Che differenza c’è tra carica virale, rilascio virale e infettività? E perché la CoViD-19 è stata così difficile da arginare, rispetto a SARS e MERS?

La cosa più saggia da fare in caso di sospetti sintomi da CoViD-19 è isolarsi prontamente da tutti e avvisare i contatti più stretti dei giorni precedenti di fare altrettanto. Il perché questa sia un’efficace strategia di contenimento lo spiega una ricerca pubblicata su Lancet Microbe, che ha cercato di stabilire quando un individuo positivo alla covid sia maggiormente contagioso.

Nella loro revisione sistematica di decine di studi sulla CoViD-19 e di un piccolo gruppo di ricerche su SARS e MERS, i ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università di St Andrews (Scozia) si sono concentrati su tre parametri in particolare: la carica virale, ossia la quantità di virus presente nell’organismo e le sue variazioni nel corso della malattia; rilascio virale o viral shedding, cioè l’espulsione di particelle virali quando si parla, tossisce, starnutisce o respira, che non equivale per forza all’infettività; e la presenza di virus vitale nei campioni esaminati, un buon indicatore dell’infettività di un paziente in quel preciso momento.

SIGNIFICATI DIVERSI. Anche nei pazienti con sintomi lievi, la carica virale ha raggiunto il suo picco molto presto nella gola e del naso (i punti dove si annida il coronavirus SARS-CoV-2 e dove si effettuano i tamponi). La quantità di virus in corpo risultava massima tra il primo e il quinto giorno dall’inizio dei sintomi. Le tracce genetiche di virus nella gola o nelle feci tendono a essere rilevabili per settimane, ma questo processo è normale e non c’entra con l’infettività; non c’è infatti praticamente mai traccia di virus vitale nei campioni prelevati dopo il nono giorno dall’inizio dei sintomi.

LA FINESTRA PIÙ PERICOLOSA. Quindi, anche se alcune persone che hanno contratto la malattia in forma grave o che hanno un sistema immunitario già compromesso possono disperdere tracce genetiche del virus per settimane, difficilmente dopo la seconda settimana si tratterà di frammenti virali contagiosi. Il massimo dell’infettività si verifica nei giorni appena prima della comparsa dei sintomi e nei cinque giorni successivi, come confermato da diversi studi di contact tracing.

PRECAUZIONE NECESSARIA. La carica virale della SARS, la sindrome respiratoria acuta grave causata dal virus SARS-CoV, ha un picco tra il decimo e il quattordicesimo giorno dall’inizio dei sintomi. Quella della MERS, tra il settimo e il decimo giorno: a questo punto, il paziente è già stato ricoverato o isolato. Ecco perché queste altre due gravi malattie da coronavirus sono risultate più facili da arginare rispetto alla CoViD-19, che è maggiormente contagiosa quando ancora i positivi non sanno di esserlo o non hanno ancora effettuato un tampone. In molti casi, quando si riceve l’esito dell’esame si è ormai fuori dal periodo di massima infettività: ecco perché è buona norma isolarsi ancora prima di sottoporsi al test e comunque prima di ricevere una risposta.

 

Fonte: Focus

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