Il primogenito del mito del pugilato italiano, che con il padre era in rapporti difficili, si trovava agli arresti domiciliari. Per gli inquirenti si sarebbe tolto la vita. Aveva 58 anni.

Grave lutto per l’ex pugile Nino Benvenuti. Il primogenito Stefano, 58 anni, è stato trovato morto alcuni giorni fa in un bosco sull’altopiano del Carso. Si sarebbe trattato di suicidio. Il primo figlio del campione olimpico e mondiale di pugilato, che oggi ha 82 anni, stava scontando una pena di quattro anni per furto di gioielli (ai danni dell’ex compagna), e in primavera aveva ottenuto gli arresti domiciliari a causa del Covid-19. Era sposato e aveva un figlio ancora minorenne.

La notizia è stata riportata ieri dal quotidiano Il Piccolo di Trieste. Cinquantotto anni, Benvenuti era un uomo espansivo con una vita turbolenta fatta di alti e bassi. Il suo corpo è stato trovato senza vita alcuni giorni fa in un bosco in Carso. La sua morte ha lasciato senza parole quanti in città lo conoscevano, la famiglia, la madre che lo adorava e il figlio minorenne.

La decisione di mettere fine ai suoi giorni sarebbe maturata dopo quasi due anni di carcere. Benvenuti stava scontando una pena di quattro anni per furto dei gioielli. Usciva dalla casa circondariale al mattino e vi faceva rientro la sera. La sua condotta in carcere non aveva mai destato particolari problemi. La scorsa primavera, l’emergenza Covid gli aveva consentito di ottenere i domiciliari. Il percorso non era finito, ma la luce in fondo al tunnel iniziava a farsi meno fioca. Ma la sofferenza dettata da quel percorso penitenziario l’ha spinto a un gesto estremo. Il Piccolo lo descrive come un uomo «irrequieto», «spavaldo» ma anche «fragile» che ha vissuto «una vita turbolenta», riportando le testimonianze di chi lo conosceva.

Stefano Benvenuti era agli arresti domiciliari – ottenuti a causa del Covid – dopo essere stato arrestato per aver rubato dei gioielli alla ex compagna. Ma anche con il padre c’era stata più di una questione giudiziaria: Nino infatti aveva portato in più occasioni il figlio davanti al giudice, per riavere oggetti preziosi – tra questi un orologio ricevuto in premio per la vittoria delle Olimpiadi di Roma – e per questioni legate ad assegni indbitamente riscossi.

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