Quando si parla di Giovanni Verga e di analisi sociale si fa riferimento a un tipo di indagine che più di arrivare a conclusioni certe mira a descrivere e rappresentare le cose così come sono: nessun momento è migliore di quello contemporaneo per tirare fuori da una delle principali raccolte di novelle dell’autore l’immagine accuratamente descritta dei comportamenti degli uomini durante un’epidemia.

In questo caso, tuttavia, non si tira in ballo l’epidemia di Covid19, bensì si fa riferimento a quella di Colera: in particolare, Verga descrive nel testo la diffusione del virus esplosa in Sicilia nel 1837, e lo fa in occasione di un’altra epidemia che stava prendendo piede in quel periodo, ossia nel 1884. “Quelli del colera“, novella prima pubblicata come bozzetto sulla rivista “Untori”, entrerà poi a far parte della più ampia raccolta intitolata “Vagabondaggio“, pubblicata nel 1887.

Il consiglio, quando vi approccerete a leggere questa breve opera d’arte verista (che potete trovare in fondo all’articolo), è non di farlo come ci si può approcciare a un documento storico e lontano dal momento, ma cercando di rintracciare quegli elementi comuni con la pandemia che stiamo vivendo oggi; dovrebbe servire, in realtà, come monito per cercare di non ripetere gli stessi errori.

Ciò che risalta agli occhi di un lettore attento a muoversi in questa ottica, è sicuramente il veloce diffondersi di “fake news” messe in giro per pura ignoranza, considerata la situazione di arretratezza del Mezzogiorno e la mancanza effettiva delle conoscenze scientifiche possedute oggi: si credette, per esempio, che il parroco avesse contratto il colera attraverso un’ostia; che un commerciante fosse stato contagiato da un germe messo tra il tabacco acquistato; che gente poco affidabile uscisse di notte per diffondere il virus; che il mezzo principale per allargare l’epidemia fosse una polvere invisibile lanciata dagli stranieri. Un insieme, dunque, di credenze e leggende messe in giro da individui ignoranti e diffuse come verità da individui altrettanto ignoranti e privi di senso critico. In realtà oggi, su Facebook e altri social, la situazione non sembra poi essere così differente, e la simultaneità della comunicazione telematica permette a queste false credenze di girovagare a velocità ancora più elevata. Non ci sarà analfabetismo come allora, ma di mancanza di senso critico ce n’è a bizzeffe.

Ad aumentare questa situazione di terrore Verga denunciò anche la religiosità esagerata sfociante in superstizione: non sembravano affatto strani, con gli occhi del tempo, i “santini” posti sull’altare con la speranza che potessero allontanare il malaccio.

Infine, la vecchia ma attualissima novella, coglie un altro punto fondamentale che sentiamo la necessità di sottolineare: la colpa data al diverso. La vicenda narrativa del testo vede infatti l’azione svolgersi intorno a due “vagabondaggi“, ossia a due arrivi di persone dall’esterno, degli stranieri; fu a questi poveri innocenti che, sempre spinta dall’ignoranza, la popolazione locale diede la colpa del colera, distruggendo tutti i loro possedimenti e, addirittura, uccidendoli. Ma per capire bene di cosa stiamo parlando, è il caso che leggiate la novella qua sotto.

Un testo dunque che ancora oggi pone diversi spunti di riflessione, e che, grazie all’occhio analitico (di un’analisi, come già detto, di tipo verista) ci sbatte in faccia dei ricorrenti comportamenti umani (o disumani) che dopo quasi due secoli possiamo ancora trovare, sebbene in modo un poco alterato, nella nostra società.

Il testo della novella (CLICCA SUL LINK QUA SOTTO):

https://www.liberliber.it/mediateca/libri/v/verga/tutte_le_novelle/html/colera.htm

 

 

By Simone Chiani

Nato nel 1997. Viterbo. Diplomato al Liceo Psicopedagogico e laureato in Lettere Moderne. Autore dei libri Evasione (Settecittà, 2018) e Impronte (Ensemble, 2020).

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