Walter Pasini è stato per vent’anni il volto dell’Organizzazione mondiale della sanità. Esperto di malattie importate, ossia di infezioni e virus contratti nei viaggi all’estero, era la figura a cui noi cronisti a digiuno di epidemie ci rivolgevamo quando volevamo capire qualche cosa di malaria o di malattie sconosciute in Italia.

Fratello di Willy, sessuologo cui negli anni Ottanta era d’obbligo rivolgersi per capire i comportamenti degli italiani in camera da letto, diciamo che era un’autorità. Negli ultimi anni lo avevo perso di vista, anche perché, costretto a occuparmi di leggi elettorali, di Renzi e di Conte, non mi si era più presentata l’occasione di approfondire i temi in cui Pasini era super competente. Così l’altro ieri, quando un numero sconosciuto mi ha raggiunto sul cellulare, ho faticato a capire con chi stessi parlando. La voce non mi era nota ed essendo impegnato in una riunione di redazione per preparare l’edizione de La Verità non ho neppure sentito il cognome. Le uniche cose che ho percepito sono state che il mio interlocutore era un medico e che voleva scrivere qualche cosa a proposito dell’Oms e degli errori commessi durante la pandemia.

Confesso: avevo fretta di liberarmi, perché ero in ritardo e il giornale doveva essere impostato. Dunque ho fornito la mia mail e ho aggiunto che avrei letto l’articolo che mi sarebbe stato inviato, senza impegnarmi alla sua pubblicazione. Solo ieri ho capito con chi avevo a che fare, ossia con il medico che meglio di qualsiasi altro conosce l’Oms e sa come negli ultimi anni sia caduta in basso. Soprattutto, ho compreso quante balle ci siano state raccontate negli ultimi dieci mesi, cioè da quando l’epidemia di coronavirus ci ha colpito, uccidendo quasi 60.000 persone. L’articolo di Walter Pasini lo trovate in questa pagina. Se avrete la pazienza di arrivare fino in fondo, scoprirete perché l’Onu della salute ci abbia messo così tanto ad avvisarci dei pericoli che correvamo a causa del virus diffusosi in Cina.

In particolare, vi sarà chiaro perché, dopo aver ricevuto abbondanti rassicurazioni da parte del governo circa la preparazione delle nostre strutture sanitarie di fronte al Covid-19, in realtà ci siamo scoperti indifesi, senza posti letto di terapia intensiva, senza camici né mascherine chirurgiche. Mentre il ministro della Salute, Roberto Speranza, in tv si mostrava ottimista e il presidente del Consiglio si faceva intervistare nei talk show ostentando tranquillità, nelle retrovie che avrebbero dovuto organizzare un piano per fronteggiare l’emergenza non c’era alcuna direttiva. Sì, in questi giorni era già emerso il mancato aggiornamento delle misure per contenere
l’epidemia, ferme addirittura a 14 anni fa. Grazie a un’inchiesta di Report si era capito che il governo e anche il rappresentante italiano dell’Oms si erano dati da fare per nascondere all’opinione pubblica la realtà, pur essendone perfettamente a conoscenza. Oggi però, a confermare tutto ciò, è Walter Pasini, uno che conosce bene  l l’Organizzazione mondiale della sanità e ancor meglio sa come si affrontino le malattie che ci arrivino da Paesi stranieri.

Nell’articolo che pubblichiamo, il professore descrive anche come l’Onu della salute sia praticamente diventata una succursale di Pechino e dunque ci sia poco da fidarsi delle sue indicazioni. Fin dall’inizio, abbiamo avuto la sensazione che l’Oms fosse più preoccupata di difendere gli interessi cinesi dalle ricadute del coronavirus che la popolazione mondiale dal contagio. Troppo lenta la dichiarazione dello Stato di pandemia, troppo deboli le richieste di chiarimento nei confronti del regime guidato da Xi Jinping. Pasini spiega che da anni l’Organizzazione mondiale della sanità è genuflessa nei confronti della Cina. Gli alti funzionari della Repubblica popolare influiscono sulle nomine dei vertici dell’Oms, avendo ormai messo piede in Africa e dunque scoprire che cosa sia accaduto a Wuhan, se il Covid sia oppure no un virus costruito in laboratorio da una potenza che ha ambizioni di dominare il mondo non solo economicamente, è cosa praticamente impossibile.

Tuttavia, se si può dire addio ai desideri di far luce su una pandemia che sta mietendo centinaia di migliaia di morti e ha contagiato il mondo, c’è qualche cosa che non solo si può chiarire, ma che è assolutamente indispensabile fare. Pasini dice che il piano pandemico non veniva aggiornato da anni e dunque certifica l’impreparazione del nostro Paese di fronte al coronavirus. Certo, i funzionari dell’Oms possono invocare l’immunità diplomatica, ma i nostri governanti no. Loro hanno il compito di chiarire e di spiegarci perché non avevano mascherine, guanti, camici e, soprattutto, posti letto per malati gravi. Non sono un patito delle commissioni parlamentari d’inchiesta, ma
fossi nei panni dei leader dell’opposizione, passato Natale e calata la pressione nelle terapie intensive degli ospedali, chiederei l’istituzione di una bicamerale che faccia luce su errori e bugie di uno dei peggiori anni della nostra storia. Sessantamila morti non possono essere dimenticati senza un perché o rassegnandoci a una conferenza stampa con le domande truccate.

FONTE: La Verità.it

«I ministri hanno ignorato gli allarmi sulla mancanza dei piani pandemici»

Secondo l’ex direttore di un Centro, collaboratore dell’Oms, «quando se ne parlava la cosa non veniva presa seriamente».

Fin dai primi giorni dell’epidemia da Covid-19 in Italia era apparso chiaro che il nostro Paese non disponeva di alcun piano di preparazione e risposta ad un evento pandemico. A tutti era apparso chiara l’impreparazione, il disorientamento, la confusione con cui si cercava di reagire ai primi casi del nuovo coronavirus che aveva già provocato un’estesa epidemia in Cina. La mancanza di attribuzione immediata dei ruoli tra istituzioni, l’assenza di scorte di dispositivi di protezione individuale per il personale sanitario, la mancanza di preparazione dei medici, l’afflusso indiscriminato dei malati ai pronto soccorso, l’assenza di percorsi specifici per i malati Covid negli ospedali, la mancanza di posti letto e di ventilatori nelle terapie intensive, la mancata assegnazione di zone rosse, l’arbitrarietà delle cure mediche prestate, hanno inciso profondamente sulla morbilità e la mortalità dell’epidemia nel nostro Paese.

Perché l’Italia avrebbe dovuto avere un piano pandemico? Perché a cominciare dai primi anni di questo secolo, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sollecitava gli Stati membri a dotarsi di un piano organizzativo per far fronte a un’eventuale, ma molto probabile pandemia influenzale. Nel mio ruolo di direttore del centro collaboratore Oms per la Travel medicine, carica che ho ricoperto dal 1988 al 2008 (5 mandati quadriennali) ho partecipato a vari incontri al Ministero finalizzati alla predisposizione delle basi di un piano pandemico, ma in ognuna delle circostanze avevo notato come la cosa non fosse presa troppo seriamente dagli stessi funzionari del Ministero.

Il rapporto del centro Oms di Venezia, collegato all’Ufficio regionale dell’Oms con sede a Copenaghen, aveva sottolineato che il piano del 2006 non era stato mai aggiornato, meno che mai nel periodo 2014-2017 durante i quali l’attuale assistent director general dell’Oms, Ranieri Guerra, era direttore generale della Prevenzione al ministero della Sanità. Ma questo piano non era stato colpevolmente aggiornato anche negli anni precedenti e successivi, quando altri funzionari hanno ricoperto quel ruolo. Poi nessuno finora ha messo in evidenza le responsabilità politiche di tale mancanza, la responsabilità cioè dei ministri della Sanità che si sono succeduti dal 2006 ad oggi. Nessuno o nessuna di loro è stato chiamato/a a rispondere per tale grave inadempienza.

