Esattamente un anno fa a Roma, nella notte tra il 29 e il 30 gennaio, una coppia di cittadini cinesi in vacanza nella capitale, veniva trasferita dalla loro stanza d’hotel all’ospedale Lazzaro Spallanzani.

Per la prima volta i cittadini romani e tutti gli italiani, con il volto impaurito di due signori di 66 e 67 anni, facevano i conti con il coronavirus che fino a quel momento sembrava una malattia lontana di cui non preoccuparsi troppo. Per la prima volta vedevamo sanitari scendere dalle ambulanze coperti da tute bianche isolanti. Da quel giorno la nostra vita avrebbe cominciato a cambiare sempre più rapidamente insieme al diffondersi della malattia, fino a modificare radicalmente le nostre abitudini di vita, a stravolgere il paesaggio delle nostre città a costringerci chiusi in casa per lunghe settimane, a diffidare degli abbracci, a indossare le mascherine e a rispettare i divieti.

La sera del 30 gennaio è il premier Giuseppe Conte ad annunciare al Paese che è stato registrato il primo caso di Covid-19 in Italia, viene promulgato lo stato di emergenza sanitaria e l’ospedale Spallanzani emette il primo bollettino per aggiornare sull’andamento delle condizioni dei due cinesi, abitudine che mantiene tutt’ora per fotografare la situazione all’interno dell’istituto e che diventa un rito collettivo, un’abitudine così come le conferenze stampa e i discorsi sullo stato dell’epidemia. La comitiva con cui viaggiavano i due coniugi viene rintracciata in autostrada e tutti vengono posti in isolamento. Comincia il tracciamento degli spostamenti di marito e moglie che arrivavano proprio dalla provincia di Wuhan, da dove il virus si è diffuso in tutto il mondo, e avevano viaggiato su e giù per l’Italia per un mese. Il giorno successivo viene dichiarato lo stato d’emergenza e tutti i voli da e per la Cina vengono bloccati. Da quel momento sarà un continuo di falsi allarmi e segnalazioni, con la preoccupazione che cresce giorno dopo giorno fino a quando a Codogno esplode il primo vero focolaio italiano.

Un mese e mezzo prima del lockdown, e diverse settimane prima che i contagi cominciassero a farsi preoccupanti, Roma e il sistema sanitario del Lazio cominciava a organizzarsi per rispondere all’epidemia. Facendo un bilancio a un anno dal primo caso di covid registrato nella capitale, il direttore sanitario dello Spallanzani Francesco Vaia ha sottolineato come “Roma e il Lazio sono stati in controtendenza rispetto al resto d’Italia. Come sistema sanitario Regione abbiamo affrontato molto bene pandemia”. E forse quelle settimane di anticipo sono state fondamentali, così come la presenza di una struttura specializzata in malattie infettive come lo Spallanzani, con personale che negli anni ha affrontato la Sars, l’Ebola e le principali minacce provenienti dai virus in tutto il mondo.

I due coniugi cinesi saranno dimessi solo il 19 marzo, dopo quasi due mesi di ricovero e la terapia intensiva. Alle dimissioni seguiranno lunghe settimane di riabilitazione. Mentre l’uomo e la donna lasciavano l’ospedale, lanciando un messaggio di speranza e ringraziando tutti i medici e gli infermieri, il nostro sistema sanitario comincia a conoscere davvero la malattia e noi tutti entriamo in un altro mondo dove viviamo ancora oggi. La speranza è che tra un anno racconteremo un’altra storia ancora grazie all’arrivo del vaccino.

 

Fonte: FanPage

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *