All’alba dell’unità d’Italia, la scelta più naturale per la capitale del nuovo stato sembrava essere Napoli.

A quei tempi, la popolazione della città partenopea era pari alla somma degli abitanti di Roma, Milano e Venezia; Napoli era sede di primarie istituzioni economiche e culturali, aveva un centro monumentale e un grande e importante porto.

Napoli  dunque era l’unica città italiana che potesse confrontarsi con le altre grandi capitali europee.

Roma era una città di medie dimensioni, profondamente diversa da come è oggi:  il Colosseo era circondato da campi coltivati e pascoli e il Vaticano si trovava ai limiti del centro abitato.

Nonostante ciò, Roma aveva un significato ben più importante, che ne giustificava la scelta e non solo per l’eredità dell’Impero romano.
Roma era in primo luogo la capitale della Chiesa Cattolica, il potere che era in antitesi con stessa unità d’Italia: scegliere come capitale una qualsiasi altra città, o addirittura lasciare Roma fuori dallo stato unitario, avrebbe significato permanere in uno stato di conflitto perenne tra i due poteri.

Inoltre la posizione era invidiabile: con la sua centralità geografica e storica, Roma fu scelta per diventare la definitiva capitale del Regno d’Italia.

Già il 25 marzo 1861 Cavour aveva fatto un lungo discorso:
“La scelta della capitale è determinata da grandi ragioni morali. È il sentimento dei popoli quello che decide le questioni ad essa relative.

Ora, o signori, in Roma concorrono tutte le circostanze storiche, intellettuali, morali, che devono determinare le condizioni della capitale di un grande Stato. Roma è la sola città d’Italia che non abbia memorie esclusivamente municipali; tutta la storia di Roma dal tempo dei Cesari al giorno d’oggi è la storia di una città la cui importanza si estende infinitamente al di là del suo territorio, di una città, cioè, destinata ad essere la capitale di un grande Stato.[…]. Convinto di questa verità io mi credo in obbligo di proclamarlo nel modo più solenne davanti a voi, davanti alla nazione, e mi tengo in obbligo di fare in questa circostanza il patriottismo di tutti i cittadini d’Italia e dei rappresentanti delle più illustri sue città, onde cessi ogni discussione in proposito, affinché noi possiamo dichiarare all’Europa, affinché chi ha l’onore di rappresentare questo paese a fronte delle esteri e potenze possa dire: la necessità di avere Roma per capitale è riconosciuta e proclamata dall’intiera Nazione.[…].

Ho detto, o signori, e affermo ancora una volta che Roma, Roma sola deve essere la capitale d’Italia”.

Nella seduta del 27 marzo 1861 la Camera approvò alla quasi unanimità: “che Roma, capitale acclamata dalla opinione nazionale, sia congiunta all’Italia”.

Tuttavia, non sembrava vicina nel 1861 la possibilità di trasferire veramente a Roma la capitale. Lo Stato Pontificio godeva della protezione della Francia di Napoleone III e nel 1864, con la Convenzione di Settembre, lo stato italiano si impegnò a non cercare di occupare Roma, sottoscrivendo un apposito trattato con Napoleone III.

Per questa ragione, l’anno successivo la capitale d’Italia venne trasferita da Torino a Firenze, avvicinandosi però geograficamente a Roma.

Nel 1870, però, la Francia fu messa alle corde nella guerra Franco-Prussiana e Napoleone III fu costretto a richiamare le proprie truppe da Roma: il Regno d’Italia colse questa opportunità e il 20 Settembre 1870 entrò in città attraverso la Breccia di Porta Pia, annettendo così Roma al Regno d’Italia e proclamandola come propria Capitale l’anno successivo, il 21 Gennaio 1871.

Il 3 febbraio,  esattamente 150 anni fa, Roma veniva proclamata capitale del Regno d’Italia e per la Città dei Papi – espugnata dai bersaglieri comandati dal generale Raffaele Cadorna il 20 settembre 1870 con la breccia nella cerchia delle mura aureliane, nei pressi di Porta Pia – iniziò una delle più imponenti modifiche urbanistiche, architettoniche e funzionali.

Con la legge del 3 febbraio 1871, n. 33, fu dunque deciso il trasferimento della sede del governo da Firenze alla Città Eterna. Il trasferimento ufficiale si realizzò il 1° luglio successivo. Il giorno dopo, 2 Luglio 1871, il re Vittorio Emanuele II fece ufficialmente il suo ingresso solenne nell’Urbe per insediarsi al Quirinale visto che, sempre il 3 febbraio 1871, era stato  approvato il relativo regolamento per il trasferimento del governo a Roma e nominata la commissione governativa con il compito di attuare, coordinare e sovrintendere a tutte le operazioni per l’insediamento degli organi di governo nella nuova Capitale.

Il nuovo Re si insediò così in quello che era stato il palazzo del Papa, uno dei più grandi al mondo, sul colle più alto della città.

Il Papa non accettò l’unificazione d’Italia e si rifugiò nel Vaticano, dando luogo alla rinomata “questione romana”, ovvero la disputa politica fra il governo italiano e il pontefice: questa si concluse l’11 febbraio 1929, quando Pio XI e Mussolini firmarono i Patti Lateranensi con cui si riconobbe legalmente lo Stato Vaticano.

La data del 3 febbraio ha una pura valenza simbolica, perché in realtà,dal punto di vista storico, le due date importanti sono la presa di Porta Pia e poi il plebiscito del 2 ottobre del 1870.

Tuttavia, il 3 febbraio sancisce l’avvio di una nuova stagione.
Roma subì profonde trasformazioni grazie a questo passaggio di status, diventando più aperta all’Europa e più moderna.

Da subito furono scelte le sedi delle massime istituzioni: il Palazzo del Quirinale, già residenza estiva del Papa, fu destinato a Palazzo reale; a Palazzo Madama, già sede del Ministero delle Finanze pontificio, fu insediato il Senato; a Palazzo Montecitorio, già sede dei tribunali, fu insediata la Camera dei Deputati, convertendo in aula il cortile centrale.

Sono trascorsi centocinquanta anni da allora.

In occasione della ricorrenza, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scritto: “Il Paese assicuri sostegno per le sue funzioni. Roma può dare tanto allo sviluppo del Paese. Con questa consapevolezza la comunità nazionale deve assicurare il sostegno necessario affinché le funzioni della Capitale siano svolte al meglio e creino così vantaggi per l’intero sistema”.

Oggi, l’iniziativa pubblica organizzata dalla sindaca Virginia Raggi è una lectio magistralis, che Paolo Mieli ha tenuto ai Musei Capitolini davanti a una delegazione di studenti romani. L’ex direttore del Corriere della Sera ha parlato di ‘Roma Capitale di tutti gli italiani’. Oggi sono anche stati presentati ufficialmente sia il francobollo dedicato ai 150 anni della proclamazione di Roma Capitale, realizzato dal Campidoglio, insieme al Ministero della Sviluppo economico, all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e a Poste Italiane che la moneta coniata dalla Zecca dello Stato per l’anniversario. Su di essa è rappresentato il volto della Dea Roma, una scultura realizzata da Angelo Zanelli che si trova al centro dell’Altare della Patria.

Da questo importante anniversario, Roma dovrebbe ripartire per una nuova riqualificazione politica, culturale, umanitaria, ambientale e per assumere un ruolo ancora più importante a livello europeo.
Roma di nuovo “caput mundi” o, per dirlo in romanesco, sulle note di Antonello Venditti,”Roma capoccia”.

Tutti noi glielo auguriamo.

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