Il genoma sequenziato all’ospedale militare del Celio: lui era appena tornato dal Regno Unito. Ma è stata la convivente la prima a scoprirsi positiva. Allarme anche per una donna atterrata a Bari.

Roma – Siamo di nuovo al Paziente 1. A dieci mesi esatti dall’individuazione del primo contagiato di Coronavirus a Codogno, adesso l’Italia scopre di avere, a Roma, il primo contagiato di Coronavirus versione inglese. Due giorni fa, infatti, nei laboratori del Dipartimento scientifico del policlinico militare del Celio è stato sequenziato il genoma del virus Sars-Cov-2 nella variante individuata nelle scorse settimane in Gran Bretagna, quella che ha un indice di trasmissibilità superiore tra il 50 e il 70 per cento rispetto alla versione non mutata. Il tampone analizzato è di una donna, italiana, la cui identità è tenuta riservata. In senso stretto non sarebbe lei la nuova Paziente 1, ma il suo compagno, che quattro giorni fa è tornato dal Regno Unito con un volo atterrato a Fiumicino. Lui ha contratto il virus all’estero e l’ha portato in Italia. Due contagiati dal virus mutato, dunque. Presumibilmente, non rimarranno gli unici, visto che c’è giù un terzo caso sospetto a Bari e lo screening di tutti i turisti rientrati dalla Gran Bretagna negli ultimi quattordici giorni è appena cominciato.

I due, a quanto risulta a Repubblica, stanno bene, non hanno sviluppato la malattia e non hanno sintomi particolari. “Il paziente e il suo convivente rientrato in Italia negli ultimi giorni – si legge in una scarna nota del ministero della Salute, attenta a mantenere l’anonimato dei soggetti – sono in isolamento e hanno seguito, insieme agli altri familiari e ai contatti stretti, tutte le procedure stabilite”. Non sono ricoverati al Celio, ma sono stati messi in isolamento fiduciario. Al momento tra i loro contatti sottoposti a tampone non sembrano essere state riscontrate altre positività, l’indagine epidemiologica, per ricostruire gli spostamenti della coppia, è in corso.
Dal poco che si riesce a ricostruire da fonti ministeriali, il quadro è questo: quando l’uomo è tornato dal Regno Unito aveva un leggero raffreddore ma non era febbricitante. Ha attaccato alla compagna (non è chiaro se i due sono sposati) il raffreddore. A quel punto lei ha fatto il test molecolare, che ha dato esito positivo. Il tampone è finito nel laboratorio dell’ospedale militare al Celio, che – da quando è scattato l’allarme della mutazione del virus – sta sottoponendo i campioni ad analisi genetiche. Esattamente come ha fatto anche all’inizio della pandemia, quando ha scoperto che il ceppo che aveva infettato l’Italia era lo stesso di quello Europeo, ma nel nostro paese aveva sviluppato delle variazioni “autoctone”.

Un altro allarme è arrivato ieri pomeriggio da Bari, dove è stata certificata una positività che ha allarmato gli infettivologi. Per comprendere di cosa si tratta, bisogna tornare indietro di 48 ore. A giovedì, quando all’aeroporto Karol Woitila di Bari è atterrato un aereo Ryanair da Londra. Il volo, era zeppo. Al passaggio al termoscanner, si è visto che una ragazza di 25 anni della provincia di Bari aveva la febbre. Gli operatori dell’Usmaf – l’Ufficio sanitario marittimo e aereo di frontiera – hanno chiesto spiegazioni e hanno capito il problema: la ragazza era nervosissima, voleva andarsene e quando è stata costretta a rispondere alle domande che le venivano poste ha ammesso che aveva avuto dei sintomi “para-influenzali” già in Inghilterra, che si era sottoposta a un tampone e che era partita prima di averne l’esito.
La spiegazione non ha convinto il Dipartimento di prevenzione che ha avviato accertamenti ordinando l’isolamento della ragazza, che si trova comunque in buone condizioni. Ieri pomeriggio il sospetto è stato confermato: positiva al Coronavirus. Nelle prossime ore il tampone verrà inviato all’istituto Zooprofilattico di Foggia per valutare se si tratta della “versione inglese”. Intanto però è cominciata l’indagine epidemiologica sugli altri passeggeri del volo: saranno convocati nelle prossime ore per essere sottoposti a tampone.

Fonte: La Repubblica.it

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