“I was shot…”. Dopo che Mark David Chapman sparò a John Lennon, l’ex Beatles riuscì a stento a raggiungere, sanguinando, la guardiola della sicurezza e a pronunciare quella sua ultima frase prima di perdere i sensi.

“Mi hanno sparato”, disse quella sera dell’8 dicembre 1980. Aveva compiuto quarant’anni due mesi prima, il 9 ottobre. E quarant’anni esatti sono trascorsi da quel giorno che sconvolse il mondo.

Con la morte di John Lennon fu colpita anche una generazione che era cresciuta nutrendosi degli ideali di non violenza che ispirarono anche il suo album di maggior successo, ‘Imagine’ (1971), il cui singolo omonimo divenne un inno internazionale del pacifismo.

“I was shot…”, disse lui quella sera.  “I Just Shot John Lennon” (“Ho appena sparato a John Lennon”), disse invece Mark David Chapman, una confessione cinica e fredda. Poco prima dell’agguato, Lennon era in compagnia della moglie Yoko Ono: i due stavano rientrando nel loro appartamento all’interno del Dakota Building, proprio di fronte ad uno degli ingressi a Central Park sulla 72/a strada, dopo una giornata fitta di impegni. Poche ore prima avevano posato per la celebre fotografa di ritratti Annie Leibovitz che era stata a casa della coppia per realizzare un servizio fotografico per la copertina del Rolling Stone. In quell’occasione scattò la famosissima foto in cui Lennon completamente nudo in posizione fetale abbraccia e bacia la Ono, invece completamente vestita di nero.

Alle 22.50 circa ora di New York, Chapman si avvicinò all’ingresso del Dakota Building. Dopo l’ingresso di Lennon e Ono, tirò fuori una pistola calibro 38 e sparò cinque colpi di pistola. L’artista fu immediatamente portato da una pattuglia della polizia al Roosevelt Hospital, dove fu dichiarato morto alle 23.15. Nel 1969 Lennon aveva detto: “Non ho paura di morire, sono preparato alla morte perché non ci credo. Penso che sia solo scendere da un’auto per salire su un’altra”.
Dopo aver sparato Chapman non scappò via, ma rimase sul luogo del delitto aspettando la polizia e leggendo Il giovane Holden (The Catcher in the Rye), romanzo del 1951 scritto da J. D. Salinger. Fu accusato di omicidio di secondo grado e dichiaratosi colpevole fu condannato ad un minimo di 20 anni al massimo dell’ergastolo. Nel 2000, scontato il minimo della pena, si è visto rifiutare la richiesta di scarcerazione sulla parola.
Il 27 agosto 2020 per l’undicesima volta la commissione giudicante dello stato di New York ha negato a Chapman la libertà condizionata.
Quarant’anni dopo l’uccisione di Lennon resta ancora un mistero, nonostante Chapman abbia detto che da fervente cristiano voleva liberarsi del musicista che aveva sostenuto che Dio era solo un concetto. Sempre secondo una sua testimonianza voleva sbarazzarsi dell’uomo più famoso al mondo per liberarsi della sua depressione cosmica.
Tuttavia quarant’anni dopo il mito di John Lennon continua ad ispirare generazioni. Rimane una delle più potenti icone mai prodotte dalla cultura popolare, un uomo che grazie alle musica e al suo impegno per la pace ha cambiato il mondo. Quest’anno, a causa della pandemia, non sono previsti tributi a New York per commemorare il quarantesimo anniversario della scomparsa.

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