Viterbo –  Ogni piazza una fontana, a Viterbo,  Città dei Papi, delle belle donne e, soprattutto,  delle belle fontane.

Il giudizio sulla leggiadria e la bellezza delle native locali è soggettivo e suscettibile di mille interpretazioni, mentre evidente è il valore storico ed estetico delle fontane del centro storico di Viterbo. Iniziamo il nostro tour della bellezza fra le acque al centro storico, dove dieci fontane monumentali, ascrivibili a un periodo che va dal ‘200 al ‘600, arricchiscono le piazze e costituiscono un grande patrimonio artistico e un interessante percorso attraverso l’arte e la necessità dell’approvvigionamento idrico funzionale alle vitali esigenze dei cittadini.

Fin dalle epoche più remote, Viterbo ha sfruttato la grande ricchezza d’acqua proveniente dai Monti Cimini per decorare non solo le piazze più belle, ma anche vie e cortili di palazzi signorili con meravigliose fontane dalle diverse forme.

Queste opere d’arte vantano quasi 1000 anni di storie, aneddoti curiosi e leggende.

Esse erano talvolta simbolo di ricchezza e potere; altre volte servivano per fornire un quartiere di un punto di incontro e di riferimento per l’intera comunità; altre ancora per fornire acqua per i campi e le case.

Nei secoli passati, le maestranze locali hanno saputo canalizzare a meraviglia “le chiare  fresche e dolci acque” provenienti dai Cimini per rifornire la città e alimentare questi gioielli in peperino che adornano Viterbo.

Il “tour delle acque” può iniziare da Fontana Grande, situata nell’omonima piazza, facilmente raggiungibile da Porta Romana. Essa è considerata la più bella e importante fontana viterbese
Una sua  riproduzione è collocata sull’isola greca di Rodi. Le fonti storiche la fanno risalire alla seconda metà del ‘200, con  restauri durante il ‘400.

Fontana Grande è un misto di stili diversi che la rendono unica e originale.

La preziosità dell’acqua era ben nota nel periodo medievale e, una volta esaurita la sua funzione primaria, l’acqua delle fontane veniva riutilizzata in molte altre circostanze, anche in luoghi situati in posti lontani dal centro città.

Abbeveratoi per animali, fontanili, lavatoi e vasche di raccolta acqua erano parte integrante di un sistema complesso volto a un riutilizzo intelligente, regolato da norme molto precise e severe.

Oltre a Fontana Grande, fra le più famose fontane viterbesi ci sono:

– La Fontana “del Piano” di Pianoscarano, quartiere storico confinante con San Pellegrino.

Al centro della piazzetta, illuminata dal sole, sopraelevata da alcuni gradini, la fontana si presenta in tutta la sua semplice bellezza.

È stata realizzata nel 1200, dopo che quella originale era stata distrutta nel 1376 per ordine del papa Urbano V per reazione alla rivolta dei viterbesi contro un evento increscioso. Sembra che un soldato papalino, di lingua madre francese – discutendo con una donna, che contestava il suo comportamento scorretto nell’utilizzo dell’acqua (ci stava lavando un cane) – l’avesse uccisa.

È stata ricostruita quasi fedelmente. La  fontana ha il corpo centrale esagonale. Nei sei lati ci sono la figura di un leone, simbolo della città; e di cinque volti umani.
Da ogni bocca escono altrettante cannelle, lunghe ed arcuate, in metallo; che alimentano la fontana.

– Un’altra  fontana “a Fuso” prende il nome dalla vicina chiesa di “San Giovanni” in Zoccoli, in piazza Dante.

E’ stata realizzata nel1246, come risulta dall’iscrizione sul fuso stesso.

Nella parte centrale ci sono, in rilievo, quattro teste di leone dalle quali escono altrettante cannelle per l’acqua.

In cima al fuso c’é una decorazione con quattro foglie racchiuse a foglia di bocciòlo.
Nel fusto c’è un’altra data: 1731. Si riferisce all’anno in cui è stata spostata lateralmente rispetto al centro della piazza e dove é ancora oggi collocata.

La fontana “della Crocetta”, é una delle più antiche “a Fuso”. Risale alla prima metà del XIII secolo, ed è situata nell’ omonima piazza, di fronte alla chiesa di Santa Maria del Poggio.

Il termine “crocetta” richiama l’Ordine religioso dei Crociferi, che dal ‘600 si era stabilito nella chiesa.

La fontana viene anche definita “di Santa Rosa” perché é legata ad uno dei miracoli, che avrebbe realizzato la patrona della città.

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Da bambina abitava nei pressi; ed anche lei andava ad attingere l’acqua. Un giorno un’altra bambina mentre riempie la brocca, le scivola e si rompe. Per paura di essere rimproverata accusa la giovane santa. La quale, senza scomporsi, raccoglie i cocci, li avvicina e…la brocca torna intatta.

La fontana é stata costruita su due scalini per pareggiarne l’altezza rispetto al livello stradale.

Il fuso al centro della vasca circolare é decorato con tre teste: di uomo, donna e leone. Mentre nella parte superiore un bassorilievo raffigura un cane che corre.

Splendide ed imponenti sono poi la fontana della grande piazza della Rocca, che domina il centro della città; la fontana di piazza delle Erbe con i suoi leoni, la fontana di San Faustino e della Morte.

 

 

Quest’ultima, situata nell’omonima piazza,  è una fontana medievale del XIII secolo dalla caratteristica forma a fuso. È sicuramente una delle più antiche di Viterbo. Prende il nome di San Tommaso dalla chiesa cui apparteneva ma è più conosciuta come “Fontana della Morte”.

Deve questo nome alla compagnia della “Buona morte” che aveva la propria sede nella chiesa e che come scopi aveva quello di assistere i moribondi e quello di provvedere alla sepoltura dei morti delle campagne.

Dall’ammirazione delle fontane a un tuffo nelle acque termali, a Viterbo, quando si parla di acqua, c’è l’imbarazzo della scelta.

Ben venga l’opera di manutenzione per preservarne bellezza e valore.

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