Era considerato un genio delle start-up con grandi progetti, ma adesso è in carcere con le pesanti accuse di aver violentato e sequestrato per una notte nel suo appartamento una 18enne, mentre altre ragazze si fanno avanti per raccontare quello che avveniva sulla sua Terrazza Sentimento.

Nella sua prima vita, quando non era ancora sprofondato nell’abisso autodistruttivo della cocaina e delle violenze sessuali, Alberto Genovese credeva nel social giving back. “Il mio sogno è dare lavoro a centinaia di migliaia di ragazzi, sostenere le loro idee e trasformarle in imprese”, affermava quando aveva ormai raggiunto il successo imprenditoriale. Sembrava convinto, così dicono, dell’idea di dover restituire agli altri qualcosa della sua già sterminata ricchezza. Era un’altra vita, oltre dieci anni fa, quando dopo un master in Business Administration in Bocconi, lavora prima in Mc-Kinsey e Bain, poi entra in eBay e divide i giorni tra il lavoro in ufficio e le notti nel garage dove studia algoritmi e modelli finanziari. “Vorrei creare un portale delle borse di studio per chi non riesce a pagare l’università”, diceva agli amici.

Nel 2010 Genovese lascia il posto in azienda e crea Facile.it. Nelle prime apparizioni ai contest dove si presentano le start- up di mezzo mondo in cerca di capitali, come il Noah Conference del 2012 a Londra, appare con un sorriso incerto, come uno studente prima di un esame. Ma è lui a spiegare il nuovo business, accanto alle slide della sua creatura, Facile.it, che venderà per cento milioni. “Perché non sono andato a riposarmi?, mi domando ogni giorno”, dice in un’intervista a Forbes Italia. “A me appassiona vedere nascere e crescere un’impresa. Creare qualcosa che coinvolge centinaia di giovani come quelli che adesso lavorano nel nuovo hub”. Genovese parla alla rivista economica il 16 aprile 2020, sei mesi prima della notte dell’orrore, delle venti ore in cui tiene segregata una diciottenne nella sua camera da letto alla “terrazza sentimento”, il superattico a due passi dal Duomo.

Una storia molto diversa da quella che prova a vendere ai magistrati durante l’interrogatorio in carcere, poche settimane fa, dopo l’arresto per stupro, quando tenta la via di fuga dalle responsabilità, raccontandosi come un uomo fuori controllo, da tempo incapace di intendere il peso delle sue azioni. “Non lavoravo più, non accendo un computer da più di tre anni, non entravo neanche negli uffici della mia società”. La vittima ricorderà molto poco di quella interminabile notte di violenze, registrata integralmente dalle telecamere della stanza, mentre a pochi metri, dietro la porta chiusa, prosegue una festa traboccante di musica, coca e chetamina, con uomini quarantenni e ragazze più giovani. Come lei, la diciottenne che, stordita per la coca e la “droga dello stupro” che Genovese le fa consumare anche quando perde del tutto i sensi, viene ammanettata e abusata da incosciente, come se fosse – scrive il tribunale – una “bambola di pezza”.

Nella sua prima vita, quando non era ancora sprofondato nell’abisso autodistruttivo della cocaina e delle violenze sessuali, Alberto Genovese credeva nel social giving back. “Il mio sogno è dare lavoro a centinaia di migliaia di ragazzi, sostenere le loro idee e trasformarle in imprese”, affermava quando aveva ormai raggiunto il successo imprenditoriale. Sembrava convinto, così dicono, dell’idea di dover restituire agli altri qualcosa della sua già sterminata ricchezza. Era un’altra vita, oltre dieci anni fa, quando dopo un master in Business Administration in Bocconi, lavora prima in Mc-Kinsey e Bain, poi entra in eBay e divide i giorni tra il lavoro in ufficio e le notti nel garage dove studia algoritmi e modelli finanziari. “Vorrei creare un portale delle borse di studio per chi non riesce a pagare l’università”, diceva agli amici.

Nel 2010 Genovese lascia il posto in azienda e crea Facile.it. Nelle prime apparizioni ai contest dove si presentano le start- up di mezzo mondo in cerca di capitali, come il Noah Conference del 2012 a Londra, appare con un sorriso incerto, come uno studente prima di un esame. Ma è lui a spiegare il nuovo business, accanto alle slide della sua creatura, Facile.it, che venderà per cento milioni. “Perché non sono andato a riposarmi?, mi domando ogni giorno”, dice in un’intervista a Forbes Italia. “A me appassiona vedere nascere e crescere un’impresa. Creare qualcosa che coinvolge centinaia di giovani come quelli che adesso lavorano nel nuovo hub”. Genovese parla alla rivista economica il 16 aprile 2020, sei mesi prima della notte dell’orrore, delle venti ore in cui tiene segregata una diciottenne nella sua camera da letto alla “terrazza sentimento”, il superattico a due passi dal Duomo.

