Lupi è morto in una Rsa di Orbetello, dove viveva da dieci mesi, ucciso dal Covid-19. Nell’estate del 1981 ha fatto parte della squadra di minatori che ha recuperato il corpo di Alfredino Rampi, morto dopo essere caduto in un pozzo.

GROSSETO — Lo ha ricordato sino all’ultimo, come se fosse stato anche un po’ suo figlio, quel bambino di 6 anni, Alfredino Rampi, che nell’estate del 1981 morì dopo tre giorni di inutili tentativi di salvataggio in un pozzo profondo sessanta metri e commosse l’Italia intera. A quel tempo Lionello Lupi aveva 55 anni, era un minatore a Gavorrano, Colline Metallifere e a Vermicino insieme ad altri compagni non potè che recuperare il corpo di quel «ragazzino sfortunato», come continuava a chiamarlo dopo tanti anni. Lionello è morto in una Rsa di Orbetello, dove viveva da dieci mesi, ucciso dal Covid-19. Il 4 febbraio avrebbe compiuto 95 anni e le figlie e la nipote avevano già pensato ad organizzare una bella festa.

Una data importante, per la famiglia, ma non per Lionello, che in mente ne aveva un’altra, indelebile: 11 luglio, 1981. «Era il giorno in cui io e i miei compagni siamo andati a prendere quel bambino perduto, Alfredino», raccontava sempre. E non c’era amico o parente al quale non aveva raccontato la vicenda e aveva mostrato foto e giornali del tempo. «Era un orgoglio essere stato lì, davanti a quel pozzo, nella speranza di poter far qualcosa di buono – racconta la nipote Beatrice – ma era anche ossessionato dall’idea fissa che Alfredino potesse essere salvato. Mio nonno era convinto che se si fosse intervenuti in modo più rapido e tempestivo Alfredino sarebbe sopravvissuto a quell’inferno».

 

Fonte: Corriere

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