Nell’anno dello scoppio della pandemia, il 2020, l’anno che ha costretto milioni di italiani in casa, con attività chiuse, cassa integrazione, perdita di posti di lavoro e un tracollo economico senza precedenti, la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, non ha comunque voluto badare a spese.

Il ministero è stato a lungo semivuoto proprio per via delle norme restrittive, ma la Lamorgese ha fatto registrare spese del dicastero per 470mila euro, circa mezzo milione. Perché? Tutto rintracciabile e documentato anche sul sito del ministero, esattamente alla voce “Amministrazione trasparente”, dati portati alla luce da LabParlamento e ripresi da Il Giornale. Cosa è emerso?

“Sembra che la causa principale sia stato lo smart-working. Infatti, per poter mandare avanti la macchina del Ministero degli Interni, decine di migliaia di euro sono state utilizzate per rifornire i dipendenti e tutto il personale di pc e rete internet validi per lavorare da remoto. Migliaia di euro per migliaia di dispositivi elettronici”. Ma non solo… “C’è stato un vero e proprio rinnovamento del design del dicastero, principalmente a causa di un allagamento avvenuto lo scorso 8 febbraio. Una nuova cucina fa adesso parte del ministero dal quale però fanno sapere: ‘Stiamo parlando di un cucinino che, dopo anni, aveva bisogno di un freezer nuovo’. E il freezer nuovo, effettivamente, fra le spese c’è. Poi ci sono un minifrigo, lavabicchieri, tavolo refrigerato, lavello e infine un pensile”.

“Manutenzione straordinaria” la chiamano dal Gabinetto del ministro. A queste si aggiungono le spese giustificate del catering, anche se sempre dal Viminale fanno sapere che la ministra Lamorgese pranza con “uno yogurt o con della frutta”. Ma anche altri 1600 euro per una poltrona di pelle. Dopo l’allagamento sopracitato 4.500 euro sono serviti per il “materiale di ferramenta” a cui vanno aggiunte le spese per il servizio di smontaggio, lavaggio e ripristino della parte elettrica del lampadario nella stanza, al secondo piano, del capo Dipartimento.

“Sempre al secondo piano del Palazzo del Viminale è stato utilizzato qualche ulteriore migliaio d’euro anche per il servizio ritiro, lavaggio e riconsegna dei tappeti e cinque poltrone. Esattamente 39.280 euro, invece, sono stati spesi per gli arredi su misura a cui vanno aggiunti 11mila euro per gli arredi semplici ed altri 60mila euro circa per il resto del mobilio, per un totale superiore ai 110mila euro nel solo 2020. Sembra essere stato necessario spendere, invece, quasi 5mila euro per i portadocumenti in pelle e circa 7mila euro per le rilegature e per i secchioni dell’immondizia”.

 

Fonte: Il Paragone

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