Una storia molto diversa da quella che prova a vendere ai magistrati durante l’interrogatorio in carcere, poche settimane fa, dopo l’arresto per stupro, quando tenta la via di fuga dalle responsabilità, raccontandosi come un uomo fuori controllo, da tempo incapace di intendere il peso delle sue azioni. “Non lavoravo più, non accendo un computer da più di tre anni, non entravo neanche negli uffici della mia società”. La vittima ricorderà molto poco di quella interminabile notte di violenze, registrata integralmente dalle telecamere della stanza, mentre a pochi metri, dietro la porta chiusa, prosegue una festa traboccante di musica, coca e chetamina, con uomini quarantenni e ragazze più giovani. Come lei, la diciottenne che, stordita per la coca e la “droga dello stupro” che Genovese le fa consumare anche quando perde del tutto i sensi, viene ammanettata e abusata da incosciente, come se fosse – scrive il tribunale – una “bambola di pezza”.

Fino all’arresto, Genovese è per gli estranei il genio delle start-up, l’imprenditore di successo con partecipazioni in sette società e cariche in nove. Ma quel Genovese non c’è più, i suoi amici lo sanno: “Faccio uso di cocaina ormai da quattro anni, è stata una spirale”, dice al gip Tommaso Perna l’8 novembre, il giorno dopo l’arresto d’urgenza su ordine del procuratore aggiunto Letizia Mannella e del pm Rosaria Stagnaro, che temevano la sua fuga in Sudafrica. “Ogni volta che mi drogo ho allucinazioni, faccio cose di cui non ho il controllo, non ho percezione del limite esatto tra legalità e illegalità”.

Esiste una vita nell’ombra, il denaro con cui Genovese aveva finanziato il suo sogno serve ad alimentare ossessioni sempre più estreme. Le feste sono party esagerati da 150 mila euro a serata. I viaggi trasformati in eventi a bordo del jet privato verso Ibiza e Formentera, Bali e il Brasile. Un piccolo pianeta dorato di amici, dj, pierre, startupper, modellari, modelle e aspiranti tali, che ruota intorno a lui, una sorta di re sole in mezzo alla corte che lo venera e asseconda in ogni eccesso, che si abbevera al suo denaro, che sniffa la coca purissima offerta a chiunque su piatti d’argento. E c’è un cerchio magico, che comprende cinque o sei figure. Come l’inseparabile Daniele Leali, Danny the voice, un po’ dj un po’ imprenditore della notte. Distribuiva lui la cocaina alla festa, raccontano le amiche della vittima. “C’era della droga, due piatti a disposizione per tutti. Li ha portati vicino al bar Daniele Leali, in uno c’era 2CB, la “coca rosa”, nell’altro “Calvin Klein”, che è chetamina mischiata con cocaina, erano stati messi a disposizione per tutti, gratuitamente ovviamente. Credo che tutti si aspettassero che Leali la portasse in sala, nessuno si è sorpreso della cosa”. Con un’impresa cancellata e un’altra in liquidazione in Italia, Leali – ora indagato per spaccio – si ritrova a gestire il Tipic Club a Formentera, l’Aplaya Beach bar a Boracay nelle Filippine, il Prima cafè di Prima assicurazioni, la società di cui l’ex imprenditore ha tuttora la maggioranza.

E poi c’è Sarah B., la fidanzata di Genovese, complice o succube del compagno di venti anni più grande, accusata di concorso in violenza per il secondo stupro di Ibiza, nella vacanza tra l’1 e il 12 luglio. “Alberto e Sarah mi hanno invitato in camera per fare un’altra striscia di cocaina e io li ho seguiti – ricorda la ventitreenne – Mi sono fidata perché oltre a me e ad Alberto c’era anche lei. In camera ho tirato una striscia di droga di colore rosa che pensavo fosse 2CB, poi non ricordo più nulla”. Il giorno dopo la ragazza si ritrova con dolori e lividi su tutto il corpo. “Ho avuto la sensazione di aver subito un rapporto sessuale”. Genovese non le rivolge lo sguardo, Sarah le chiede scusa, Leali le parla. “Si è seduto sul letto vicino a me e mi ha detto che loro si preoccupano, non solo per me ma anche per Alberto… sanno che lui esagera e che come amico… lui e gli altri gli dicono che esagera ma che dall’altro canto io non ero una bambinetta sprovveduta… diceva “noi proviamo ad aiutarlo ma non possiamo fare molto””. Perché quel mondo di feste estreme e di violenze doveva restare se non segreto, protetto, per poter proseguire. Sino alla notte del 10 ottobre, quando le volanti della questura incrociano la diciottenne seminuda in fuga dalla “terrazza sentimento”. Il sole si oscura, arrivano altre denunce in Procura e altre testimonianze agghiaccianti invadono le tv, mentre le cariche societarie vengono in fretta revocate, i profili online degli amici si blindano, i video delle feste sono cancellati. Il re non è più in terrazza, ma a San Vittore, e i sudditi sono allo sbando.

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