Greta, dottoranda che vive a Shanghai da cinque anni, ci mostra com’è il periodo natalizio nella città cinese, tra centri commerciali pieni, bar affollati e tombolate tra amici italiani

Bar pieni, addobbi, tombolate e centri commerciali affollati. Sono le immagini del Natale che ci arrivano da Shanghai, in Cina. Greta Pesce, dottoranda italiana che vive lì da 5 anni e che ha già documentato per noi la quarantena in Cina, ci racconta come stanno passando il periodo natalizio nella città più grande del Paese, che conta ben 26 milioni di abitanti. “Purtroppo quest’anno non potrò tornare in Italia”, racconta Greta. “Perché i confini cinesi sono ancora chiusi agli stranieri, quindi anche se sto qui in maniera stabile, se uscissi dal Paese non so quando potrei rientrare. E questo potrebbe essere un grande rischio per il lavoro e gli studi”. Quindi Natale a Shanghai, dove, dopo le severe restrizioni adottate durante la prima fase della pandemia, “ora non ci sono norme particolarmente rigide: la mascherina è obbligatoria solo sui mezzi pubblici e i focolai minori che si verificano sporadicamente vengono subito isolati”.

Com’è quindi il Natale in Cina? “Qui non è vista molto come una festività per stare con i propri affetti, più che altro è una ricorrenza consumistica: i centri commerciali si riempiono di gente che compra regali e le strade sono piene di addobbi”, come si vede nel video qui sopra. “Anche se non poter fare il Natale con i propri cari è un sacrificio, qui per fortuna lo spirito natalizio si sente e la comunità italiana è molto unita. Ci sono vari eventi che vengono organizzati”. Come la tombolata in un ristorante italiano, che strappa un sorriso a chi, invece, ora si trova in Italia e quest’anno, nel rispetto delle restrizioni imposte dal governo per arginare la seconda ondata di coronavirus, non può riunirsi in infinite tavolate a giocare a tombola il 25 dicembre. In Italia la situazione è infatti molto diversa da quella che ci mostra Greta. Nei giorni festivi e prefestivi il nostro paese si trova in lockdown totale: vietato uscire di casa se non per motivi di lavoro, salute o necessità. Chiusi i negozi, salvo alcune eccezioni per quelli di prima necessità, e chiusi i bar e ristoranti. E’ consentito uscire di casa per andare in visita nelle abitazioni di parenti e amici, ma non più di due persone, salvo figli minori di 14 anni o persone disabili o non autosufficienti conviventi.

A differenza di quanto sta avvenendo in Europa, la Cina, dopo la prima fase della pandemia, non ha vissuto una vera e propria seconda ondata. Non sono mancati gli allarmi, come è successo circa un mese fa all’aeroporto di Shanghai dove sono stati individuati casi di contagio, cosa che ha fatto subito scattare i tamponi a tappeto.

A ottobre, nel servizio di Roberta Rei, ci siamo posti una domanda: che cosa ha fatto la Cina di diverso da noi? Vi Abbiamo spiegato il modello basato sulle 3 T: testare, tracciare, trattare. Ma un interrogativo rimane: noi saremmo stati capaci di tollerare un’intrusione nelle nostre vite per tutelare salute e economia?

 

Fonte: Le Iene

 

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