Viene da chiedersi ora perché l’Oms che aveva in modo lungimirante prevista una pandemia, anche se influenzale e non da coronavirus, abbia compiuto così tanti errori nella gestione della pandemia da Covid-19. Il motivo sta nel fatto che l’Oms almeno fin dal 2006, da quando cioè la cinese Margaret Chan ha assunto il ruolo (ricoperto fino al 2017) di direttore generale, è un’agenzia in cui la Cina ha un’influenza preponderante. Il direttore generale successivo, l’etiope Tedros Gebrayesus, è stato eletto grazie all’azione diplomatica della Cina e persegue una politica filocinese. La Cina utilizza l’Oms per accrescere il suo potere e il suo prestigio e la sua influenza sui Paesi del terzo mondo, specie africani.

L’Oms non ha mai criticato la Cina per i ritardi con cui ha comunicato quando, dove e come è iniziata in Cina l’epidemia da Covid-19. Tale ritardo è stato di fondamentale importanza per la diffusione dell’epidemia e della sua trasformazione in pandemia. Si ricorderà come la Cina abbia chiuso la Città di Wuhan e la provincia dell’Hubei solo verso la fine di gennaio dopo aver lasciato uscire almeno 5 milioni di abitanti che nel frattempo hanno diffuso il contagio in tutto il mondo.  Di fronte ad una situazione di simile gravità, l’Oms invia in Cina una sua delegazione di esperti solo alla fine di febbraio 2020, non subito come si usa abitualmente. Perché? È stato per negligenza o perché la Cina ha impedito loro l’invio della delegazione? Il rapporto che l’Oms redigerà dopo il sopralluogo sarà un elogio sperticato di come la Cina abbia gestito la pandemia e di come si sia adoperata per limitarne la diffusione globale, capovolgendo la verità dei fatti.

L’Oms si è spesso contraddetta sull’importanza dell’uso delle mascherine, della distanza, dei tamponi per la ricerca dell’Rna virus. Molto ambigua è stata anche la posizione dell’Oms in merito all’origine del virus. Si sa che a fine maggio vi è stato un incontro tra alcuni funzionari Oms ed esperti cinesi per mettere a punto un programma di lavoro finalizzato alla ricerca dell’origine del virus a cui solo mesi dopo è seguito un altro incontro in remoto. Troppo poco.

Viene da chiedersi infine perché la politica così spudoratamente filocinese non sia stata sufficientemente criticata dagli Stati membri. Forse per non inimicarsi la Cina?
Sappiamo che il nostro Paese ha recentemente elargito dieci milioni di euro all’Oms oltre al budget annuale. È stato solo per il video spot Oms dove veniva elogiata l’Italia per la sua risposta al Covid? Non credo. Forse è perché non è stata fatta finora un’analisi seria del ruolo dell’Oms in questa pandemia. Eppure non può finire così. L’Oms deve sottoporsi seriamente a una critica severa del proprio operato e gli attuali dirigenti devono rassegnare le dimissioni per lasciare che l’Oms diventi una organizzazione internazionale indipendente. Durante questa emergenza sanitaria internazionale abbiamo compreso come vi sia l’assoluta necessità di una leadership sanitaria internazionale, ma di una leadership di grande spessore scientifico e di assoluta imparzialità politica.

Walter Pasini, Direttore Centro di Travel medicine and global health, già direttore Centro collaboratore Oms per la Travel medicine.

One thought on “Errori e menzogne sul Covid. È l’ora di far luce”
  1. L’OMS ha taciuto e coperto le colpe della Cina sin dall’inizio della pandemia ed in Italia se ne era a conoscenza già dai primi di febbraio. Che non ci fosse un piano antipandemico aggiornato oltre il 2006 era già emerso da allora, ma subito messo a tacere dai politici, sia precedenti che attuali. Ma anche le varie testate giornalistiche hanno chiuso un occhio e forse tutte e due. Nessuna responsabiltà pregressa e futura. Tutto va bene per l’attuale ministro della salute. Ma i morti aunentano ed in percentuale sono i più numerosi nel mondo. Nessuno si chiede il perchè. Eravamo impreparati ad affrontare una pandemia e lo siamo ancora. Però si continua a difendere la Cina sotto l’egida dell’OMS, Cina che peraltro è quella che sta traendo i maggiori profitti da questa situazione. Ma tutti tacciono, OMS compresa. Figuriamoci poi quando arriveranno i vaccini Anti-Covid in Italia, cosà succederà, dato che anche il piano vaccinazione è in mano a chi finora non ha mostrato illuminanti competenze in campo sanitario.

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