Se con lo spirito siamo protesi verso questo nuovo anno, che speriamo conduca ad una tranquilla normalità, con la mente e con il corpo siamo invece ancora invischiati nel problema Covid.

Un amico farmacista mi chiedeva ieri come sia possibile che in questo momento storico le istituzioni politiche, Governo e Camere, siano più impegnate ad aprire una crisi piuttosto che a chiudere presto una campagna di vaccinazioni, nel rispetto comunque del libero pensare.
In effetti verrebbe da chiedere ad ogni singolo parlamentare dove il popolo italiano abbia sbagliato nei confronti della classe politica.
Credo di poter dire che sia stato accettato tutto, talvolta di malavoglia, ma coesi nel ritenere che quanto richiesto doveva essere fatto.

Con blandi sostegni, abbiamo assistito allo spettacolo dei battibecchi tra tuttologi dalla veritiera scienza infusa, salva la coscienza pulita e l’ignavia nel decidere.

Appare chiaro che appellarsi a concetti quali morale, etica, rispetto, impegno civile, pudore e senso di vergogna sia inutile con siffatti individui.

Ritengo invece che laddove un soggetto politico attui comportamenti tesi a salvaguardare la sua parte dimenticando il bene supremo comune, ossia quello della Patria, vi sia un alto tradimento, perpetrato dalle istituzioni contro l’Istituzione suprema.

Perché il popolo non è più cojone perché libero dalla guerra, come diceva Trilussa.

Il popolo è svogliato, assente spesso non invitato, ospite sgradito tra i giochi di palazzo.

Ma il popolo c’è.

Ci siamo.

Vi guardiamo.

Ci vergogniamo per voi, più che di voi.

E vergognandoci infine di noi stessi per avervi affidato l’incarico di rappresentare la nostra storia e la nostra terra, è con sollievo che aspettiamo ansiosamente la minaccia del voto.

Non cambierà nulla, per noi, dopo.

Ma voi, tutti, trasversalmente, ve ne dovrete andare.

Ritengo resterà di voi un’unica ultima traccia, quale immagine della vostra missione: il nulla cosmico.

Indegni.

Mio, e non Vostro,
Ponzio Pelato.

“Se lasci il fuoco ardere non lo potrai più spegnere”

(L. Tolstoj)

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