Viterbo- Il Natale di una volta è ben raccontato dal grande poeta dialettale viterbese Edilio Mecarini e dalle sue poesie.

Avvicinatosi alla poesia varcati i cinquant’anni, Edilio Mecarini (1923-2003) appartiene a un mondo profondamente diverso da quello odierno, ma che è bello ricordare per ritrovare la purezza, la semplicità, la dolcezza del Natale di famiglia.

Mecarini incarna il profilo dell’artigiano-narratore, dell’uomo che sa consigliare e riflettere, di colui che molto ha ascoltato e quelle stesse storie sa tramandare
La sua bottega era il luogo di racconti, del parlare, dell’amicizia.

Per Mecarini è la “barbiereria”, per riprendere il termine usato da Ostelvio Celestini, decano della poesia dialettale viterbese, scomparso in questo disgraziato 2020. Celestini ci ha lasciato questo ricordo del maestro e amico: «Il parlare di Mecarini è rimasto impresso a tanti, specialmente a chi l’ha conosciuto. In qualsiasi occasione lui trovava la poesia esatta da mettere in circolo e la gente era affascinata da quello che diceva.»
Temi ricorrenti della poesia di Mecarini sono quelli legati a luoghi e monumenti della sua città, al Natale, alla vita di quartiere, al mondo contadino, alla tradizione, legata a forti valori da difendere e conservare.

Mecarini, con i suoi toni affabili, coi suoi modi, è quasi un piccolo borghese, animato da un’intensa passione civica. “Mecarini – diceva Ostelvio Celestini – era un tipo che ti diceva le cose in maniera sorridente, amichevole, mentre Maggini metteva un po’ di soggezione, perché era dei tempi passati, no? Quando tutto era di rispetto.”

I figli Alessandro, Bruno e il nipote Massimo lo ricordano così nel libro di Davide Ghaleb a lui dedicato: “Non so se non ricordo perché non l’ho mai saputo o per qualche altro motivo, però quello che ti posso dire è che Edilio fu un convinto missino. Pur essendo missino a 360°, ma convintissimo! il carattere di Edilio era un carattere inclusivo.”

Il grande poeta dialettale fu anche consigliere circoscrizionale a Pianoscarano: si dedicava ai giovani, riteneva che lo sport e la società sportiva dovessero essere una scuola di vita. Era profondamente convinto che lo sport dovesse dare un’educazione.

Tanto fu l’impegno di Mecarini sul piano sociale e sportivo, tutto orientato verso pratiche inclusive e di dialogo, da spingere l’amministrazione comunale a lasciare memoria imperitura del poeta dedicandogli un giardino pubblico nel quartiere di Santa Barbara di Viterbo.

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