Inutile stare a ricordare chi fosse la giovane ebrea tedesca, e perché la sua fama sia ancora oggi così elevata: intendiamo piuttosto proporvi in maniera diretta qualche passo del suo struggente diario, probabilmente sconosciuto nell’effettivo ai più, in modo da ricordarvi di apprezzare sempre ciò di cui potete godere ogni giorno, a differenza sua, anche in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo attualmente: della vita.

Innamorata platonicamente (e forse, in un tale momento dello sviluppo, non solo platonicamente) del padre, fin dalle prime pagine dell’opera si mostrano candidi e puri anche tutti gli altri sentimenti di una bambina con un’intelligenza fuori dal comune, matura molto più dell’età posseduta e desiderosa di pianificare una vita da sfruttare appieno. Una precocità mentale che traspare in modo limpidissimo in frasi del tipo:

“Una cosa però l’ho imparata: per conoscere bene la gente bisogna averci litigato seriamente almeno una volta.
Solo allora puoi giudicarne il carattere.”

“Non penso a tutta la miseria, ma alla bellezza che rimane ancora.”

E questa ultima testimonia una capacità di rimanere cognitivamente lucida anche dinnanzi a situazioni disumane, condizioni che noi oggi non possiamo minimamente immaginare.

Una ragazzina nel pieno della crescita, talmente cosciente di sé e del mondo circostante da riuscire a scavarlo in modo davvero profondo:

“Penso che quello che mi sta accadendo sia meraviglioso, e non solo per quello che si può vedere del mio corpo, ma tutto quello che sta crescendo dentro. Non ho mai discusso di me stessa o rivelato alcune di queste cose a qualcun altro. Questo è il motivo per il quale ho parlato con me stessa di queste cose”

“I genitori possono solo dare ai figli buoni consigli o indirizzarli sulla buona strada, ma la formazione definitiva della personalità di una persona è nelle mani della persona stessa.”

Talmente attenta al mondo e abituata all’indagine di esso da far sembrare, talvolta, che il suo diario sia stato scritto/ritoccato da qualche esperto di narrativa dopo la sua scomparsa:

“È davvero meraviglioso che io non abbia lasciato perdere tutti i miei ideali perché sembrano assurdi e impossibili da realizzare.
Eppure me li tengo stretti perché, malgrado tutto, credo ancora che la gente sia veramente buona di cuore. Semplicemente non posso fondare le mie speranze sulla confusione, sulla miseria e sulla morte. Vedo il mondo che si trasforma gradualmente in una terra inospitale; sento avvicinarsi il tuono che distruggerà anche noi; posso percepire le sofferenze di milioni di persone; ma, se guardo il cielo lassù, penso che tutto tornerà al suo posto, che anche questa crudeltà avrà fine e che ritorneranno la pace e la tranquillità.” 

Una pace, dunque, ricercata a prescindere dalla situazione, se non in terra, in cielo. Aldilà che, implicitamente (forse neanche troppo) viene invocato nella sua essenza peggiore per prendersi il demone che era Adolf Hitler:

“Cara Kitty, l’animo mi si apre alla speranza, finalmente va bene! Sì, davvero, le cose vanno bene! Notizie strepitose! E’ stato commesso un attentato alla vita di Hitler, e non da ebrei comunisti o da capitalisti inglesi, ma da un generale tedesco di pura schiatta germanica, che è conte e inoltre ancor giovane. La Divina Provvidenza ha salvato la vita a Hitler che purtroppo se l’è cavata con qualche scalfittura e qualche scottatura. Alcuni ufficiali e generali del suo contorno sono rimasti uccisi o feriti. Il principale attentatore è stato fucilato. E’ la prova migliore che molti generali e ufficiali ne hanno abbastanza della guerra e vedrebbero volentieri Hitler andare all’inferno.
[…] Hitler è stato così amabile da comunicare al suo fido e devoto popolo che da oggi in poi tutti i militari debbono ubbidire alla Gestapo, e che ogni soldato il quale sappia che il suo superiore è coinvolto in questo vile e spregevole attentato, deve abbatterlo senza ombra di processo. Sarà una bella storia. Fritz ha i piedi che gli fanno male a forza di camminare, il suo ufficiale lo redarguisce. Fritz afferra il fucile, grida: “Tu vuoi assassinare il Führer, ecco la ricompensa!”. Uno sparo e l’altezzoso capo, che ha osato fare una ramanzina a Fritz, è entrato nella vita eterna (o morte eterna?)”

Siamo ancora così sicuri di vivere in condizioni tanto tremende?

By Simone Chiani

Nato nel 1997. Viterbo. Diplomato al Liceo Psicopedagogico e laureato in Lettere Moderne. Autore dei libri Evasione (Settecittà, 2018) e Impronte (Ensemble, 2020).

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