Ristoranti solo all’aperto, meno abitanti e auto. Il Covid ha cambiato il volto di New York.

NEW YORK – Sono pochi i cambiamenti buoni provocati da pandemia e lockdown, ma uno ce lo godiamo noi newyorchesi: Manhattan sta diventando, un po’ alla volta, una grande isola pedonale. La metamorfosi ebbe inizio per caso. Per sopravvivere al primo lockdown i ristoranti hanno dovuto invadere le strade coi tavolini all’aperto.

Il secondo lockdown — quello decretato dal governatore Andrew Cuomo all’inizio di dicembre — coincideva con i primi rigori invernali. Ma i ristoratori non si sono scoraggiati. Anche oggi, con temperature sottozero, masse di newyorchesi stanno pranzando e cenando fuori grazie all’investimento in tende isolanti, igloo di plexiglas, stufe a gas e kerosene. Dietro i ristoratori si sono accodati anche certi commercianti, perché il mercatino con bancarelle all’aperto dà più sicurezza sul distanziamento. Le auto sono state costrette a cedere molta superficie urbana.

E la nuova Manhattan che sta emergendo piace quasi a tutti; con l’unica eccezione degli automobilisti (una specie minacciata d’estinzione). Così il cambiamento potrebbe diventare permanente. Manhattan, che una volta era la giungla d’asfalto per eccellenza, ora si sta “europeizzando” nel paesaggio urbano, nonostante un clima che non è proprio mediterraneo. Troppo afosa d’estate, afflitta da lunghi periodi di freddo polare da fine dicembre a marzo, passa dall’aria condizionata al turbo-riscaldamento. La burocrazia comunale ha dovuto dare prova di flessibilità: non c’era la tradizione delle stufe all’aperto per i ristoranti, qualche pericolo per la sicurezza poteva ostacolare la creatività.

Invece ha prevalso il buonsenso: New York è già un cimitero economico, segnato dall’ecatombe di tanti piccoli esercizi falliti durante il lockdown, sui sopravvissuti vale la pena chiudere un occhio. I tavolini dei ristoranti hanno invaso marciapiedi, piste ciclabili, e anche intere corsie per automobili. È successo a Brooklyn come a Harlem, nell’Upper West e nell’Upper East, al Village e Soho.

La tenda-igloo in plastica trasparente, che protegge dal vento e dalla neve ogni tavolata, si è affiancata a tensostrutture degne di ospitare piccoli circhi equestri. Anche la burocrazia sanitaria ha fatto i suoi sforzi di flessibilità: certe tende sono così ermeticamente sigillate per proteggere dai venti gelidi, che rendono vago il confine tra “dentro” e “fuori”: ma solo così i ristoranti riescono a lavorare, visto che “dentro” non possono ospitare. Anche alcune categorie di artisti hanno sfoderato la fantasia, occupando marciapiedi e parchi per spettacoli e concerti.

La trasformazione ambientalista di New York cominciò ai tempi del sindaco Bloomberg con l’invasione delle piste ciclabili, e tanti nuovi parchi tra cui la “sopraelevata verde” High Line. Il Covid ha costretto a fare un balzo in avanti, che nessuno immaginava: verso una New York dominata dai pedoni.

Fonte: La Repubblica.it

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