Domenico Mignosa è un ristoratore della provincia di Siracusa. Ha aperto il suo locale esattamente una settimana prima dell’inizio della pandemia ed è rimasto tagliato fuori dai ristori perché per il governo non ha rilevato cali di fatturato nel 2020 rispetto all’anno prima. Racconta la sua storia a Iene.it

Ho aperto il ristorante una settimana prima della pandemia. Per questo non rientro negli aiuti del Decreto Ristori”. Domenico Mignosa è un giovane ristoratore di Melilli, un paese di 13mila abitanti della provincia di Siracusa. Lui ha avviato la sua attività il 16 febbraio 2020, esattamente sette giorni prima che l’Italia piombasse nell’incubo del coronavirus con i primi casi.

Il 23 febbraio il presidente del Consiglio emette il primo decreto con le zone rosse tra Lombardia e Veneto, dopo un paio di settimane tutta l’Italia si ritrova nella stessa situazione. “Avevo appena lasciato il mio lavoro come vigilante per investire tutto in questo ristorante nel centro del mio paese”, racconta Domenico, 26 anni. Nel suo locale da 120 coperti lavorano con lui due dipendenti con contratto a tempo determinato: “Dopo il primo caso accertato in Lombardia, anch’io in Sicilia ho notato un calo di clienti. Via via tutti hanno annullato le prenotazioni e la situazione è precipitata con la Festa della donna”. Per l’8 marzo aveva in programma una serata con mimose, intrattenimento e cene: tutto annullato. “Abbiamo dovuto buttare tutto ed è stato il primo danno economico di una lunga serie”, racconta Domenico.

Da quel momento anche per il suo locale inizia la prima lunga parentesi del lockdown della scorsa primavera. Riapre il 18 maggio con l’inizio della Fase 2 e le nuove regole di distanziamento sociale previste anche per gli esercizi commerciali. “Abbiamo dovuto più che dimezzare i coperti passando da 120 ad appena 48. Per fortuna la metratura del locale mi ha evitato la spesa dei plexiglass garantendo la sicurezza e le distanze tra i tavoli”, dice. In questa prima fase Domenico riceve i primi aiuti per le partite Iva previste dal governo Conte: “Per due volte ho ricevuto il bonus da 600 euro, ma nient’altro”.

Arriva l’estate e anche la clientela. “Nelle settimane estive ho cercato di organizzare sempre qualcosa di nuovo per far conoscere il mio locale”, racconta Domenico. “Ma anche solo avere una band a suonare per una sera per me ha rappresentato un costo”. Le settimane passano e con l’arrivare dell’autunno torna l’incubo di un’altra chiusura. “Il record per il mio locale è stato una sera poco prima di Natale, poi sono tornati i divieti”. In queste prime settimane del 2021, la Sicilia è zona rossa e per Domenico significa solo lavorare con l’asporto fino alle 18 oppure con le consegne a domicilio fino alle 22.

Non mi sono pentito di aver lasciato il mio lavoro da vigilante, ma sono stufo dello Stato che non ci aiuta”, dice. E sì, perché per lui c’è stata anche una doccia gelata. Domenico non rientra negli aiuti previsti dal Decreto Ristori: “Ho iniziato a fatturare nel 2020, l’anno prima non esistevo e per il governo la pandemia non mi ha causato cali di fatturato”. Un caso simile a quello di Gerardo Miccoli. “Per l’Agenzia delle entrate non ho avuto cali rispetto al 2019, peccato che all’epoca fossi chiuso”, ci ha detto raccontandoci la sua storia (clicca qui per l’articolo).

 

Fonte: Iene

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