Tanto tempo fa, le reti televisive mandavano  in onda  un cartone animato per far conoscere ai bambini  il corpo umano, oggi, quel cartone sarebbe davvero utile per spiegare,  in modo semplice, la tecnica utilizzata dai vaccini Pfizer e Moderna  per combattere la SarsCov-2 e il lavoro che questo tipo di vaccini esplicano una volta inoculati con una semplice puntura nel muscolo del braccio.

Attraverso la puntura avviene la somministrazione di una molecola che chiamiamo mRNA messaggero, potremmo immaginarla con le sembianze di un portalettere che bussa alla porta della cellula per lasciarle un’informazione, una raccomandata sulle righe della quale compare un invito a produrre la proteina spike (quella prodotta dal virus) ma senza che questa abbia il potere di infettare.

Una volta esercitata la sua funzione, la molecola “messaggero”, che è effimera e fragile, se ne va, si degrada, (proprio la sua fragilità è la causa per la quale il vaccino deve essere conservato a temperature bassissime) lasciando la cosiddetta memoria immunologica per un lungo periodo di tempo e forse per tutta la vita.

All’interno del vaccino l’mRNA è protetto, incapsulato dentro piccole sfere fatte di grassi detti liposomi, simili a quelli delle nostre cellule dentro le quali ci sono delle piccole fabbriche, delle postazioni efficienti che traducono l’informazione ricevuta dal messaggero in proteina facendone delle copie.

La proteina appena prodotta uscirà dalla cellula e verrà riconosciuta come estranea dal nostro sistema immunitario e quindi stimolerà l’esercito corazzato degli anticorpi che la bloccheranno e impediranno al virus di infettarci.

La memoria immunologica può essere paragonata a un ricordo, per esempio, se una cosa ci ha fatto male, ci ha fatto star male, ce la ricordiamo e la evitiamo o la combattiamo proprio in virtù della memoria esercitata da quel ricordo; nel caso di questi vaccini la memoria è indotta, sollecitata a riconoscere il virus come se lo avesse già incontrato e a gestirlo nel migliore dei modi possibili: evitandogli l’entrata o evitando la forma grave della malattia che il virus provoca.

L’mRNA non è proprio un RNA, né DNA, né tanto meno somiglia, neppure vagamente, a una terapia genica, non si modifica nulla, quindi…chi è poco intelligente rimarrà poco intelligente e chi è vecchio rimarrà vecchio.

I ricercatori lavorano da vent’anni alle possibilità di applicazione dell’mRNA messaggero, non per contrastare l’attuale corona virus che non era nemmeno in mente Dei, ma per trovare una soluzione definitiva per la prevenzione o la terapia del cancro o di alcuni tipi di cancro tra i più osservati e questo è uno dei motivi che ha abbreviato i tempi.

Un altro motivo che ha ridotto le lungaggini è quello dell’immenso investimento economico messo a monte da ogni parte del mondo per combattere la pandemia, gli importi investiti in questo periodo la ricerca non li ha visti nemmeno in quarant’anni; in più, erano stati già fatti studi sulla prima Sars e sulla Mers, sull’HIV e questo ha permesso di avere tanto materiale già pronto.

Ultimo ma non in ordine d’importanza: sono state portate avanti le tre fasi di studio in modo concomitante e parallelo (se fosse accaduto un evento importante sarebbero state sospese tutte e tre) ed è stato possibile farlo perché sono state coinvolte tutte le équipes di ricerca a livello mondiale e interessati i migliori ricercatori del globo.

Non solo questi nuovi vaccini sono e saranno una grande opportunità, ma apriranno la strada verso nuovi e importanti sviluppi per quel che riguarda le malattie oggi considerate incurabili.

La ricerca va avanti e questo deve, sempre, essere accolto con favore, quella con la R maiuscola del Regno Unito ha appena iniziato dei trials su un cocktail di anticorpi monoclonali da somministrare a chi ha un sistema immunitario compromesso, agli immunodepressi, a tutti coloro che per tanti motivi non possono essere vaccinati, la combinazione di questi anticorpi dovrebbe impedire ai soggetti fragili che sono stati esposti al virus di infettarsi o di sviluppare la malattia. Siamo ancora agli albori, solo ieri è partita l’inclusione dei volontari nelle sperimentazioni, i dati già ottenuti con un pre-studio sono pochi ma se fossero confermati e suffragati avremmo decisamente un’altra grande scoperta.

Il Regno Unito, in fatto di ricerca, è anni luce avanti, ha la scuola più famosa al mondo di epidemiologia molecolare e non, e ogni anno investe montagne di denaro nella ricerca considerandolo un investimento sulla vita e sulla qualità della vita.

Dobbiamo considerare che non esiste nessuna variante inglese del virus, semplicemente c’è una mutazione osservata in Inghilterra da ricercatori che hanno sequenziato, dal primo novembre ad oggi, 22.970 genomi del virus contro i 45 sequenziati nello stesso periodo in Italia.

La mutazione potrebbe avere due ipotesi correlate:

La prima riguarda la farmaco resistenza cioè la mutazione interviene nei soggetti che rimangono infetti a lungo, per due o tre mesi e subiscono una lunga terapia con plasma iperimmune o con antivirali.

La seconda potrebbe avere a che fare con un altro spillover, ossia un altro salto di specie come nel caso dei visoni. Il Dr. Gerdol aveva previsto 27 mutazioni in 12 mesi e siamo ora a 22,91 e quindi nella media di ciò che ci si aspettava.

Al momento le mutazioni non invalidano né riducono l’efficacia del vaccino, qualora intervenisse una mutazione più specifica si farà come si fa ogni anno per il vaccino antinfluenzale, una piccola modifica di nessuna difficoltà o importanza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *