Sequestrati tra l’altro un Patek Philippe da 10mila euro e un bracciale di Tiffany da 14.200. L’indagine della procura di Roma sull’affidamento da 1,25 miliardi fatto da Arcuri a 3 consorzi cinesi per l’acquisto di 800 milioni di mascherine. 1280 contatti telefonici tra Benotti e il Commissario in tre mesi.

Otto persone indagate e quattro società. Svolta nell’inchiesta sull’affare da 1,25 miliardi di euro stipulato dal Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri a 3 consorzi cinesi per l’acquisto di 800 milioni di mascherine avvenuto attraverso l’intermediazione di alcune imprese italiane. Società e imprenditori che, secondo i magistrati romani, avrebbero ottenuto compensi esorbitanti e illegittimi.

I sequestri riguardano le quote societarie della srl Guernica di Roma, disponibilità finanziarie, polizze assicurative, immobili ubicati nella capitale a Pioltello (Milano) e Ardea (Roma), auto e moto di lusso, gioielli e orologi di pregio (svariati Rolex, Patek Philippe e un bracciale Tiffany ) nonché uno yacht. Il tutto per un valore complessivo di circa 70 milioni di euro.

Le accuse ipotizzate dalla procura sono, a vario titolo, ricettazione, riciclaggio, traffico di influenze illecite in concorso e aggravato dal reato transnazionale, illeciti amministrativi in materia di responsabilità amministrativa degli enti. Dalle indagini sarebbe emerso che le imprese italiane che hanno fatto da intermediari avrebbero percepito commissioni per decine di milioni, non erogate però dalla struttura del Commissario.

L’indagine della procura di Roma, condotta dal Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, solleva così il coperchio su quei 71,7 milioni di euro di commissioni che tre improbabili aziende tutte italiane hanno intascato in qualità di mediatori (certificati o occulti) delle tre società cinesi che – attraverso una procedura diretta – hanno ottenuto appalti complessivi per 537,5 milioni di euro dal Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, per la fornitura di mascherine allo Stato italiano.

Al centro dell’inchiesta c’è Mario Benotti, giornalista Rai in aspettativa, che, si legge nel decreto, ha “relazioni personali con Arcuri”. A conferma di questo il procuratore aggiunto Paolo Ielo e i pm Gennaro Varone e Fabrizio Tucci, riportano come tra gennaio e maggio i contatti telefonici tra i due siano 1280 (e quando Arcuri smette di rispondere, Benotti si agita). Ed è proprio quello il punto fondamentale dell’indagine: la  maxi commessa viene aggiudicata per via di un’amicizia. “Lo schema di azione che ne risulta – scrivono i pm – è quello dell’intermediario, il quale, forte del suo credito verso il pubblico ufficiale, ottiene, per sé e per i suoi soci, un compenso per una mediazione andata a buon fine. Tale attività di interposizione è stata svolta dal Benotti ed è fondata sul rapporto personale con il commissario straordinario, e certamente, non su un istituzionale ruolo di rappresentanza di interessi di categoria, o su un ostensibile professionale rapporto di agenzia. Tale rapporto, che non è stato possibile formalizzare in un esplicito contratto avente forma scritta, come si impone ad una pubblica amministrazione, ha conseguentemente causa illecita. L’accesso preferenziale al gradimento di un funzionario pubblico vulnera la sua imparzialità”.

Non a caso, le indagini del nucleo speciale di polizia valutaria della Finanza hanno dimostrato come l’affare, addirittura, si sia concluso prima ancora della nomina ufficiale di Arcuri. “Il primo contratto di fornitura è stato stipulato il 25 marzo, quando la struttura commissariale ancora non esisteva, almeno ufficialmente; ed è sottoscritto dal fornitore cinese il 26 marzo”. Per i magistrati ci sono “alcuni evidenti difetti di conseguenzialità cronologica”. Una situazione che dà “l’idea della informalità con la quale si è proceduto rispetto ad accordi che devono essere intercorse tra le parti in gioco, prima del 10 marzo e dunque ben prima del lockdown nazionale, dichiarato il 9 marzo. In quel momento nessuna norma consentiva ancora deroghe al codice dei contratti, poiché tale liberatoria sarebbe stata prevista soltanto con il decreto Cura Italia. Allo stesso tempo – scrivono i magistrati – evidentemente, vi era già un concerto sui passi legislativi e amministrative da compiere e i ‘facilitatori’ stavano tessendo le relazioni che avrebbero loro consentito i suddetti lauto guadagni”.

