Un certificato digitale per facilitare gli spostamenti. I leader Ue hanno trovato una prima intesa nel Consiglio europeo in formato video di giovedì pomeriggio.

Ci vorranno però almeno 3 mesi per sviluppare «un sistema interoperabile a livello europeo» — ha spiegato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen — che consenta di avere un certificato elettronico Covid.

«I dati sensibili resteranno negli Stati membri» e il certificato conterrà «informazioni molto semplici, che siano rilevanti per attraversare i confini», come l’avvenuta vaccinazione, la negatività ad un test Pcr o l’immunità al Covid-19 acquisita contraendo la malattia. L’idea è di creare un database comune per la registrazione delle vaccinazioni e un codice QR personalizzato riconosciuto in tutti gli Stati membri.

Gli obiettivi

L’obiettivo del certificato europeo è consentire la ripresa in sicurezza degli spostamenti e, di fatto, salvare la stagione turistica estiva. Ma c’è anche un obiettivo politico: «È importante avere una soluzione europea — ha detto la presidente — perché sappiamo che Google e Apple stanno già offrendo soluzioni all’Oms». Inoltre si vogliono evitare «misure unilaterali», come quelle prospettate dal cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, e dal greco Kyriakos Mitsotakis. Senza una soluzione comunitaria gli Stati membri sarebbero liberi di procedere individualmente (sanità e confini sono competenza nazionale) e questo avrebbe un impatto negativo sull’area Schengen. Il lavoro tecnico di messa a punto è stato affidato a un gruppo di lavoro formato dagli esperti di tre unità della Commissione Ue: Connettività, Salute e Giustizia ed è guidato dal commissario per la Giustizia, Didier Reynders.

I dubbi

I leader Ue non hanno però ancora trovato un accordo su come usare il certificato digitale e su quali diritti darà accesso. Su questo c’è ancora lavoro da fare così come sulla parte tecnica. Prima dell’inizio della riunione Francia e Germania avevano espresso dubbi su un passaporto vaccinale per le implicazioni giuridiche e scientifiche che comporta. Parigi e Berlino vogliono evitare un approccio discriminatorio, tenuto conto del fatto che i cittadini europei avranno accesso al vaccino in momenti diversi. E poi c’è il tema della trasmissione del virus che non è ancora risolto, gli studi sono in corso.

Il pressing greco

L’idea di un passaporto vaccinale era stata lanciata settimane fa dal premier greco Kyriakos Mitsotakis, che giovedì ha permesso anche di sbloccare la situazione. «Il certificato non sarà equivalente a un passaporto sanitario — ha spiegato poi in un tweet — ma aprirà invece una corsia preferenziale per i viaggi, senza i vincoli causati dai test diagnostici e dalla quarantena obbligatoria». I Paesi del Sud, come Spagna e Portogallo, oltre alla Grecia, spingono per una soluzione. Ma anche l’Austria è favorevole.

 

Fonte: Corriere

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