«Che brutta parola, negazionisti: erano quelli che negavano l’Olocausto. Noi non neghiamo proprio niente: ci permettiamo solo di dubitare di quanto ci viene raccontato, sul Covid. Sono loro, semmai, che negano l’evidenza: la mascherina è inutile e dannosa.

La impongono anche ai bambini, a scuola: dobbiamo liberarli».

Così parla Enrico Montesano: c’era anche lui a salutare l’esordio della Milizia Rooseveltiana, ai piedi della statua di Giordano Bruno, arso vivo il 17 febbraio del 1600. «Mi sembra di buon auspicio, un governo che ottiene la fiducia il 17 febbraio dopo aver giurato il giorno 13, altro numero significativo», dice Gioele Magaldi, reduce dalla “cena rivoluzionaria” organizzata dal Movimento Roosevelt al ristorante “L’Habituè”, in violazione del “lockdown serale” imposto ai ristoratori. Poco dopo, in piazza Campo dei Fiori, è intervenuta la polizia per identificare i dimostranti, contestando loro l’infrazione del divieto di circolare dopo le ore 22. «Voglio ricordare – annota Roberto Hechich – che il Cts si era limitato a consigliarla, l’adozione di un coprifuoco, ma solo a partire dalla mezzanotte, e a raccomandare “severi controlli” sulle norme anti-Covid a cena: a far chiudere i locali quindi non è stato il Comitato Tecnico-Scientifico, ma il governo Conte».

Molto nutrita la partecipazione, oltre a quella dei romani: «Ci hanno raggiunti “rooseveltiani” da ogni parte d’Italia: da Milano, Venezia, Napoli e altre città del sud», dice Monica Soldano. Il senso della serata: ricordare al governo (quello neonato, presieduto da Mario Draghi) che un gran numero di italiani – come sottolinea Claudio Testa – non ne possono più, delle restrizioni adottate.

«I cittadini sono stati terrorizzati da un’inaudita violenza psicologica: stanno morendo di paura e tra un po’ anche di fame», protesta la milanese Marina Sandri dell’associazione “Genesi”, che si avvale di medici di fama. «Torniamo a far parlare scienza e coscienza, superando la disinformazione dei media: io stessa – racconta – ho avuto il Covid ma ne sono uscita in pochi giorni, a casa, ricorrendo ai farmaci adatti». “Genesi” animerà – col supporto dei “rooseveltiani” – una manifestazione di protesta, in piazza Duomo a Milano, il 27 febbraio, per chiedere l’immediata riapertura dell’Italia.

«Dobbiamo metterci rapidamente alle spalle questo incubo, fondato sull’enfatizzazione dell’emergenza e anche sulla manipolazione dei numeri», dicono i militanti affluiti da Milano il 17 febbraio nella capitale: «Anche a Roma, purtroppo, molta gente è ancora spaventata, distanziata e mascherata». Sotto il monumento a Giordano Bruno, il leader “rooseveltiano” Gioele Magaldi sintetizza: «Dopo le 18 le nostre città sono morte, e così l’economia, che non si riprende. Invitiamo il governo Draghi a porre fine a questo orrore». Magaldi è fiducioso: non appena il nuovo esecutivo avrà preso il pieno controllo della situazione, è probabile che proceda a un drastico cambio di passo, evitando anche che si ripeta lo scempio dello scorso weekend, con gli impianti sciistici fermati a sole 4 ore dalla ripartenza: in fumo settimane di preparazione e giorni di lavoro, addio alle scorte alimentari approntate da bar e ristoranti, mortificazione di migliaia di dipendenti (assunti per l’ultimo scampolo di stagione turistica invernale ma costretti a restare a casa).

Al Senato, lo stesso Draghi è stato chiaro: imprescindibile il rilancio del turismo, per un paese come l’Italia, e intollerabili le chiusure “a tradimento” come quella dello sci, decise dal ministro Speranza, tuttora al suo posto: «In un paese normale, Speranza si sarebbe già dimesso», annota Magaldi, che segnala l’ultimissima sentenza della Corte di Giustizia dell’Aja: «I magistrati hanno dichiarato illegale il coprifuoco imposto all’Olanda. Speriamo che questo atto giudiziario possa avere un seguito, visto il carattere incostituzionale del coprifuoco italiano». Lo stesso Magaldi non ha dubbi: «Le eventuali sanzioni comminate saranno impugnate e poi respinte in sede giudiziaria, visto che il governo Conte ha interpretato la legge in modo scandalosamente arbitrario». L’obiettivo della manifestazione “rooseveltiana”? Evidente: «Siamo alla follia, se cenare al ristorante è diventato “rivoluzionario”: il Covid è temibile a cena, ma non a pranzo?».

Sotto accusa, l’intero impianto securitario che ha paralizzato l’Italia, facendo crollare l’economia in modo vertiginoso. La verità, ribadisce Magaldi, è che il governo Conte si è aggrappato disperatamente all’emergenza: pur di restare in sella, non ha esitato ad affossare l’Italia. Il bilancio è esplicito: decine di migliaia di vittime, senza contare la catastrofe socio-economica. «Visto che milioni di italiani non vedono l’ora di essere vaccinati, ora finalmente verrà approntata una campagna vaccinale efficiente, e senza imporre il vaccino a chi non lo desidera», sottolinea Magaldi. «Nel frattempo, chiediamo che siano revocate tutte le misure demenziali del governo Conte, che ha chiuso i ristoranti senza nemmeno preoccuparsi di potenziare i trasporti, evitando assembramenti». Sotto lo sguardo di Giordano Bruno, sventolano le bandiere giallo-blu del Movimento Roosevelt. «Il prossimo Primo Maggio saremo ancora qui», chiosa Magaldi, «mi auguro per festeggiare il ritorno alla vita, salutando l’abolizione di tutte le restrizioni che hanno aggravato il “terrore sanitario” e messo in ginocchio il nostro paese, senza minimamente incidere nel contenimento della pandemia».

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