Mascherine, ventilatori, App Immuni, banchi scolastici e piano vaccini. Ora spunta un dossier di Fratelli d’Italia che punta a mettere il commissario Domenico Arcuri davanti alle sue responsabilità.

Mascherine, ventilatori, App Immuni, banchi scolastici e piano vaccini. Su tutti questi temi Fratelli d’Italia ha stilato un dossier con cui intende “incastrare” il commissario straordinario Domenico Arcuri per la sua pessima gestione della pandemia.

Il documento, che ilGiornale.it ha potuto visionare in esclusiva, racchiude tutti gli errori e le inadempienze compiute dal presidente di Invitalia a cui, lo scorso marzo, il governo Conte-bis ha affidato il compito di lavorare per il contrasto all’emergenza Covid-19.

L’epidemia era arrivata da pochi mesi, ma aveva già imposto il lockdown nazionale e l’Italia aveva un’enorme difficoltà nel reperire i cosiddetti dpi, dispositivi di protezione individuale. “Ogni papà con un euro potrà comprare due mascherine ai suoi figli”, aveva assicurato Arcuri in una delle sue tante conferenze stampa. Erano, poi, sorte molte polemiche sulla sua decisione di imporre un prezzo politico sulle mascherine con lo scopo di combattere gli speculatori. “Peccato che nel frattempo farmacie e rivenditori avevano già fatto scorte a prezzo di acquisto bel superiore rispetto quello fissato da Arcuri, tanto che, dopo la sua ordinanza, le mascherine sparirono dalla circolazione”, si legge nel dossier dove, inoltre, si sottolinea che “gli esercenti avevano smesso di vendere per non andare in perdita ed esaurita rapidamente la merce residua, smettono di ordinarla”. Della “vicenda mascherine”, poi, se ne occuperà anche la magistratura aprendo un’indagine su un pagamento da società cinesi a due italiani, il giornalista Mario Benotti e l’imprenditore Andrea Tommasi. Il primo ci ha inviato una nota in cui ha specificato: “Il mio lavoro svolto nel pieno di una crisi pandemica nel Paese per fornire una ingente quantità di mascherine, come richiesto dalla struttura del commissario governativo, non è stata remunerata con un compenso adeguato all’importanza dell’opera svolta, riconosciuta a posteriori, regolarmente fatturata, e saldata dai produttori e non dal governo italiano. L’attività svolta non ha avuto come oggetto un affare illecito, ma è servita a fornire in tempi eccezionalmente rapidi richiesti dalle drammatiche circostanze, i dispositivi di protezione di cui il Paese aveva in quel momento urgente e indifferibile bisogno.

Il nome di Arcuri non risulta nel registro degli indagati, ma i meloniani si chiedono: “Perché per stabilire un contatto con un gruppo cinese che ha radici a Settimo Milanese c’è stato bisogno dell’intermediazione di Tommasi, Solis e Benotti?”. Ma, come se non bastasse, la trasmissione Stiscia la notizia scopre che le mascherine prodotte da Fca per la distribuzione nelle scuole non sono a norma. E, sempre sulle mascherine, Arcuri è stato indagato per corruzione, ma i pm hanno prontamente chiesto l’archiviazione. Sui sequestri e dissequestri dei respiratori prodotti dalla Medtronic ha, invece, cercato di far luce il programma Report, ma durante la conferenza stampa del 2 maggio, Arcuri “incalzato, si mette a parlare di calcio e di fedi calcistiche”, si ricorda nel dossier.

L’App Immuni si rivela un ennesimo flop perché, come ammetterà lo stesso Arcuri, il sistema di tracciamento non ha dato i risultati sperati e perché qualcosa non torna nell’affidamento che avviene il 16 aprile con una procedura rapidissima, sulla base della comunicazione del 10 aprile del ministro dell’Innovazione Paola Pisano dopo che la task force data driven aveva indicato l’App Immuni come la migliore. Solo in seguito, dall’esame dei rapporti della suddetta task-force, si apprende che, in realtà, gli esperti del ministero della Pisano avevano consigliato di usare parallelamente sia Immuni sia CovidApp, un’altra applicazione per il tracciamento dei positivi. “Il Ministro, dunque, – si legge nel dossier – ha fornito alla Presidenza del Consiglio indicazioni parziali, non ha riportato i risultati dell’analisi effettuata dai membri della task force incaricata, ai quali peraltro prima dell’accettazione dell’incarico aveva fatto firmare un accordo di riservatezza, che impediva in buona sostanza di rivelare fatti inerenti lo svolgimento del proprio servizio e infine ha orientato le decisioni del Commissario imponendo di fatto un soggetto che non era risultato il migliore in graduatoria”. Un atto giudicato “gravissimo” dall’opposizione perché conferma“l’assoluta inadeguatezza di questo governo”.“E dunque su un tessuto già intriso di illegittimità e di chiare violazioni della privacy, si insinuano anche gravi opacità nell’aggiudicazione del servizio”, è la chiosa finale in tema di fallimento del tracciamento.

