Il 2020 è agli sgoccioli, finalmente potremmo dire, visto tutto quello che è accaduto. Anno che sarà ricordato indubbiamente come uno dei più duri della nostra storia recente ma che ci ha dato anche l’occasione di ripensare alle priorità della vita e alla necessità di cambiare il modello di società in cui viviamo.

Lasciando andare via questo pesante, pesantissimo 2020, abbiamo l’occasione di gettarci alle spalle anche tutto ciò che è andato storto, con la speranza che il nuovo anno spazzi via non solo il maledetto coronavirus ma anche le tante ingiustizie sociali e ambientali a cui assistiamo ogni giorno, probabilmente ancora con troppa passività.

Il 31 dicembre, come sempre, è tempo di bilanci: c’è chi ha avuto un anno sostanzialmente positivo e chi invece un po’ meno. C’è da dire che in questo il 2020 è stato democratico: ha messo alla prova tutti, anche se sempre con delle differenze non di poco conto.

Ognuno di noi ha sofferto, a suo modo, per gli effetti diretti e indiretti della pandemia: la perdita di persone care (nonni e nonne ma anche genitori che rappresentavano la memoria storia del nostro paese), la mancanza di lavoro, le difficoltà economiche, l’isolamento sociale, ecc.

I bambini si sono trovati, improvvisamente, senza scuola, senza amici, senza sport, privati della vicinanza dei nonni (categoria più a rischio) e con adulti che giravano con mascherina e gel igienizzante per difendersi da un invisibile, insidioso, piccolo nemico.

Tutta questa situazione ha portato, inevitabilmente, ad un aumento dei casi di depressione, ansia, attacchi di panico e anche ad una paura fino ad oggi quasi a tutti sconosciuta, quella di uscire di casa (sindrome della capanna o del prigioniero).

Tutti noi abbiamo vissuto un certo grado di stress aggiuntivo a causa del Covid, abbiamo imparato a lavorare in smart working (e con i bambini in casa), non ci siamo potuti più abbracciare, abbiamo preso confidenza con le video chiamate, con i Dpcm (che ancora oggi facciamo fatica a decifrare) e i diversi bonus che si sono intervallati in questi mesi (baby sitter, vacanze, ecc.).

Abbiamo cantato dai balconi, appeso arcobaleni alle finestre e applaudito medici e infermieri come eroi (ma poi ce ne siamo dimenticati) mentre bambini e ragazzi facevano i conti con la didattica a distanza, proposta da una scuola che aveva parecchie difficoltà già prima della pandemia.

I problemi sono stati, e sono ancora oggi, indubbiamente tanti ma dobbiamo comunque ringraziare di essere ancora qui, sopravvissuti a tutto questo e pronti ad iniziare il 2021 con la speranza che quello che è accaduto ci abbia insegnato qualcosa e sia la spinta definitiva a cambiare rotta.

Per molti è proprio la fine dell’anno il momento giusto per riflettere su ciò che si ha e su quello che si vorrebbe costruire e la ripresa post-pandemia è forse l’ultima occasione che abbiamo per cambiare la società e renderla più equa, attenta all’ambiente e rispettosa dei diritti di tutti. Prima che sia troppo tardi.

Il 2020 ci ha messo di fronte non solo alla difficoltà di gestire una pandemia ma ci ha visti alle prese con tanti problemi, iniziati fin da subito. Ricorderete certamente i devastanti incendi che hanno colpito l’Australia a gennaio e che hanno distrutto ettari di verde e ucciso miliardi di animali.

Quasi contemporaneamente dalla Cina, e precisamente da Wuhan, è arrivata la notizia che un nuovo virus si stava diffondendo e sembrava essere particolarmente insidioso e pericoloso. Era qualcosa di lontanissimo, o per lo meno ci sembrava, ma dopo poco il coronavirus è arrivato anche da noi, stravolgendo le nostre vite e mettendoci di fronte a tutte le contraddizioni della nostra società oltre che alle pesanti difficoltà del sistema sanitario.

In tutto questo è continuata la deforestazione dell’Amazzonia e lo scioglimento dei ghiacciai, le temperature da record e, nonostante il lockdown mondiale della primavera scorsa che aveva fatto sperare in un crollo dell’inquinamento, purtroppo le emissioni di C02 sono tornate a livelli altissimi. 

Nel 2020 tanti, troppi indigeni, hanno perso la vita battendosi per i propri diritti e le violazioni dei diritti umani sono ancora all’ordine del giorno in diverse parti del mondo.

Le cavallette hanno invaso mezzo mondo, a partire proprio dai luoghi già fragili, come l’Africa e il Sud America, mettendo a dura prova la sussistenza della popolazione già affamata. E lasciandoci ben intendere come un presagio che l’anno sarebbe stato davvero orribile.

Anche per quanto riguarda gli animali c’è ancora molto da fare: il covid-19 mutato negli allevamenti ha favorito lo sterminio di milioni di visoni in tutto il mondo (che sarebbero comunque morti per diventare pellicce) e, come se non bastasse, si è riaffacciata anche l’influenza aviaria.

Una buona notizia però c’è stata: l’Italia ha deciso di smettere di uccidere i pulcini maschi solo per il fatto di non essere utili a produrre uova negli allevamenti. Un primo passo avanti, una delle poche cose positive del 2020 sul fronte dei diritti degli animali.

Il coronavirus, tra l’altro, non ha fatto altro che aumentare disparità, ingiustizia sociale e problemi ambientali già esistenti. Però, a voler vedere il lato positivo di questa drammatica situazione, ci ha anche fatto riscoprire le piccole ma fondamentali cose della vita e a molti ciò è servito come spinta per un cambiamento positivo.

Prima o poi da questo momento difficile ne usciremo, facciamo in modo che un ciclo si concluda (non senza averci prima insegnato qualcosa) e che divenga il punto di riferimento per le cose che, da questo momento in poi, devono diventare prioritarie nella nostra vita.

Consideriamo poi che non tutto quello che desideriamo è davvero ciò che serve per farci crescere, anche dalla sofferenza possiamo imparare, se riconosciamo che in qualche modo è stata costruttiva all’interno del nostro percorso.

Non resta quindi che lasciare andar via, insieme al 2020, anche il cattivo umore e i sentimenti negativi che tutti abbiamo inevitabilmente provato.

Focalizziamoci, invece, sulla speranza che ritroveremo quello che abbiamo perso, ci riprenderemo le nostre vite, torneremo ad abbracciarci e ad “assembrarci” ma speriamo di farlo in un pianeta più sano e in una società più giusta ed equa per tutti.

“Non temete i momenti difficili. Il meglio viene da lì” Rita Levi Montalcini

Buon 2021!

 

Fonte: Greenme

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