Gabriele Lazzaroni, 23 anni, Brescia, studente di Giurisprudenza all’Università di Trento

“Sono uno studente dell’Università di Trento, città in cui, da bresciano, vivo fuorisede. Vorrei raccontarle della situazione di noi studenti, di un evento cui ho assistito domenica e delle considerazioni da ciò nate. Quest’anno nessuno dei miei corsi prevedeva lezioni in presenza, stare a Trento, aveva un ‘senso accademico’ solo per le aule studio”.

“Con la seconda ondata di Covid le restrizioni però si sono inasprite: in città è rimasta solo una biblioteca (Buc) aperta, ma con posti drasticamente ridotti (sinonimo di mezz’ora di fila per entrare), orari di apertura quasi dimezzati (dalle 8 alle 17 e 45 anziché 8-23 e 45), obbligo di registrazione, chiusura aree ristoro e controlli sull’obbligo di mascherina. Per le feste sono tornato a casa dalla mia famiglia che non vedevo da tre mesi”.

“Essendo sempre in sessione sono andato in biblioteca Queriniana. Anche qui regole rigide: obbligo di prenotazione, soli 19 posti, e controlli sull’obbligo di mascherina. Domenica, un po’riluttante ho accolto l’invito dei miei di accompagnarli a messa.  Lì sono rimasto scioccato. La chiesa era un locale non più ampio della Queriniana, ma qui di persone non ce n’erano 19 ma un centinaio, sarebbe falso dire che si era stipati come sardine, ma da mesi non entravo in un locale così affollato; almeno una trentina di persone avevano la mascherina abbassata e lo stesso prete dietro l’altare non la indossava, l’ha messa solo per la comunione… una lunga fila di persone che prendono la particola dalle sue mani, abbassano a mascherina e mangiano l’ostia”.

“Il tutto si è concluso col fitto elenco delle messe di Natale. Uno schiaffo in faccia. Se è vero che il Covid circola in una biblioteca di ventenni, questo è forse ancor più vero in una chiesa frequentata per altro da gente anziana. È un anno che sfidiamo questo virus a colpi di sacrifici e si può continuare far ciò solo se questi vengono ripartiti proporzionalmente e adeguatamente tra tutti i cittadini.

Inizio a credere che se il diritto allo studio subisce limitazioni multiple rispetto ad altri è perché gli studenti hanno un peso nelle decisioni politiche infimo rispetto ad altre categorie.

Le scrivo quindi nella speranza che queste righe trovino una voce”.

Fonte: Invece Concita La Repubblica.it

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