Arcuri, col decreto Semplificazioni, viene inoltre investito del compito di reperire tutti gli arredi scolastici necessari per tornare in classe in sicurezza, in particolare i banchi monoposto. Ne servono la bellezza di due milioni entro settembre. E cosa fa il nostro “Der Kommissar”? Poco prima di settembre, con un ritardo a dir poco clamoroso, indice un bando da 45 milioni per trovare i banchi monoposto necessari. L’appalto viene vinto da 11 imprese, tra cui la Nexus made Srl, specializzata nell’organizzazione di eventi, con capitale sociale di appena 4mila euro. Nonostante ciò, la Nexus aveva garantito la fornitura di 180mila arredi al costo di 247,80 euro l’uno. La Lega, a tal proposito, ha interpellato Invitalia, la quale ha assicurato di non mai stipulato alcun contratto con la Nexus. “Ci domandiamo, però, come sia stato possibile un cortocircuito di questo tipo. Com’è possibile che una società operante nel campo degli eventi, abbia potuto partecipare – e vincere! – a un bando per la fornitura di arredi scolastici”, è il quesito che affligge gli autori del dossier.

E che dire delle siringhe “luer lock”, tanto decantate da Arcuri? Nel programma Quarta Repubblica si è dimostrato che non è assolutamente vero che il loro acquisto era stato raccomandato dalle case farmaceutiche, mentre è risaputo che sono le siringhe più care e introvabili sul mercato. La struttura commissariale di Arcuri, inoltre, all’inizio della campagna vaccinale, aveva rifornito alcune Regioni quali la Lombardia, la Liguria, il Piemonte e la Calabria di siringhe e aghi non idonei per somministrare il vaccino. “Sarebbero circa 46 mila le siringhe sbagliate inviate nella regione guidata da Attilio Fontana”, si legge nella relazione che incastra Arcuri, il cui stipendio da presidente di Invitalia, come ha rivelato il Domani, è oggetto di indagini da parte della Guardia di Finanza.

Infine, i padiglioni-primula, progettati dall’archistar Stefano Boeri. “Per prima cosa ci chiediamo se davvero fosse necessario allestire una serie di padiglioni come “spinta” alla vaccinazione di massa. Non si sarebbe forse potuto trovare un altro modo (meno costoso) per rispondere all’esigenza, di certo nobile e sentita, di promuovere la profilassi da Covid-19?”, si domanda l’opposizione di centrodestra che userà questo dossier come base per un’interrogazione parlamentare sull’operato di Arcuri. Anche nel caso dei padiglioni-primula, il bando è stato pubblicato quasi fuori tempo massimo, il 20 gennaio, ma a destare preoccupazione sono le condizioni stabilite. Le aziende che partecipanti al bando di gara hanno solo una settimana per presentare un’offerta tecnico-economica e appena trenta giorni per la progettazione esecutiva e la realizzazione di 21 padiglioni (uno per Regione). Il testo prevede anche i tempi di risposta dell’intervento di riparazione molto celeri: al massimo 30 minuti. “Ad essere maliziosi verrebbe da pensare che, o chi ha redatto il bando è totalmente ingenuo ed estraneo al settore o qualcuno ha già pronto tutto da inizio dicembre”, si legge nel documento dove si dimostra, numeri alla mano, che il progetto ha dei costi eccessivamente elevati. “Ma la chicca finale – è la chiosa – è la parte in cui il bando precisa che ‘la presentazione dell’offerta non vincola il Commissario straordinario ad affidare la realizzazione dei padiglioni’”.

Fonte: Il Giornale.it

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