Il Nipah, un virus che affligge da anni alcune regioni dell’Asia, le pandemie di SARS (2002), MERS (2012), CoViD-19: le lezioni che non abbiamo imparato.

Uccide tre quarti degli infetti, è conosciuto da vent’anni ma non ha ancora né un vaccino né una cura: è il virus Nipah (NiV, Nipah virus), un patogeno zoonotico (ossia che ha fatto il salto di specie, o spillover, da animale a uomo) che affligge la popolazione asiatica, in particolare il Bangladesh.

Il Nipah e il SARS-CoV-2, il virus che causa la CoViD-19, hanno alcuni punti in comune: sono entrambi virus generalisti (possono infettare diverse specie animali) e sembrano derivare dai pipistrelli. Partendo da uno studio pubblicato su PNAS, che indaga le origini di Nipah, Stephen Luby, uno degli autori, ci aiuta a capire in che modo questo virus esotico e lontano ci può insegnare qualcosa sul SARS-CoV-2 e sulla covid.

CONVIVENZA FORZATA. Come la covid, l’infezione da Nipah virus è il prodotto di una società che sfrutta sempre di più le risorse del territorio, distruggendo habitat e costringendo gli animali selvatici a vivere più a contatto con gli umani. In Bangladesh il contagio avviene attraverso la linfa della palma, bevanda di cui sono ghiotti i pipistrelli Pteropus medius, che la infettano durante la raccolta, e i bengalesi che si ammalano. «I cambiamenti che l’uomo ha apportato all’ambiente hanno aumentato l’interazione tra umani e pipistrelli», spiega Luby: «questi ultimi sembrano preferire i territori antropizzati, probabilmente per la maggior facilità con cui trovano cibo, come la linfa della palma.»

SALTO DI SPECIE. I virus esotici come il Nipah ci sembrano lontani: non li vediamo come una minaccia. Ma se è vero che l’infezione da Nipah è (per ora) circoscritta a un’area ristretta dell’Asia, è anche vero che la covid ci ha insegnato che un salto di specie locale, complice la globalizzazione, può trasformarsi in una pandemia mondiale.

Per questo, sottolinea Luby, è fondamentale prevenire il rischio di futuri spillover anche attraverso l’imposizione, se necessario, di nuove regole: «Se la Cina, a seguito delle pandemie di SARS nel 2002 e MERS nel 2012, avesse chiuso tutti i suoi mercati di animali vivi, il 2020 si sarebbe potuto concludere in modo ben diverso», sottolinea Luby. Nell’ambito della prevenzione, lo studio suggerisce anche di evitare per quanto possibile il contatto con i pipistrelli, troppo spesso fonti di nuovi virus: nel caso di Nipah, ad esempio, potrebbero essere utili delle protezioni in bambù durante la raccolta della linfa della palma, per impedire che i pipistrelli si avvicinino al liquido, contaminandolo.

 

Fonte: Focus

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