Sarebbe del tutto lontano dal vero pensare i più grandi nomi della letteratura e della storia italiana come figure umane completamente perse nella loro serietà e unicamente dedite al loro lavoro: un esempio perfetto a supporto di questa affermazione è quanto avvenne tra Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini nel 1521, in una divertente scena di vita reale.

Parliamo di due delle figure più eminenti nell’intera storia letteraria della nostra nazione. Eppure, a quanto pare, il sentimento scherzoso pervadeva anche leggende come loro: in un simpaticissimo scambio epistolare risalente appunto ai primi anni del ‘500, i due, già conosciutisi per le circostanze e per via delle rispettive famiglie nella comune Repubblica di Firenze, passarono del tempo a deridere e prendere decisamente in giro gli abitanti del luogo ove Machiavelli si diresse per un breve periodo. (L’evento viene riconosciuto storicamente da alcuni come “La repubblica degli zoccoli“)

A Carpi infatti, l’autore de “Il Principe“, stette per vario tempo; era un segretario fiorentino inviato in missione dalla Signoria di Firenze presso i frati convenuti a Carpi da tutte le province d’Europa, in merito a una disputa per delle terre e alla ricerca di un predicatore per la propria città. Per Niccolò tali compiti erano una vera e propria bazzecola; la sua importanza politica era calata negli anni precedenti per essersi avvicinato alle fazioni sbagliate e ora era costretto ad accontentarsi di questi impegnucci di poco conto.

Così, per sdrammatizzare, pur ammettendo con l’amico Francesco la poca gioia di svolgere questi compiti, si accordò con esso per beffare gli abitanti e, in qualche modo, anche se stesso. I due decisero di far credere agli abitanti di Carpi, presso i quali ovviamente Machiavelli era ben conosciuto, che egli stesse lì per svolgere un compito importantissimo e segretissimo, magari riguardante un’imminente guerra o chissà cos’altro: da lì i comportamenti, a volte anche accordati tra i due scrittori, scelti appositamente per far sorgere dubbi/preoccupare gli abitanti della città ospitante, che infatti rimanevano sbalorditi e attoniti alla visione dell’intellettuale!

Le scene che possiamo ancora oggi vivere attraverso le lettere, sembrano creare una vera e propria “commedia reale”, nella quale ciò che viene detto e raccontato coincide esattamente con la realtà; per questo, anche il tempo della beffa e della scrittura talvolta paiono convivere (alcune parti sono probabilmente scritte mentre Machiavelli viene osservato dalle persone di Carpi), cosicché in alcuni casi sembri di star proprio guardando/leggendo una scena di teatro improvvisato.

Perdipiù, in quei giorni il Machiavelli se ne stava ospite di un prete, tal Sigismondo Santi, al quale, sempre di comune accordo con Guicciardini il quale dal canto suo partecipava scrivendo al chierico, l’autore de “Il Principe” si divertì a scroccare vitto e alloggio molto più del dovuto.

Il rapporto tra i due, come già detto, non iniziò certo con queste 6 lettere e non finì qui: pur mossi da pensieri diversi, si trovarono fin dalla nascita a contatto nella ristretta élite di famiglie fiorentina, e non poterono mai fare a meno di incontrarsi anche a livello letterario, nel quale le differenze non fecero mai prevalere la rivalità rispetto a un corretto interscambio di pensieri distanti, arrivato talvolta a vere e proprie collaborazioni.

 

By Simone Chiani

Nato nel 1997. Viterbo. Diplomato al Liceo Psicopedagogico e laureato in Lettere Moderne. Autore dei libri Evasione (Settecittà, 2018) e Impronte (Ensemble, 2020).

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