno venga curato meglio perché semplicemente vive in una regione che funziona meglio“. 

IL GRUPPO SI TRASFORMA – “In seguito, anche per l’assenza nel territorio del raccordo necessario alle cure a domicilio, ho pensato di trasformare il gruppo: i medici si confrontavano direttamente con pazienti positivi sintomatici. Il passaggio di parola ci ha portato ad aumentare ogni giorno di diecimila iscritti, fino ad arrivare ai 100 mila di oggi. E, tramite i medici presenti, siamo riusciti a curare diverse persone. Sulla base di quanto si sono scambiati i medici in chat, si è creato un vero e proprio schema terapeutico del comitato. È stato sottoscritto da oltre 200 mila medici del territorio. Abbiamo ricevuto richieste di condivisione dello schema addirittura dall’estero, ad esempio dalla Bolivia e dal Perù”.

“UN GRUPPO CHE NON MORIRÀ QUI” – “Ho creato delle chat di psicologi, fisioterapisti, farmacisti, infermieri, dietisti, come una sorta di piramide. Con l’aiuto dei moderatori che gestiscono e approvano i post dei pazienti sulla base dell’urgenza e di chi è iscritto al comitato. Adesso faremo mascherine, magliette, organizzeremo una manifestazione pacifica a Roma. Stiamo cercando di avere una certa visibilità. Tutto quello che facciamo è in modo disinteressato, con l’unico obiettivo di aiutare i cittadini in un momento d’emergenza. C’è il dovere di tutti di cercare di uscire da un momento simile. È un gruppo che non morirà qui, abbiamo creato qualcosa di unico in Europa, e nel Mondo“.

 

Fonte: lalaziosiamonoi

One thought on “#TerapiadomiciliareCovid19, quando le cure arrivano dai social.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *