Oltre 4 milioni. Tanti sono i poveri in Italia che oggi a Natale sono costretti a chiedere aiuto per assicurarsi un pasto. Un numero che va crescendo di giorno in giorno con la pandemia. Un “contagio” che non viene quantificato e comunicato quotidianamente, ma che ci presenterà un conto assai amaro al termine di questa crisi sanitaria.

I nuovi poveri sono l’effetto collaterale del Covid. Sono aumentate soprattutto le donne in difficoltà economica, perché più fragili e svantaggiate sul piano occupazionale.  Un incremento della povertà che secondo Caritas italiana è “sicuramente sottostimato” e molto diversa rispetto al passato, “quando la povertà era sempre più cronica, multidimensionale, legata a vissuti complessi”.

Chi sono i “nuovi poveri”
Un identikit delle persone scivolate in condizioni di difficoltà nell’ultimo anno è stato disegnato dalla Caritas. Analizzando il periodo maggio-settembre del 2019 e confrontandolo con lo stesso periodo del 2020 emerge che da un anno all’altro l’incidenza dei “nuovi poveri” passa dal 31% al 45%: quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta. Aumenta in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne (passate dal 50,5% al 54,4%), dei giovani (dal 20,1% al 22,7%), dei nuclei di italiani che risultano in maggioranza (52% rispetto al 47,9 % dello scorso anno) e delle persone in età lavorativa.

Un incremento che si era registrato anche nel 2008 a causa della crisi economica che si è scatenata a seguito del fallimento Lehman Brothers. Ma c’è una differenza fondamentale rispetto ad allora ed è il punto di partenza: nell’Italia del pre-pandemia (2019) il numero di poveri assoluti è più che doppio rispetto al 2007. E questo, per il post-pandemia, è un dato che non possiamo ignorare.

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Un Natale da soli
La rete di aiuti per chi non riesce a provvedere a se stesso, per fortuna, non si è fermata neanche con la pandemia e con le feste continua a lavorare a sostegno dei più fragili. Con qualche differenza, però. Il consueto pranzo di Natale nelle mense Caritas quest’anno verrà sostituito da un cestino “take away”. Anche il tradizionale pranzo della Comunità di Sant’Egidio per i poveri di Roma, che si tiene ogni anno dal 1982 nella chiesa di Santa Maria in Trastevere, sarà in forma ridotta causa Covid, con solo un centinaio di ospiti e un pasto natalizio prêt-à-porter.

Non mancano poi iniziative di chef (come Giuseppe Mancino), di ristoranti (come Il Fienile di Fognano in Toscana), aziende (come Galbani), che si affiancheranno ad associazioni e Caritas per offrire un pasto ai più bisognosi. Ma non sarà la stessa cosa. Il momento del pranzo nelle mense Caritas, quello a Santa Maria in Trastevere e tutte le tavolate organizzate dalle associazioni il 25 dicembre non era solo questione di cibo. Era un posto caldo, una tavola imbandita, un clima di festa, risate, qualcuno con cui parlare e sorridere.

La pandemia ha cancellato la convivialità del pranzo natalizio per tutti, in qualche misura, ma anche qui si tratta di tenere presente il punto di partenza. Per chi è più fragile, per chi vive in strada, per chi non ha la possibilità di occuparsi di sé e della propria famiglia, il prezzo da pagare è ancora più alto. Per chi ha a che fare con la solitudine ogni giorno, il Covid cancella il regalo più prezioso, che non potrà essere sostituito da nessuna “scatola di Natale”, l’iniziativa che è rimbalzata quest’anno da un comune all’altro per offrire un pensiero a chi ne ha bisogno.

E non era un caso, ad esempio, che la Caritas Ambrosiana oltre al pranzo nelle mense organizzasse anche l’iniziativa “Il pane spezzato” con cui invitava i milanesi ad invitare a pranzo una persona in difficoltà a Natale, Capodanno ed Epifania. Era per dar loro un giorno in famiglia, oltre che un pasto caldo.

Un Natale sospeso, tra speranza e paura

Quest’anno oltre al nostro tempo, alle nostre vite, abbiamo sospeso un po’ tutto: ci sono panettoni sospesi, regali sospesi (tante scatole confezionate dalle famiglie senza un destinatario preciso, a volte solo un identikit, consegnate poi alle associazioni), pasti sospesi. Tra le tantissime iniziative di solidarietà, la Coldiretti aveva lanciato tempo fa per esempio l’iniziativa la “Spesa sospesa del contadino” e di spese sospese se ne sono viste in tanti negozi e supermercati, per iniziative strutturate o spontanee. C’è anche, per esempio a Milano, il tampone sospeso di Medicina Solidale e di un gruppo di volontari: si fa il tampone per il Covid, si lascia una donazione e con quella potranno essere offerti screening e tamponi agli indigenti.

Anche il Natale, quindi, quest’anno è un po’ sospeso, tra le incertezze di questo nuovo anno che speriamo tutti sia di svolta, tra un vaccino e una nuova variante del virus, tra le speranze e le paure. Il rischio, quando si ha a che fare con l’incertezza, è che sia proprio la paura a prendere il sopravvento sulla speranza: mi difendo, mi chiudo, perché non so cosa c’è dietro l’angolo. Il contrario di ciò che questo Natale, più di tutti quelli che abbiamo vissuto, ci dovrebbe portare a fare: aprirci, nonostante la paura, per guardarci intorno e guardare, soprattutto, chi è rimasto indietro, chi è in difficoltà più di noi. Solo così la paura può davvero fare un passo indietro, per aprire la porta alla speranza. E tutti gli aiuti “sospesi” sono il segnale che questo passo, nonostante tutto, non lo abbiamo perso.

di Alley Oop

Fonte: Il Sole 24ore

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