Signore e signori, qui non si scherza: sono gli stessi astronomi a non escludere, questa volta, un’origine davvero aliena del segnale radio captato dal Parkes Radio Telescope in Australia. Le spiegazioni per tale “rumore” potrebbero essere molte, ma in questa (rara) occasione non viene esclusa la possibilità che ci meraviglierebbe più di ogni altra.

Perché prendiamo in considerazione gli alieni? Le motivazioni sarebbero molteplici, ma prendiamo quelle fondamentali:

  • il segnale non può essere causato da un’interferenza con gli emettitori terrestri perché oggi gli scienziati dispongono di appositi apparecchi in grado di filtrarli
  • difficilmente la causa delle onde potrebbe essere uno delle migliaia di satelliti intorno al nostro pianeta; gli astronomi, su questa ipotesi, si dicono del tutto scettici
  • il “rumore” potrebbe avere cause naturali, come già accaduto in passato con le pulsar; eppure, in questa occasione, tale ipotesi ha poche chances di essere corroborata, poiché la potenza del segnale sarebbe dovuta essere mille volte più debole.

Ma da dove arriva questo elemento misterioso? La zona di partenza viene fatta coincidere con quella di Proxima Centauri, la stella, tra l’altro, a noi più vicina; questo “sole altro” fa inoltre capo a un pianeta che si sa per certo essere roccioso, fatto che confermerebbe ulteriormente la possibilità di trovare vita in questo luogo.

Tuttavia l’esperienza ci invita a essere cauti: sebbene si possa prescindere dalla maggior parte delle “normali” interferenze, non è escluso che il segnale possa infine essere ri-condotto a qualche variabile non considerata. Solo ulteriori studi e approfondimenti potranno confermare o smentire. Per ora, intanto, possiamo sognare di avere, finalmente, la conferma di non essere gli unici in questo infinito universo.

Credits to: https://www.facebook.com/NextSolarStorm/posts/3240651782705434

 

By Simone Chiani

Nato nel 1997. Viterbo. Diplomato al Liceo Psicopedagogico e laureato in Lettere Moderne. Autore dei libri Evasione (Settecittà, 2018) e Impronte (Ensemble, 2020).

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