I numeri ufficiali contenuti nell’ultimo bollettino epidemiologico a cura dell’Istituto superiore di Sanità sono da brividi e terrificanti per la scuola.

Si tratta dei dati dei contagi in tutta Italia aggiornati alla data del 23 dicembre 2020, divisi per fasce di età. Analizzando i dati ufficiali sui numeri dei contagi aggiornati al 23 dicembre 2020, si nota nella fascia di età dai 3 ai 10 anni, che in questi mesi è sempre andata a scuola, e nella decade 11-19 anni, che invece ha iniziato in gran parte del paese la didattica a distanza dalla fine di ottobre, una andatura dei contagi chiara e precisa.

Dal 1 settembre al 7 novembre, giorno dal quale la didattica a distanza è diventata regola per le superiori, la maggiore crescita dei contagi si è verificata nella decade 11-19 anni, che racchiude gli studenti delle medie e delle superiori, con un balzo dei contagi superiore al mille per cento, precisamente pari al 1.042,57%, seguita dalla fascia di età 3-10 anni, che abbraccia gli studenti delle materne ed elementari, con un balzo dei contagi pari all’ 831,41%.

Al terzo posto nella lievitazione dei contagi, sempre nel periodo 1 settembre 7 novembre, troviamo la decade 20-29 anni, che comprende tutti gli studenti universitari, con una crescita di contagi pari al 556,88%.

Dal giorno di chiusura delle scuole superiori e università, cioè dal 7 novembre fino al 22 dicembre, queste due categorie, che erano state al primo e al terzo posto nei contagi sulle dieci fasce di età dai 3 ai 100 anni comprendente tutta la popolazione italiana, sono scivolate rispettivamente all’ottavo e al settimo posto nella crescita dei contagi, dimostrando con chiarezza che il problema della seconda ondata è stata proprio la scuola in presenza, aperta con regole confuse e a volte improvvisate, spesso non garantendo la necessaria sicurezza agli alunni e al personale della scuola.

Nello stesso periodo 7 novembre 22 dicembre, la fascia di età compresa tra i 3 e i 10 anni, fascia che comprende gli alunni della scuola primaria che in questo periodo hanno frequentato sempre in presenza le lezioni, i contagi tra alunni sono stati circa 75.000, per la precisione 74.250, portando questa fascia di età al primo posto nella classifica dei contagi covid che abbraccia tutta la popolazione del paese dai 3 ai 100 anni.

Questi numeri ufficiali testimoniano chiaramente che la scuola è stata ed è il principale motore di contagi di questa seconda ondata.

Infatti questi dati testimoniano che il maggior incremento di contagi nel periodo novembre dicembre si è avuto più di tutti fra i bambini della scuola primaria. Quindi il problema principale da valutare, nella diffusione del contagio, non è legato principalmente ai trasporti con cui si va a lezione.

Negli asili e nella scuola primaria i bambini vanno a piedi, accompagnati dai genitori o al massimo con scuola bus. Non c’è quindi sufficiente sicurezza proprio all’interno delle aule e degli istituti scolastici, perché i protocolli adottati non hanno garantito le minime norme di sicurezza come avrebbero dovuto.

E con questi numeri ufficiali è da sciagurati e irresponsabili pensare di poter riaprire le scuole in presenza il 7 gennaio.

Costituirebbe un rischio altissimo per alunni, docenti e personale della scuola di ogni ordine  e grado. E ogni aula in ogni scuola del Paese continuerebbe ad essere una bombola a gas pronta in ogni momento ad esplodere.

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