Il 65% di chi sta sui social è contrario alle vaccinazioni. Ma adesso si corre ai ripari contro le informazioni palesemente false e pericolose per la salute pubblica. La verifica dei siti affidabili.

LE FAKE NEWS sui vaccini possono fare danni. In particolare, quelle sui vaccini anti Covid-19 possono farne di seri.  “Il vaccino è stato approvato troppo in fretta e quindi non è sicuro”,  “modifica il nostro codice genetico”, “è inutile perché il virus è già mutato”, queste alcune delle ‘bufale’ più ricorrenti che appaiono online e che, nel loro piccolo, possono destabilizzare.

In un articolo appena uscito sul British Medical Journal si parla di criminalizzare la diffusione deliberata di notizie errate sui vaccini, perché talmente gravi da poter causare anche la morte di una persona. Favorevole all’ipotesi è Melinda Mills, professoressa di Demografia e sociologia all’università di Oxford e membro del gruppo di coordinamento scientifico sui vaccini della Royal Society’s Science.

Circa l’83% degli americani, ma anche degli europei, usa internet per trovare informazioni sulla salute. Uno studio britannico ha scoperto che gli utenti del web che si affidano ai social media e a YouTube per le informazioni mediche sono meno disposti a farsi vaccinare. I contenuti di YouTube relativi ai vaccini in generale sono per il 65% contrari alla somministrazione e fanno leva sui rischi collaterali come autismo o reazioni avverse.

Le informazioni false diffuse in rete sono eterogenee, vanno dai no-vax ai genitori preoccupati per l’effetto dei vaccini sui loro figli, dalle persone che traggono vantaggio dalla diffusione di teorie sulla cospirazione a chi inneggia alla lotta contro le violazioni della libertà personale.

Secondo la professoressa Mills siamo di fronte a una “infodemia”, una sovrabbondanza di informazioni, sia reali che false. Ma criminalizzare chi diffonde queste notizie non è facile.

In Francia, Germania, Malesia, Russia e Singapore sono state emanate leggi contro la diffusione di fake news e disinformazione sanitaria, ma le aziende di social media hanno risposto che, non essendo editori, hanno una responsabilità minima sui post. Hanno comunque accettato di intraprendere azioni di fact checking (verifica dei fatti).

La Germania ha imposto dal 2018 alle piattaforme di social media di rimuovere discorsi d’odio o informazioni false entro 24 ore, a fronte di multe fino a 50 milioni di euro. Qualche risultato c’è stato ma in realtà è necessaria una legislazione che guidi le aziende a regolare gli algoritmi e decidere in che misura le informazioni vanno controllate. In Italia, la pubblicazione o la diffusione di notizie “false, esagerate o tendenziose per le quali possa essere turbato l’ordine pubblico” è reato, secondo l’art. 656 del codice penale, di cui esiste una proposta di riforma. Ma la divulgazione di notizie false non idonee a esporre a pericolo l’ordine pubblico non è sanzionata.

La professoressa Mill sostiene che anche il governo, gli scienziati e le autorità sanitarie devono assumersi molte responsabilità. Le loro comunicazioni invece che appesantire le pagine di siti web ufficiali, stracolmi di indicazioni, dovrebbero riempire i social con contenuti coinvolgenti  e permettere anche il dialogo con i cittadini.

Jonas Sivelä, ricercatore presso l’Unità per le malattie infettive, controllo e vaccinazioni presso l’Istituto finlandese per la salute e il benessere non è dello stesso parere. Sul BMJ afferma che le libertà civili, compresa la libertà di parola, possono e devono essere limitate solo in certi casi – per esempio, quando si tratta di incitare attività illegali e violenza. Ma crede che la disinformazione anti-vaccinazione non sia un caso del genere: criminalizzarla potrebbe farla crescere ancora più forte.

E’ normale che vaccini e vaccinazione sollevino preoccupazioni ed è comprensibile che queste vengano espresse. E non sempre negli errori c’è dolo: una ricerca ha rivelato che il 25% degli americani ha involontariamente contribuito alla circolazione di notizie e storie false. A volte vengono diffuse senza l’intento di creare disinformazione.

Il professor Sivelä  è dell’idea che non considerare o non rispondere alle preoccupazioni della gente, e soffocare una discussione pertinente come quella sui vaccini, porterebbe a un aumento della mancanza di fiducia e a una crescita della disinformazione.

La fiducia nelle autorità, nei governi e nel sistema sanitario è invece fondamentale. Esistono soluzioni tecniche per affrontare il problema, come gli sforzi di Twitter e Facebook per fare fronte alle affermazioni false attraverso il fact-checking e l’etichettatura della disinformazione.

Anche il consiglio dell’Unione Europea si sta muovendo già da tempo per contrastare la misinformazione e la disinformazione durante la pandemia. In particolar modo i ministri della UE hanno invitato la Commissione a elaborare e applicare requisiti in materia di trasparenza per le piattaforme online.

La collaborazione con loro ha già portato dei risultati, tanto per cominciare la rimozione di 700.000 video su YouTube contenenti informazioni mediche fuorvianti su Covid-19. Poi una funzionalità in “Search” di Google che mostra l’elenco dei vaccini autorizzati nella località dell’utente quando quest’ultimo chiede informazioni sull’argomento. Mark Zuckerberg ha scelto di agire in maniera drastica su Facebook per arginare il fenomeno con la rimozione di post, storie, annunci ritenuti non credibili e gli account di chi li ha postati e condivisi più volte. Stessa cosa verrà fatta su InstagramTwitter ha ampliato la sua politica in materia di informazioni fuorvianti e da gennaio può segnalare tweet che propongono dicerie prive di fondamento sui vaccini. Microsoft ha aggiunto info sui vaccini sulla pagina di Linkedin e TikTok ha inserito un tag per tutti i video contenenti parole o hashtag correlati ai vaccini anti Covid-19 e un relativo banner con il messaggio “Scopri di più sui vaccini anti Covid”.

Sempre opera della UE le pagine che aiutano a distinguere i fatti dalle notizie false e come riconoscere i bot online e le teorie del complotto. Poi esiste il portale europeo delle informazioni sulla vaccinazione e l’Oms da parte sua ha raccolto i miti più diffusi della pandemia.

E poi ci sono anche le sentinelle onlineVaxFacts è la campagna di NewsGuard (plugin che consente attraverso giornalisti e analisti di verificare l’attendibilità di una notizia web) per contrastare la disinformazione in internet su salute e medicina, ancora di più sui vaccini contro il Covid-19. Grazie al supporto di Microsoft, Kinght Foundation e diversi media, tra cui La Repubblica e La Stampa, è possibile avere accesso gratuito fino al 30 giugno 2021 all’estensione del browser HealthGuard. HealthGuard fornisce valutazione di affidabilità sui siti, segnala quelli che diffondono notizie false sul vaccino anti-Covid- 19 e indirizza verso fonti autorevoli. Insomma, per chi decide di informarsi in modo corretto sui vaccini, gli strumenti per evitare le trappole della disinformazione ci sono e anche numerosi.

Fonte: La Repubblica.it

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