Una puntata un po’ particolare della rubrica, poiché ci togliamo dalla classica analisi di una narrazione e ci buttiamo in una meta-riflessione per fare critica sulla critica letteraria vista da Umberto Eco.

Sì perché, nel filosofo piemontese, una buona parte della vita fu spesa proprio nel ricercare il metodo migliore per approcciarsi ai testi letti.

L’alessandrino viene da Muzzioli fatto entrare nell’ambito della “teoria della ricezione”, quella nel quale al lettore viene riservata un’attenzione maggiore che alla genesi del testo stesso; con questo metodo si guarda cioè, in un testo, prima al ricevente che all’autore. Vari sono stati gli aderenti alla teoria: tra gli altri si possono ricordare Jauss e in particolare Iser, il quale sosteneva che la lettura sia un’azione “produttiva” e non passiva, poiché chi legge va inevitabilmente a colmare i vuoti concettuali lasciati dallo scrittore.

Ciò che differenzia l’Italiano da questi due è la volontà di ricercare il lettore direttamente nel testo: per Umberto Eco, infatti, il vero lettore è quello immaginario, quello “modello”, immaginato dall’autore stesso durante la fase di stesura e quindi assolutamente interno allo scritto.

Cosa deve fare, dunque, il critico letterario quando si approccia al testo? Per il piemontese la cosa più importante è riuscire ad accogliere il lettore immaginato dall’autore dello scritto, immedesimandosi in esso; solo così sarà possibile entrare del tutto nell’opera per poi comprenderla a pieno e giudicarla.

Non a caso, nella classificazione che il filosofo dà delle “intenctio” presenti in qualsiasi scritto (auctoris, operis, lectoris), quella che appare come fondamentale per la critica è proprio la seconda, ed è questa comprensibile solo grazie a una mediazione netta tra autore e lettore.

Parlare in modo completo di questo argomento e di Umberto Eco ci risulta del tutto impossibile, vista e considerata la vastità della sua produzione narrativa e accademica, ma parlare di come vedesse, effettivamente, l’interpretazione dei testi letterari, ci pareva il modo migliore per avere un’idea di chi fosse stato realmente il genio di Alessandria.

By Simone Chiani

Nato nel 1997. Viterbo. Diplomato al Liceo Psicopedagogico e laureato in Lettere Moderne. Autore dei libri Evasione (Settecittà, 2018) e Impronte (Ensemble, 2020).

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