Il supervisore del Pio Albergo Trivulzio e direttore sanitario del Galeazzi ha ricevuto la prima dose insieme a un altro personaggio simbolo della lotta al virus, l’infettivologo del Sacco Massimo Galli. “Sono fiducioso nella sicurezza del farmaco”, dice all’Adnkronos. A fine novembre aveva espresso dubbi in attesa dei dati completi sulla sperimentazione

“Ho fatto il vaccino, sto bene, nessun evento avverso nell’immediato. Sono contento di essere stato fra i primi in Lombardia, testimonial di questo V-Day”. Il virologo Fabrizio Pregliasco, supervisore scientifico del Pio Albergo Trivulzio e direttore sanitario del Galeazzi di Milano, ha ricevuto la prima dose del siero Pfizer all’ospedale Niguarda. Insieme a lui, si è sottoposto all’iniezione anti-Covid anche l’infettivologo del Sacco Massimo Galli, tra i personaggi simbolo della lotta al virus. Nel corso della giornata si prevede che in tutta la Regione vengano vaccinati oltre 1.000 tra operatori sanitari, infermieri e medici. “È doveroso eseguire la vaccinazione, è l’unico modo per uscire da questo tunnel. Oggi è un punto di partenza simbolico, ci dice che possiamo cominciare a guardare con speranza al futuro”, ha commentato Pregliasco subito dopo la puntura.
Il virologo della Statale in realtà nei mesi scorsi aveva espresso più di un dubbio sui farmaci prodotti dalle varie case farmaceutiche: a fine novembre spiegava che “ci sono dei punti da chiarire, perché finora sono state divulgate informazioni incomplete, a partire dalla questione della eventuale contagiosità dei soggetti vaccinati”. Dopo l’approvazione del vaccino da parte dell’Agenzia europea del farmaco e la pubblicazione di tutti i dati scientifici sulla sperimentazione, però, Pregliasco ha cambiato idea. E nel corso del V-day è atteso anche al Pio Albergo Trivulzio, storica casa di cura per anziani milanese, dove è prevista la vaccinazione per il personale sanitario dell’Azienda di servizi alla persona.

“Io sono fiducioso nella sicurezza – ribadisce il virologo dell’università Statale di Milano all’Adnkronos – Mi sono sempre occupato proprio di sviluppare vaccini nell’ambito dell’influenza e dell’epatite e sono fiducioso nei metodi di valutazione. La vaccinazione è importante perché serve come un’azione comunitaria: uno si vaccina per gli altri e questo è l’unico modo affinché la nostra comunità possa riprendere una vita anche economica serena”. Un “punto di partenza simbolico, ma servirà nel breve per poter ampliare la copertura. Sono contento di averlo fatto, perché reputo una doverosa necessità dimostrare la sicurezza e l’efficacia” dei prodotti scudo. “I vaccini sono stati nel passato, sono e saranno ancora nel futuro un elemento fondamentale”, insiste l’esperto. Per quanto riguarda l’esitazione che alligna anche tra i sanitari, “è un peccato – è il suo commento – ma lo abbiamo visto anche su altre vaccinazioni, come quella dell’influenza, che fino all’anno scorso vedeva solo un 15- 20% dei colleghi vaccinati. Quest’anno si sono avvicinati in molti di più, Un 50-60% e questo è un messaggio positivo“.

 

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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