I politici giocano coi colori. Un cittadino deve prendere appunti tutti i giorni per capire come non fare errori, districandosi in un caleidoscopio che muta in continuazione. Un pantone che si muove lungo l’Italia tendendo trappole fra Comuni e Regioni. Horeca, arte e spettacolo vittime di una gestione squilibrata.

É giunto il momento di togliersi i macigni dalle scarpe. Pur mettendoci tutta la pazienza, la buona volontà e la comprensione di questo mondo, va detto che questa classe politica, compresi i virologi cortigiani, di fronte alla pandemia è andata a sbattere. Questo continuo go and stop, apri e chiudi, è inaccettabile, come pure l’idea che ogni giorno si debba cambiare colore al territorio dove si abita, con tutto ciò che ne consegue.

Con quale colore ci si alza la mattina?
Un cittadino comune deve prendere appunti tutti i giorni per capire come non fare errori, districandosi in un caleidoscopio di colori che per sua natura muta in continuazione. Un pantone che si muove lungo l’Italia tendendo trappole da un Comune all’altro, da regione a regione, da mesi. Questo è il vissuto della gente. I quotidiani si sono addirittura inventati un “gioco dell’oca” a livello grafico per cercare di far capire cosa si può fare e quando. Solo per sapere di che colore ci si alza la mattina. E tutto ciò passando sulla testa di lavoratori e imprese, a partire dai pubblici esercizi.

Una situazione grottesca, come se l’Italia fosse abitata solo da miliardari che possono permettersi il lusso di aspettare. Ma qui si scherza con il fuoco e con la pelle di milioni di famiglie.

Da sempre, lo si dice a destra e a manca, che il turismo e l’accoglienza sono il nostro petrolio. Vero. È sempre stato fatto però molto poco per sfruttare i giacimenti, ma nessuno come questo Governo gli aveva mai dato fuoco. L’hotellerie, la ristorazione, le discoteche, cinema, teatri, musei, sale concerto sono alle corde. Tutto il mondo dell’accoglienza, dello svago e del benessere paga il prezzo insopportabile di un barcamenarsi giorno per giorno di Governo e Regioni.

Un ristorante non si apre sui due piedi
Il nostro mondo, quello dell’Horeca, è stato preso in giro da una classe politica che non ha ancora capito che un ristorante non si apre così sui due piedi, per poi richiuderlo con altrettanta leggerezza un battito d’ali dopo. Un’altalena di stop and go che è un’agonia. Un luogo di ristorazione non è un’auto con la batteria scarica a cui basta agganciare i morsetti o dare una spinta.

Ci sono gli approvvigionamenti, le materie prime da conservare ed elaborare, il fresco. C’è il personale che va magari fatto rientrare dalla cassa integrazione o dalle ferie. E a monte tutta una filiera che non sa più come regolarsi con gli acquisti e che più volte nel corso del 2020 è stata costretta a vendere in promozione (leggi svendere) ai privati il fresco di pregio. Alcuni importatori-distributori si sono dovuti inventare un’e-commerce di cui non avevano bisogno per contenere le perdite.

Se si deve chiudere, sempre che sia dimostrato che sia giusto farlo, lo si faccia con conerenza e non gli adeguati ristori, ma non per due giorni si e uno no. La Germania, dopo avere deciso in un’ora di fare il lock down invernale, ora con altrettanta rapidità ha deciso di prolungarlo. Senza tanti se e tanti ma, e soprattutto senza polemiche, ma offrendo in cambio soldi veri a lavoratori e imprese.

È doveroso puntare il dito su una classe politica che ha costretto il mondo dell’accoglienza a fare investimenti per assicurare la sicurezza agli operatori e alla clientela e poi ha continuato a far riaprire e chiudere le loro porte, come se fossero impazzite. Ora sono chiuse, ma forse riapriranno o forse no. Dipende dalla sfumatura cromatica che decideranno gli esperti. E che magari rafforza le zone gialle e arancio e al tempo stesso pensai di istituirne altre bianche: da schizofrenici.

Nel frattempo centinaia di persone, in buon ordine, sono magarii in queste ore in fila all’Ikea di Collegno, in provincia di Torino. Parcheggio esaurito. Della politica che tira a campare un po’ alla Don Abbondio e un po’ adottando l’odioso cliché del due pesi due misure l’Horeca, con il mondo dell’arte e dello spettacolo, ne ha le tasche piene.

Purtroppo la tavolozza di colori che sta gestendo le nostre esistenze non richiama alle mente Raffaello o Tintoretto, ma un puzzle.

Fonte: Italia a Tavola.net

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