Il mediatore certificato, ovvero l’unico di cui ci sia una traccia contrattuale con i fornitori cinesi, è la Sunsky srl controllata al 99% da Vincenzo Andrea Tommasi, il quale si presenta come intermediario, mentre il vero tramite è Benotti. L’arrivo del Covid è una benedizione per questa società milanese che fino al 2019 fattura 1,6 milioni di euro in un settore che non ha nulla a che vedere con la sanità, ma riguarda le consulenze in tema di sicurezza e difesa. Vincenzo Andrea Tommasi è però amico, sempre attraverso il giornalista, di Antonio Fabbrocini, collaboratore di Domenico Arcuri dai tempi di Invitalia e attualmente impegnato nella struttura “acquisti, contratti e fornitori” dell’ufficio del Commissario. In piena emergenza la Sunsky che si aggiudica un fee per la mediazione con le aziende cinesi di 59,7 milioni di euro. Denari che Tommasi spende in parte per un giusto riconoscimento del lavoro profuso, acquistando una barca, un immobile residenziale, orologi e bracciali di lusso, e in parte (53.040 euro) gira a Antonella Apullo, dal 2015 al 2018 funzionario del ministero delle Infrastrutture, segretaria dell’ex-ministro Del Rio, nonché moglie di Marco Bonamico, l’ex-ad di Sogei rimasto coinvolto nell’inchiesta sull’imprenditore Angelo Proietti che ristrutturò la casa di Marco Milanese, allora collaboratore dell’ex-ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Appullo è, soprattutto, in rapporti con Benotti che, secondo l’accusa, sarebbe il vero facilitatore di tutto l’affare perchè amico del Commissario.

Tuttavia, mentre Sunsky ha un contratto con le società cinesi, dall’indagine del Nucleo di Polizia Valutaria emergono altre due società all’apparenza “fantasma”. La prima è la Microproducts IT, alla quale vengono bonificati importi per 12 milioni di euro. La società è controllata dalla Partecipazioni Spa, dove spuntano vecchie conoscenze delle procure italiane. Il primo azionista è Mario Benotti, già consulente della presidenza del Consiglio e amministratore della Banca Popolare di Spoleto, un’esperienza che gli ha comportato un avviso di garanzia e una sanzione dalla Banca d’Italia per violazione delle regole bancarie. Insieme a Benotti, nella compagine azionaria è presente anche Guido Pugliesi, l’ex-amministratore delegato dell’Enav rinviato a giudizio per corruzione e frode fiscale dalla procura di Toma per una serie di appalti alla società Selex Sistemi Integrati del gruppo Finmeccanica. Un reato prescritto nel 2017 che ha permesso a Pugliesi di riciclarsi nel fantastico mondo dell’import-export.

La terza società si chiama Guernica, ha sede a Roma e da maggio a luglio del 2020 ha ricevuto bonifici per 3,8 milioni di euro dalla Wenzhou Light, una delle tre compagnie cinesi coinvolte. Guernica è stata costituita nel marzo del 2018 per produrre e commerciale canapa e prodotti derivati, poi nel maggio del 2020 il suo oggetto sociale è stato modificato così da dare un senso alla pioggia di denari che sarebbero arrivati dalla Cina. La sua amministratrice si chiama Solis Dayanna, ha 23 anni e prima di fare il botto nel business interazionale studiava all’Accademia delle Belli Arti e arrotondava con un lavoretto in un centro estetico. Stando alle ricostruzioni della finanza, anche Dayanna ha fatto festa con le mascherine acquistando Rolex, un’automobile e versando un acconto per una casa da 964mila euro.

Una montagna di anomalie accompagnate da un contorno di assegni a vuoto, operazioni bancarie sospette, trasporti di mascherine su voli di companie israeliane che non risultano essere partiti dalla Cina, rimesse di cittadini cinesi in Italia a un passo dai limiti di legge. Una spy story internazionale che da Wenzhou conduce direttamente negli uffici del Commissario delegato dal governo, Domenico Arcuri. I pm, dopo avere analizzato documenti, conti correnti e telefoni scrivono: “Si delinea così la nascita di un comparto organizzato per la conclusione di un lucroso patto (occulto) con una pubblica amministrazione; un comitato d’affari, nel quale ognuno dei partecipi ha messo a servizio del buon esito della complessa trattativa la propria specifica competenza, ricevendone tutti un lauto compenso per l’opera di mediazione compiuta: Mario Benotti verso Andrea Vincenzo Tommasi (unitamente al suo socio Daniele Guidi) e Jorge Solis e, tutti, verso il fornitore cinese. Le intercettazioni hanno dimostrato l’esistenza di un accordo tra Tommasi e quello che quest’ultimo definisce il suo “partner nell’affare delle mascherine”, Guidi, nonchè tra il duo Tommasi/Benotti e Jorge Solis, per la migliore conclusione dell’affare in discorso. Le conversazioni captate portano a ritenere che mentre Tommasi e Guidi hanno curato l’aspetto organizzativo e, in particolare, i numeri voli aerei necessari per convogliare in Italia un quantitativo così ingente di dispositivi di protezione, compiendo i necessari investimenti, Jorge Solis sia stato in possesso del necessario contatto con la Cina e sia stato conoscitore delle specifiche del prodotto, tali da renderlo funzionali all’uso”.

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